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Adolescenti tra web, violenza e solitudine. Giulia La Face commenta gli ultimi episodi di cronaca
Adolescenti tra web, violenza e solitudine. Giulia La Face commenta gli ultimi episodi di cronaca admin
admin - venerdì, 16 settembre, 2016
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di Giulia La Face

(intervento gentilmente concesso dal blog "Cultura al femminile")

Giornali, televisioni, ma soprattutto Rete e web, rilanciano da un paio di giorni una notizia, ormai commentata da tutti: lo stupro in discoteca di una minorenne. E cosa ancor più agghiacciante, le riprese della violenza da parte di alcune amiche.

Le quali  successivamente hanno immesso sulla Rete il filmato.

A questo episodio si è aggiunto il tristissimo dramma di una giovane donna che ha scelto il suicidio, dopo aver visto mandare in Rete video hard che lei stessa aveva condiviso con pochi intimi.

Immagini  che invece hanno fatto il giro del mondo, senza che potessero essere fermati. Esponendola alla violenza pubblica della Rete stessa, spietata come sempre.

Nessuno è rimasto indifferente, il mondo adulto sembra sotto shock. Il web è stato inondato di pareri, commenti, giudizi. Un'onda anomala si è riversata dalla realtà direttamente nel WEB.

Un risveglio piuttosto traumatico, per genitori, educatori, insegnanti, professionisti della salute, persone. Tutti a vario titolo ci siamo sentiti chiamare in causa.

Cosa accade, cosa sta succedendo a questa gioventù?

L'interrogativo è urgente, occorre fermarsi, farlo con attenzione ma non si può rimandare l'ascolto di un grido. Che buca il sonno della ragione in cui per molti versi tutti, giovani e adulti, sembriamo vivere.

Immersi in relazioni virtuali, esistenze molto “social” ma poco sociali, dove tutto sembra possibile, ma altrettanto irreale. Come in un sogno dove ogni limite è valicabile ed è stato valicato.

Molti si sono interrogati su usi e costumi degli adolescenti, altri sulla educazione giovanile. Altri ancora hanno rispolverato il tristo clichè del “se l'è cercata”, rimbalzato sulle bacheche, i social, i blog di tutta Italia.

Leggere questo shock sotto forma di reazione emotiva senza filtri mi consente due considerazioni inziali.

In Italia la cultura sessista e maschilista è terribilmente viva, presente e radicata.

La mancanza di soluzioni preconfezionate, la necessità di uno sguardo più ampio sulla vicenda della giovane violentata e filmata non è stato colto fino in fondo. Cioè  come un “salto” ulteriore nella scala della violenza quotidiana.

Questo è l'interrogativo che ho posto in Rete, che ripropongo oggi: cosa è accaduto oltre la violenza sessuale da condannare sempre, che da sempre si manifesta nei confronti delle donne?

Se è vero che la violenza filmata non è nuova, ahimè, e la si trova presente nei casi dove alla violenza si partecipi in più d'uno, qui abbiamo un fatto terribile.

 

Le “amiche “della vittima filmano, mentre la vittima è in totale stato di sopraffazione da parte del suo violentatore. Ridono di ciò che sta accadendo ed infine condividono lo stesso video, con le risate assurde, terribili, in sottofondo, sui loro contatti whatsapp. Rendendo il video per il suo triste, drammatico, contenuto, immediatamente virale.

Qui ci sono alcuni dati che vorrei osservare: l'orrore non riconosciuto, la totale mancanza di empatia con la vittima, la totale assenza di emozioni. Fatti che normalmente avrebbero fatto scattare l'aiuto, il soccorso, il senso della drammaticità, l'urgenza, la paura. Niente di tutto ciò.

Che cosa accade dentro di loro? Il fenomeno si rivela più esteso e questo episodio ci mostra quanto si sia andati “oltre”. Dentro tutto ciò c'è la somma di una dèbacle culturale, sociale che è iniziata già da tempo.

Mi interrogo sulle influenze che aiutano il formarsi di un individio e di una generazione.  C’è la televisione, c'è la Rete, ci sono i Social. C’è una famiglia che sembra aver perso la capacità di trasmettere valori, forza, limiti, prospettive, lettura della realtà.

Oppure una famiglia che ha meno forza e meno centralità?

Oppure adulti che , nel mare magnum delle nuove tecnologie, si sono persi tra i meandri stessi dei nuovi strumenti?

Regredendo e perdendo la capacità di generare consapevolezza, educare, correggere, guidare, perduti nelle stesse nebbie dei selfie, della autorappresentazione, nell'edonismo un pò sciocco e infantile che imperversa, sui Social?

Credo che una chiave di lettura tra le molte possibili sia la progressiva perdita di confini, di limiti, che è transgenerazionale, ma che su individui in formazione, come giovani bambini e adolescenti, si sta rivelando drammatica.

La labilità del passaggio tra virtuale e reale è un fatto. Le nuove generazioni crescono a tutti gli effetti dentro la Rete, che non ha filtri, dove è difficilissimo imporli.

Dove il controllo, specie nella prima generazione digitale, è stato pressochè nullo, perchè accompagnato dall' ”analfabetismo digitale” di noi genitori.

Che non ci siamo accorti che gli strumenti in mano ai nostri figli aprivano porte senza ritorno, non abbiamo visto o li abbiamo usati come occasione per delegare un pò di tempo che avremmo potuto trascorrere con i nostri figli...

Tempi infiniti trascorsi tra una chat e un social, costruzione della identità sempre più delegata alla rappresentazione virtuale di sè. Educazione sentimentale pressochè assente.

Mentre la violenza verbale, lo slatentizzarsi di emozioni e reazioni, che normalmente sono tenute a bada dal Super Io, oggetto di controllo, di contenimento, di rielaborazione e trasformazione, hanno creato un vero corto circuito.

Tutto passa in rete, tutto sembra vero e finto allo stesso tempo. I ragazzi si anestetizzano.

Il confine, della banalità del bene e del male, necessario però, è annullato. L'esistenza dei nostri figli diventa la rappresentazione.

Nei casi estremi come quello che ha dato origine a queste riflessioni, la netta sensazione è che le ragazze che assistevano alla scena di violenza non l'hanno percepita come tale.

Quasi come essere davanti e dentro un telefilm, un giochino virtuale.

Partecipare, esserci, far circolare “l'attimo”, dove una qualche forma di vita (seppur terribile e violentissima) irrompe nella loro esistenza, sembra essere l'unico input.

Empatia? Essere nei panni dell'altro? Questo è venuto a mancare. Senso del bene e del male assente. O perlomeno i parametri utilizzati paiono altri.

La perdita di confini credo sia un problema reale e concreto.

Il filmarsi, il fare selfie, anche di attimi di privacy, l'esibizionismo, non riconosciuto come tale perchè la società odierna è Show, è esibizione, conducono molto spesso non solo adolescenti ma persone adulte a non rispettare e riconoscere più  i propri "confini".

Credo ci sia letteralmente la mancata percezione di questo limite che le generazioni precedenti hanno avuto.

L'uso della Rete come oggi avviene, sommata alla "pornografia" della informazione voyeristica, alle trasmissioni televisive reiterate per un paio di decenni, dove l'assenza progressiva di pudore, intimità, autodifesa, produce un distacco dalla realtà. Una progressiva perdita di lucidità e autoconsapevolezza, una fragilità del Super Io, una incapacità di riconoscere virtualità e realtà.

Il racconto quotidiano della violenza reale fatto dai telegiornali e dalle sempre più presenti trasmissioni che parlano di orrore e morte senza filtro, concorrono forse a una percezione distorta della realtà?

A una progressiva incapacità di giudizio?

C'è un voyerismo ampiamente esteso, associato alla sensazione che la visibilità, seppur per un Male compiuto, ma non più percepito né raggiungibile nella sua terribile essenza, sia l'obiettivo. Il fine supremo. L'IO Esisto.

Forse questi figli sono invisibili? Lo sono stati? Questo abbandono davanti a un mondo virtuale, che non abbiamo ben compreso e di cui osserviamo ora l'alienazione che sta producendo, ne è una delle cause?

Non ho alcuna risposta, ho solo domande.

Un senso di pietà e orrore, di resettare tutto e ripartire da capo, ritrovando il filo della storia, quella che ci ha fatto precipitare qui, davanti a queste immagini che fanno male. Perchè ne siamo tutti davvero responsabili.

Resta intorno a farci da specchio una enorme confusione, insieme a una solitudine feroce.

                           
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