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EMOZIONI SULLA SCENA DI FRANCA BONATO
Il teatro come educazione emotiva per bambini e adolescenti
EMOZIONI SULLA SCENA DI FRANCA BONATO admin
admin - mercoledì, 22 febbraio, 2017
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di Laura Bonelli



Il teatro è una delle risorse più importanti per l’educazione dei bambini e degli adolescenti. Franca Bonato, regista, autrice e attrice di Patatrac Teatro scrive l’interessante saggio “Emozioni sulla scena – Educazione emotiva e teatro” (Edizioni Centro Studi Erickson) in cui approfondisce e spiega le dinamiche utili alla conoscenza delle proprie emozioni attraverso di esso.


L’autrice è pedagogista e direttore di psicodramma classico. Dal 1988 si occupa di formazione, di teatro educativo nelle scuole di ogni ordine e grado, di teatro sociale con soggetti disabili, psichiatrici presso centri di riabilitazione, comunità, A.S.L.

Dal 1989 fonda la compagnia Patatrac Teatro e gestisce una scuola di teatro per ragazzi.  Dal 2006 fa parte della direzione del Centro Artistico Opificiodellarte, ora sede della Scuola di Teatro Educativo, dove sono attivi anche percorsi di danza, di musica e canto finalizzati al benessere e all’integrazione sociale.

 

In che modo il teatro può aiutare i bambini a conoscere le proprie emozioni?

Il Teatro è ricco di sfaccettature: fare teatro, vedere teatro, storia del teatro ed anche drammatizzazione, animazione, gioco, cura, rito ecc. A mio avviso, all’interno di questo vastissimo panorama la dimensione emotiva, ne costituisce la base. Questo è stato esposto ampiamente nel mio libro: Emozioni sulla scena. Educazione emotiva e teatro. Ed. Erickson.

Le emozioni sono l’essenza del teatro. L’attore teatrale si sottopone ad un impegnativo training per cogliere le sfumature dell’animo umano al fine di riuscire ad interpretarle in una messa in scena finalizzata ad emozionare il pubblico; ed infine durante la rappresentazione egli si trova a provare sulla propria pelle il flusso delle emozioni che va dalla platea al palcoscenico. L’essere sul palcoscenico implica percepire ed essere condizionato da una corrente emotiva biunivoca che si sviluppa durante tutta l’azione e coinvolge entrambe le polarità: pubblico e attori.  Considerando questi presupposti generali si comprende come il teatro da sempre ha offerto meravigliosi strumenti per aiutare a conoscere le emozioni, non è un caso che esso abbia nutrito anche il mondo della psicologia.  

A partire dagli anni ’7080 del secolo scorso, si è sviluppata una ricerca teatrale indirizzata all’infanzia che ha visto impegnati artisti e pedagogisti. Questo lavoro pratico e teorico ha portato a sviluppare non solo produzioni teatrali attente alle tematiche infantili, ma anche un nuovo pensiero didattico e metodologico rivolto ai bambini. Attualmente il teatro per ragazzi professionale offre modalità e strumenti non solo utili, ma direi necessari per aiutare i ragazzi a conoscere ed esplorare il proprio mondo emotivo. Se un’adeguata educazione sentimentale, oggi più che mai, si rivela necessaria per vivere serenamente all’interno della società, sfuggendo al rischio sia di percepire l’altro come un potenziale nemico sia di congelarsi nell’indifferenza emotiva;  allora il gioco del teatro dovrà necessariamente trovare uno spazio appropriato all’interno dei percorsi educativi, formativi e didattici

 

Uno degli "esercizi" del laboratorio teatrale è quello dello specchio. Che cosa sviluppa?

Vi sono prassi teatrali divertenti e semplici, che in realtà nascondono una grande sapienza, e sono un utilissimo strumento per esplorare l’animo umano. L’esercizio dello specchio può essere uno di questi, la semplice azione di imitazione dell’altro rimanda sempre ad una lettura emotiva: Io ti vedo e ti sento... che sono elementi indispensabili per poter agire insieme. Lo specchio è quindi la capacità di guardare l’altro e di sentirlo, aspetti fondamentali per sviluppare l’intersoggettività ovvero dare spazio alle idee personali, rispettose dell’altro. Rispetto legato alla comprensione che ciascuno ha un proprio modo di percepire e di sentire il mondo e perciò sviluppa una visione particolare, che ha il diritto di essere guardata, ascoltata ed avere un proprio spazio espressivo. All’interno del laboratorio di teatro educativo la funzione di specchio è utile all’espressione creativa, poiché apre al pensiero divergente ovvero alla possibilità di comprendere che ogni situazione può presentare una vasta gamma di soluzioni alternative. Sono infiniti i modi di realizzare una storia, di sviluppare un personaggio, di creare una messa in scena.

Ogni gioco teatrale, così come l’esercizio dello specchio, diviene importante poterlo comprendere appieno per poterlo scegliere e inserire all’interno del percorso che intendiamo sviluppare con il gruppo, e all’obiettivo che desideriamo raggiungere.

 

 Il laboratorio teatrale può aiutare il bambino o l'adolescente a superare blocchi o difficoltà personali o sociali?

Il laboratorio teatrale è uno strumento privilegiato che consente, attraverso il gioco e la creatività, di riconoscere a migliorare l’autoconsapevolezza ed imparare a gestire le emozioni. È inoltre uno spazio affettivo che accoglie i ragazzi e consente loro di sviluppare relazioni autentiche, tutto ciò è fondamentale in ambito educativo.

Gioco e creatività sono le due parole chiavi che consentono di sperimentarsi (nel qui ed ora della scena) e di creare infiniti mondi e personaggi, espressione di incubi e di sogni, ma anche della realtà quotidiana, all’interno di un progetto teatrale che deve avere come obiettivo aiutarli a definirsi per crescere. Ma, come ho sempre ripetuto in questi anni, esso è uno strumento educativo-artistico, che non si può sostituire e curare psicopatologie, è un supporto molto utile, non una medicina.

 

Nella sua esperienza quali risultati positivi ha potuto evidenziare?

Il primo risultato consiste nel aver cresciuto generazioni di bambini che oggi, divenuti genitori, hanno accompagnato i loro figli a fare l’esperienza di teatro, perché a loro “è servita molto”  e  resta “uno dei luoghi più amati della loro infanzia”.  Positivi sono pure i riscontri di insegnati e di psicoterapeuti che da 30 anni ci inviano i loro allievi o pazienti. In questi casi i risultati positivi sono legati a testimonianze personali e professionali, che purtroppo risultano difficilmente quantificabili.  La nostra società oggi necessita di quantificare il miglioramento emotivo che i laboratori di teatro educativo producono negli allievi, per fare ciò divien necessario dotarsi di sistemi di verifica testabili.  Nel futuro, collegandosi anche agli interessanti successi delle neuroscienze,  si potranno ideare attività di controllo e monitoraggio emotivo finalizzate a dimostrare la validità dell’esperienza di teatro educativo.

Nella nostra quotidiana esperienza nelle scuole delle Provincia di Biella, quest’anno abbiamo elaborato e stiamo applicando un semplice sistema di osservazione e vedremo alla fine dell’anno scolastico i risultati che emergeranno.

 

 Come viene percepito il teatro nelle varie età? 

Il laboratorio di teatro viene sicuramente percepito in modo differente dagli allievi a seconda della maturità emotiva, ciò implica diverse modalità di approccio sul piano educativo, relazionale e tematico. Le attività didattiche presso il nostro Centro sono pertanto organizzate in percorsi didattici strutturati su più livelli secondo l’età degli allievi. 

I percorsi per gli allievi più piccini, si presentano come un’esperienza magica in cui domina Fata Fantasia, capace di trasformare ogni cosa; dopo i 6 anni di età l’esperienza magica diventa un viaggio, ovvero un’esplorazione che si basa su ipotesi fantastiche. Infine, con i bambini più grandi, il percorso di teatro diviene un argomento da sviluppare attraverso il fare creativo, per acquisire le competenze necessarie a diventare protagonisti sul palcoscenico della vita.

Per gli adolescenti, il lavoro teatrale acquista  caratteristiche che potremmo definire più tecniche. L’adolescente presenta, infatti,  tratti ambivalenti: da un lato vi è in lui ancora il desiderio di gioco corporeo con caratteristiche infantili, dall’altro ha bisogno di confrontarsi con il modo adulto, sfidandolo su un piano razionale e creativo. Tale sfida si manifesta anche come necessità di trovare competenze e rigore tecnico, che costituiscono un binario sicuro contro imbarazzi, la paura di mettersi in gioco e il timore di regressioni infantili. Il lavoro teatrale con gli adolescenti necessita della capacità del conduttore di saper accogliere molte istanze, egli dovrà essere capace di: accettare il bisogno di scontro – confronto che implica il misurarsi con inevitabili attacchi all’autorità che egli esercita;  saper offrire spazi confidenziali; saper mediare tensioni e sbalzi emotivi che determinano incostanza nell’impegno assunto.  





                           
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