Online il nuovo sito de "L'Araldo"
LE AQUILE RANDAGIE DI CARLO VERGA E VITTORIO CAGNONI
Scoutismo clandestino lombardo nel periodo della Giungla Silente 1928-1945
LE AQUILE RANDAGIE DI CARLO VERGA E VITTORIO CAGNONI admin
admin - mercoledì, 4 gennaio, 2017
Visualizzazioni: 139
Apelibraria [60]

 

di Laura Bonelli



Era il 13 maggio 1929 quando Mussolini alla Camera dei Deputati esprimeva il suo pensiero riguardo il movimento scout fondato da Baden Powel: “Se durante il 1927 i negoziati per la Conciliazione stagnarono, ciò si deve al dissidio determinato per l’educazione delle giovani generazioni per la questione dei boys scouts cattolici, questione la cui soluzione voi conoscete. Un altro regime, che non sia il nostro, un regime demo-liberale, può ritenere utile rinunziare alla educazione delle giovani generazioni. Noi no, in questo campo siamo intrattabili… Abbiamo bisogno di dare a questi giovani il senso della virilità, della potenza, della conquista; soprattutto abbiamo bisogno di ispirare loro la nostra fede e accenderli alle nostre speranze”


In quegli anni, con la presa del potere fascista, lo scoutismo viene dichiarato fuorilegge. Ma alcune persone non si lasciarono intimorire dalla nascente dittatura e decisero di proseguire.

Milano è la prima città che sceglie di portare avanti questo pensiero. “ Allora, pur perdendo diversi elementi, ci demmo alla vita randagia, senza sede e appunto mancando di appoggio, mancando di ogni posizione giuridica, diventammo un movimento tipicamente indipendente, libero”.


Carlo Verga e Vittorio Cagnoni raccontano la loro storia nel libro “Le Aquile Randagie – scoutismo clandestino lombardo nel periodo della Giungla Silente 1928 – 1945" (Ed. Fiordaliso).

Mentre si affermava la Gioventù Italiana del Littorio i milanesi cattolici cercavano di portare un pensiero pacifista e non violento. Da clandestini i luoghi e i tempi degli incontri venivano spesso indicati attraverso un messaggio lasciato in una fessura ai piedi di una colonna del Palazzo della Ragione, in Piazza Mercanti, nel cuore della città.

I tempi più duri vennero nel periodo tra il ’43 e il ’45 quando si trovarono esposti ad imprese rischiose, come l’aiuto a prigionieri evasi dai campi di concentramento, e furono anticipatori del concetto di obiezione di coscienza. Conosciuti con soprannomi come Lupo solitario, Coccodrillo, Bisonte, Lupo vagabondo, in realtà spesso si presentavano ad armi scariche, secondo l’ottica che essere uccisi fosse meglio che uccidere e molti di loro erano poco più che bambini: “Fossero stati giovani coetanei o quasi, oppure appartenenti ad uno stesso tipo di lavoro e di stato sociale e a famiglie di ugual cultura, forse ancora si potrebbe capire il legame che li teneva tanto uniti. Invece tra di loro alcuni avevano 20 anni e più; altri ancora poco più di 12 anni. C’erano studenti, operai, impiegati, un vero coagulo di disparità, alcuni di città, altri del contado. La concordia tra di loro stava in ben altro e aveva profonde radici quali l’amicizia autentica, lo spirito di avventura e di sacrificio, l’attaccamento ai vari valori dell’uomo: lealtà, libertà, fratellanza, purezza, sentimento religioso.”






                           
Articoli Correlati
Nella giornata di domenica scorsa i Leoni Sicani si aggiudicano anche il match di ritorno contro le Aquile Palermo con il risultato schiacciante di 12 reti a 1. Partita subito.... Tratto dal blog Il Movimento E’ giunta l’ora dell’esordio casalingo dei Leoni Sicani. In occasione della 2° giornata di campionato di serie A2 di.... Il 10 e 11 dicembre, al Teatro comunale l'Idea di Sambuca di Sicilia,  dopo 36 anni, torna in scena "La Nana" di Emanuele Navarro della Miraglia, riduzione e adattamento.... Interessante Caffè letterario ieri sera a Santa Margherita di Belice. Il Team di “Sicilia my love”, nell’accogliente 2° cortile di palazzo.... I Leoni Sicani vincono all’esordio in campionato in casa delle Aquile Palermo con il risultato di 7 a 0. C’era molta curiosità nel vedere all’opera la....