Online il nuovo sito de "L'Araldo"
I nostri figli abbandonati con i video giochi. L'omicidio di Ferrara analizzato da una esperta di adolescenti
I nostri figli abbandonati con i video giochi. L'omicidio di Ferrara analizzato da una esperta di adolescenti admin
admin - sabato, 14 gennaio, 2017
Visualizzazioni: 111
LiberaMente [18]

L’articolo è stato pubblicato e ci è stato gentilmente concesso da “Metropolitan Magazine”

di Giulia La Face

La cronaca italiana, si inonda quotidianamente di fatti criminali. Esageratamente forse. Mi chiedo spesso se questo non crei, intorno a un certo voyerismo sollecitato e coltivato dalla editoria stessa, anche una solida assuefazione. Questo perchè sono poi davvero pochi i casi che sconvolgono e sollecitano ancora l'opinione pubblica, a un livello più profondo. E' il caso degli omicidi familiari. E' il caso dunque di questo ultimo fatto di cronaca: il duplice omicidio di Pontelangorino in provincia di Ferrara. Una coppia di ristoratori viene ritrovata con il cranio fracassato la mattina di martedì 10 gennaio nella loro abitazione, dal figlio diciassettenne. Come sappiamo nell'arco di ventiquatt'ore gli inquirenti ottengono l'agghiacciante confessione del figlio e del suo amico del cuore, anch'egli diciassettenne, che sarebbe stato l'esecutore materiale, su commissione di Riccardo, il figlio dei coniugi uccisi, del duplice omicidio.

 La dinamica in sé è disperatamente chiara: il figlio dei coniugi Vincelli, apparentemente a causa di dissapori e scontri familiari, specie per il pessimo andamento scolastico, induce l'amico del cuore, in cambio di mille euro, ad uccidere i suoi genitori. I ragazzi premeditano l'omicidio, l'amico di Riccardo lo esegue durante la notte di lunedì mentre Riccardo si asserraglia in camera per non vedere l'esecuzione dei suoi genitori. Successivamente tentano di occultare invano i cadaveri e infine, non riuscendoci, si recano a casa di Manuel, l'amico omicida, dove dormono, pranzano e giocano alla Play station. Quando Riccardo rientra a casa “scopre” i cadaveri dei genitori, chiama i Carabinieri. Dopo poche ore di pressioni da parte degli inquirenti il suo amico, in lacrime, sconvolto, consapevole, confessa l'omicidio: racconta la dinamica, fa ritrovare l'arma del delitto, un'ascia, occultata in un fiume nelle vicinanze. Il figlio dei Vinci, raccontano le cronache, resta inizialmente chiuso e sprezzante, successivamente confessa apertamente di aver voluto la morte dei suoi genitori ma di non aver avuto il coraggio di eseguirla in prima persona:

 “Sì li volevo morti, ma non potevo essere io ad ucciderli”.

Così asserisce, pare in modo freddo e senza emozione, il figlio davanti la Procura dei Minori.

Questi i fatti. Noti e riportati, con fin troppi particolari, da tutte le testate giornalistiche.

Non si tratta di un caso isolato. Immediatamente ricordiamo altri omicidi avvenuti in ambito familiare, ad opera di adolescenti: il caso di Omar e Erika, quello di Pietro Maso.

In comune la giovane età, i contrasti familiari, la insostenibilità delle frustrazioni che in adolescenza sono difficili, ma necessarie, da vivere, l'atto omicida per futili motivi: i soldi, i litigi, la scuola.

Cosa accade quando un equilibrio si rompe a tal punto per cui un adolescente, passa da una fantasia, più o meno conscia - che in certi momenti può attraversare la mente - di volere veder i propri genitori morti, o vederli scomparire, al feroce, disumano atto della loro soppressione fisica reale?

Spesso questi eventi tragici avvengono in famiglie che non manifestano problemi eclatanti. Ma al loro interno si rileva come vi sia una sorta di “gelo” o indifferenza emotiva. Figli e genitori che viaggiano su strade parallele e molto distanti. Famiglie dove si parla poco un linguaggio emotivo, affettivo, magari perchè più concentrati su fatti concreti: il rendimento scolastico, l'acquisto del motorino, del cellulare, dell'abito di marca. Ma si partecipa poco alla vita reale del proprio figlio o figlia. Anche in questo caso il ragazzo apparteneva a una famiglia senza problemi economici. Riccardo aveva sempre cose nuove, abiti firmati, tanti soldi in tasca, un cellulare di ultima generazione. Questo raccontano ai giornali amici, vicini, conoscenti. Trascorreva il suo tempo sulla playstation, con il suo amico. La maggior parte del tempo.

Vittorino Andreoli ha fatto uno studio sulle conseguenze dell'uso dei video giochi, che è assai pertinente al caso in questione:

Ecco, il ”.. fenomeno dei videogiochi, dove spesso la missione è quella di eliminare esseri fantastici oppure delle sagome umane. Basta cliccare e si abbatte una persona, e vince chi ne abbatte di più. L’effetto è immediato. Nel mondo virtuale, il concetto dell’ammazzare perde il senso della corporeità. Ma anche nella vita reale ciò che appartiene alla cultura, alla tradizione, al rituale e al tabù è venuto meno: mentre per le generazioni passate nel pensiero della morte agiva il peso della religione, con il demonio, la chiesa, eccetera, oggi con i defunti ci puoi giocare, come nella festa di Halloween. La morte è diventata banale, ha perso pathos».

La morte è fenomeno banalizzato. Soprattutto per i più giovani, che crescono con i cellulari e i contenuti della Rete spalmati ovunque senza alcun filtro. Violenza e morte non scuotono. Non se ne parla. Se ne ride, non li si comprende appieno nella portata umana e di dolore che essi comportano. A tale proposito basti ricordare l'episodio di alcuni mesi fa relativo allo stupro in discoteca di una minorenne riminese, filmata dalla sue migliori amiche mentre subisce violenza e il cui video è andato in Rete, con le risate di sotto fondo delle due amiche mentre riprendevano la scena.  Amiche che non colgono il dolore dell'amica che subisce violenza, che non percepiscono il pericolo. Che non hanno empatia con la vittima. Tutto normale?

Ecco la vita dei nostri figli. Gli amici. In questi caso condividono lo stesso vuoto.  L'amico di Riccardo è Manuel. Si conoscono da sempre. Le loro famiglie si frequentano. Amico del cuore dunque. Quello che per soldi, ma soprattutto perchè faceva tutto per Riccardo, ha eseguito materialmente l'omicidio.

Trascorrevano intere giornate insieme si racconta: davanti alla Playstation, dicono i genitori di Manuel. Le emozioni congelate davanti uno schermo, nascoste sotto i muscoli palestrati. Questo anche si legge sui giornali. Traspare il vissuto di due ragazzi adolescenti con pochi interessi, a parte lunghe ore sui videogiochi e ai muscoli da scolpire in palestra. Intorno le campagne umide del ferrarese e le poche anime di una provincia che pure non manca di associazionismo, di volontariato, di partecipazione attiva. Non c'è solo il vuoto in queste terre un po’ solitarie velate dalla nebbia. Ma i due ragazzi sì, vivevano in un mondo parallelo, tra virtualità e oggetti.

«Un ragazzo che vive in solitudine, privo di interessi che non siano i social va affrontato. La noia prolungata è un rischio, crea vuoti che si ha bisogno di riempire. Meglio uno scontro tra genitori e figli per una sana definizione di regole e confini che una falsa tranquillità domestica. “ (Paolo Crepet)

Le famiglie e la scuola non sempre riescono a vedere, nell'apparente vuoto di queste esistenze giovani, l'inizio di una tragedia che sfocia in atti di assoluta crudeltà e mancanza emozionale. Quando un adolescente esplode in atti così orribili, sconvolgenti, come l'uccisione dei propri genitori, già da molto internamente un equilibrio è naufragato. Spesso in un anomalo silenzio e in un isolamento che sembra apparente apatia. Disinteresse, noia adolescenziale, assenza di emozioni.

Chi uccide  qui materialmente è il “ragazzo fragile”. Un po’ come nella vicenda di Omar ed Erika: lei ordina al fidanzatino, lui esegue.

La fragilità dell'esecutore materiale dell'atto sta in questa amicizia che per lui è tutto. Riccardo è ricco, è forte, ha tutto ciò che vuole, anche se va male a scuola. Non gli viene negato nulla. Manuel vuole essere come lui e per lui fa qualsiasi cosa. Condividendo anche il “gelo interiore”. La fragilità spesso ha il risvolto nella maggior sensibilità. La voglia di salvarsi, l'atto rivoluzionario dopo la crisi. In questo caso la crisi di Manuel è tremenda, perchè esegue per conto dell'amico un duplice omicidio. Resta al fianco del suo amico. Lo ospita, ci gioca alla Playstation dopo l'esecuzione. Incassa i soldi, lui di modeste condizioni economiche. Ma davanti ai Carabinieri, che gli fanno intravedere il “futuro” : “...hai un futuro davanti, pensaci”, Manuel confessa.

La portata del gesto lascerà tracce profonde nella psiche dei due ragazzi, diverse. Uno ha fatto uccidere i suoi genitori per motivi futili, per non dover più confrontarsi con l'insuccesso scolastico, che spesso gli veniva ricordato. L'altro per aver ucciso e poter possedere mille euro e acquistare qualcosa che lo avrebbe reso più simile e vicino all'amico cui voleva assomigliare. Perchè non soddisfatto della sua vita più modesta, per scavalcare quei limiti che invece in casa gli venivano posti: “Non studi, niente motorino, vai in bicicletta”, racconta il padre di Manuel ai cronisti.

In noi che leggiamo dovrebbe nascere la necessità di sondare le nostre quotidianità, i nostri miti, i nostri valori e l'educazione che di conseguenza impartiamo a vari livelli alle generazioni più giovani. Ripartire da una riflessione su se stessi e dall'ascolto di una gioventù che non ha imparato il linguaggio del cuore, delle emozioni, dell'umiltà. Ricominciare dalle nostre responsabilità senza nasconderci dietro il display del nostro smartphone.

                           
Articoli Correlati
di Joseph CacioppoChissà quante sono le mamme che si vedono costrette a frequentare i social network per cercare di capire i comportamenti dei propri figli, specie se.... di Giulia La Face (intervento gentilmente concesso dal blog "Cultura al femminile") Giornali, televisioni, ma soprattutto Rete e web, rilanciano da un paio di giorni una.... di Martina Zanella “Per caso ho aperto il gioco online di mio figlio di 8anni sul computer, ed in un istante sono apparse immagini di donne nude in posizioni hard..... di Elena Accardi (*) L’Istituto Comprensivo Statale “G. Tomasi di Lampedusa”, si  impegna a realizzare nel corso di tutto l’anno scolastico,.... Il complesso monumentale del palazzo del Gattopardo di Santa Margherita di Belice, con i suoi musei ed il Parco Letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che nel palazzo ha la....