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LA SICILIA DI NUOVO AL PARMA INTERNATIONAL MUSIC FILM FESTIVAL
In concorso il film LO SGUARDO DELLA BANDA di Giovanni Massa
LA SICILIA DI NUOVO AL PARMA INTERNATIONAL MUSIC FILM FESTIVAL admin
admin - giovedì, 15 settembre, 2016
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Cultura&Turismo [65]

 

 

di Laura Bonelli

 

Torna il Parma International Music Film Festival, in programmazione a Parma dal 19 al 25 settembre 2016 e per il terzo anno consecutivo un film siciliano è in concorso. Dopo il premio speciale della giuria ad Accursio Soldano per  il documentario Don Turi e Gano di Magonza, omaggio  a Ciccio Ingrassia e all’ Opera dei Pupi di Mimmo Cuticchio e la partecipazione del lungometraggio La città senza notte di Alessandra Pescetta ambientato a Catania, quest’anno è la volta di Lo sguardo della banda di Giovanni Massa, un documentario sul gruppo musicale La Banda di Palermo, una delle realtà underground più interessanti e consolidate del panorama palermitano. Partendo dai fondatori il regista si addentra nelle vite personali dei componenti della band, diversissime tra loro per storia, origini e dislocazioni, per raccontare  il senso di unione tra  pensieri e forme culturali diverse che crea la musica.

In programma alla Casa della Musica a Parma giovedì 22 settembre alle ore 17.

 


Come è nata l'idea del film?


Qualche tempo fa un mio amico scrittore mi ha parlato di uno strano gruppo musicale, composto da persone che, pur facendo mestieri vari, avevano costituito un ensemble alquanto anomalo nel panorama palermitano (e non solo). Nati da quasi 20 anni per iniziativa di due di loro (Giacco Pojero, guida turistica  e Nino Vetri, scrittore e impiegato di una libreria) con il nome di Musica Internazionale Locale, al loro interno si erano alternati diversi musicisti siciliani, alcuni noti altri meno. Incuriosito dal gruppo, chiesi al mio amico di organizzare un incontro. Nacque così un’amicizia e un interesse – da parte mia – a documentare la loro attività. Mi buttai come prima cosa nella lettura dei racconti di Nino Vetri e andai a rispolverare le poesie che sono spesso presenti nei loro testi (Brecht, Coleridge, soprattutto Daniil Charms, uno scrittore e poeta russo surrealista che non conoscevo). Inoltre avevo da poco finito un video di montaggio su Nino Rota, realizzato per il gruppo Harmonia Ensemble, che lo doveva utilizzare come “base scenografica” per i concerti che dedicano al grande musicista in giro per il mondo. Tutto questo si calava in un mio vecchio interesse per il rapporto tra suono e immagine, iniziato con lo studio dei testi teorici di Michel Chion (che ho avuto l’occasione di invitare più volte a Palermo). Così, nel 2013, ho iniziato a girare il film sulla Banda;  l’anno successivo è arrivato un finanziamento dalla Sicilia Filmcommission e finalmente siamo partiti con riprese più “strutturate”, seguendo ognuno di loro nella vita lavorativa e tutti insieme nei momenti “pubblici” per oltre un anno.  Questo mi ha portato in Scozia - dove vive Fabrizio Oddo, il trombonista - in Germania - dove la Banda è piuttosto nota - in giro per la Sicilia, al carcere di Palermo etc...

 


I componenti della band sembra portino la loro esperienza personale nella musica, che li unisce anche a distanza. Cosa ti ha colpito dei singoli musicisti?


Per quanto riguarda Giacco e Nino, che ho conosciuto per primi, sono stato davvero colpito dalla loro straordinaria umanità; una umanità, peraltro, diversa e particolare. Entrambi sostanzialmente riservati, il loro background è ricco e articolato: Giacco proviene da una famiglia italo-tedesca e parla correntemente tedesco e inglese e quando suona la fisarmonica entra in un territorio nel quale l’elemento fantastico diviene pura poesia; Nino è originario di un piccolo paese montano dell’entroterra palermitano, dove ancora conserva una casa immersa nel bosco, ma è riuscito a distaccarsi del tutto da qualunque residuo di provincialismo. Bisogna leggere i suoi racconti per approcciare il personaggio.  Marco vive essenzialmente per la musica, la chitarra elettrica è quasi una sua appendice necessaria e già questo è motivo di curiosità per me; poi c’è Antonella, l’unica donna del gruppo, che incontrai la prima volta a un concerto mentre – nell’attesa di iniziare a suonare – allattava il suo bambino appena nato (durante le riprese ha avuto il secondo figlio);  c’è Simone, il più giovane, entusiasta della sua batteria, iperattivo; Tommaso, che lavora in un call-center (dove non ci è stato permesso di entrare, come puoi immaginare: c’è la storia degli ultimi vent’anni d’Italia, in queste difficoltà…) e infine Fabrizio, emigrato in Scozia, ad Aberdeen, dove insegna musica in alcuni piccoli centri del circondario.

E’ tutta gente di cui si parla poco, che porta avanti la società con il proprio impegno quotidiano e non si preoccupa mai di apparire.

 

 

La Banda di Palermo nasce vent'anni fa e fa pensare al fermento culturale che si forma e cresce nei sottoscala. Accade ancora oggi in Sicilia?


Cito l’amico Marco Monterosso: “Il fermento underground è sempre presente. E poi la musica migliore è sempre uscita dai sottoscala, siano questi di Palermo, Londra, Berlino, Favara, Spalato”.

Accade sempre, anche in Sicilia. Il punto è che, parlando di Palermo, ci troviamo in una città che negli ultimi 10/15 anni ha avuto un periodo di profonda decadenza (come il resto d’Italia del resto), che ha in parte coinciso con l’epoca berlusconiana (ma non è tutta sua la responsabilità). Tale decadenza si manifesta soprattutto in un modo differente di guardare alla città da parte del resto d’Europa. Verso la fine degli anni ’90 Palermo incuriosiva molto e,  se invitavi qualcuno per una iniziativa culturale, trovavi sempre risposte positive. Personalmente ricordo grandi personaggi (del cinema) che io stesso sono riuscito, senza alcuno sforzo a far venire a Palermo: Frederick Wiseman, Robert Guediguian, Gian Vittorio Baldi etc. Oggi non è più così, oggi la Sicilia – e Palermo – sono quasi scomparsi dal panorama culturale e la loro notorietà è dovuta soprattutto all’accoglienza nei confronti dei migranti, che tanto fastidio dà ai vari paesi europei in cui monta sempre più una ottusa e insensata xenofobia. Ho l’impressione che se un gruppo come gli U2 dovesse nascere oggi a Palermo avrebbe certo non poche difficoltà a emergere.  Ma il fermento, ti confermo, c’è sempre stato e la Banda di Palermo mi sembra ne sia un esempio. Ma tanto, notorietà o meno, le cose di qualità restano, nel tempo.

 

PROGRAMMA COMPLETO FESTIVAL http://www.parmamusicfilmfestival.com/assets/broschureweb.pdf

SITO WEB: http://www.parmamusicfilmfestival.com

FACEBOOK: http://www.facebook.com/#!/parmamusicfilmfestival?fref=ts





                           
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