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Nella sfida elettorale tra Navarro e Friscia la Massoneria ci mise lo zampino
Nella sfida elettorale tra Navarro e Friscia la Massoneria ci mise lo zampino admin
admin - domenica, 22 gennaio, 2017
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di Piero Meli       


Il potente apparato politico-massonico di Saverio Friscia contro Navarro della Miraglia

Storie di sempre nella Sicilia di sempre. Imbrogli, dicerie e corruzione alle elezioni del 1880. Il 16 maggio 1880, domenica, avevano luogo le elezioni del nuovo parlamento italiano.


Proprio in quel giorno a Sambuca-Zabut si celebrava la festa della patrona, la Madonna dell’Udienza. Ma l’aria che si respirava in paese non era quella delle grandi occasioni. C’era qualcosa che annuvolava la ricorrenza, un che di frenetico che percorreva ogni strada che non poteva essere scambiato per i preparativi religiosi.


Il paese era in subbuglio; si capiva. Ma c’era un motivo.

A fronteggiare Saverio Friscia della lista di Sinistra nel collegio di Sciacca ci provava per la seconda volta lo scrittore sambucese Emanuele Navarro della Miraglia, della lista dei moderati, che nutriva, questa volta, buone possibilità per sconfiggere il saccense, tanto più che nelle ultime elezioni, quelle del 1876, Friscia era stato eletto per il rotto della cuffia, per appena tredici o quattordici voti.


Ma sarà proprio questa circostanza che farà riflettere e farà correre ai ripari l’onorevole Friscia, aiutato immensamente dal capovolgimento di fronte che nel 1876 aveva portato la Sinistra di Depretis al governo. E la Sinistra non aveva avuto scrupoli a piazzare nei posti chiave i propri uomini, mettendo in piedi un apparato clientelare estremamente efficiente.


A ciò si aggiunga la grande influenza del potere massonico che aveva deciso e diretto la rivoluzione garibaldina. E Saverio Friscia, medico omeopatico, “repubblicano spinto”, era un potente massone, iscritto così come Rocco Ricci Gramitto, altro garibaldino girgentano vicino all’Internazionale socialista, al Grande Oriente d’Italia, dipendente – così si legge in una nota della polizia borbonica nell’Archivio di Stato di Agrigento - dalla loggia di Firenze.


Friscia può dunque contare su una camarilla politico-massonica influente e prepotente che corrompe e intimidisce, dispensa favori, elargisce promesse; e semina, all’occorrenza, calunnie.


Tutto poggia sull’onorevole Friscia. Chi vuole un permesso d’armi o essere prosciolto da un’ammonizione; o esser nominato guardia doganale o verificatore di pesi e di misure, basta prendere impegni di dare il voto all’onorevole Friscia.


Navarro della Miraglia non aveva scampo. Tutto era stato preordinato nei minimi particolari.

Il prefetto di Girgenti e il sotto prefetto di Sciacca, anche loro, si erano messi in movimento. Vennero diramati telegrammi in cifre e lettere confidenziali ai sindaci e ai delegati del collegio.

L’onorevole Giuseppe Borruso, in viaggio per il limitrofo collegio di Calatafimi, non perse occasione di fare una capatina nella sezione di Poggioreale (collegio di Sciacca), per catechizzare gli elettori in favore di Saverio Friscia.


Si disse e si fece dire dovunque che il Navarro della Miraglia aveva declinato la candidatura, si era ritirato. Per quanto prontamente smentita, la notizia veniva confermata ogni mattina dall’Amico del popolo e riconfermata ogni sera dalla Gazzetta di Palermo, organo del conte Bardesono, prefetto di Palermo.


I sambucesi, a questo punto, ben duecento elettori, tutti per Navarro, organizzarono una nobile protesta in solidarietà del loro illustre concittadino, contro le pratiche dei fautori dell’on. Friscia. 

Pensarono bene di astenersi, concordemente, in massa dal voto; e anzi telegrafarono ai loro amici di altre sezioni di fare altrettanto.


Il seggio, a Sambuca, per la verità, fu regolarmente costituito; gli scrutinatori votarono ma con sei schede bianche. Per Friscia fu una vittoria travolgente. Ma i cittadini di Sambuca-Zabut gli inflissero una sonora lezione di civiltà e di democrazia.

                           
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