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Je suis S. Margherita di Belice. A giorni alterni.
Je suis S. Margherita di Belice. A giorni alterni. admin
admin - giovedì, 11 agosto, 2016
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“Je suis S. Margherita di Belice”. A giorni alterni.

Accolto su facebook con un mare di “condivisioni” e “mi piace” (by Il Futuro dipende da te, pagina fb governativa), l’appello di Tanino Bonifacio ad “indignarsi” per la imbecillità di chi ha imbrattato la segnaletica stradale posta alle periferie del “paesino agrigentino” (by grandangolo,it).

Certo sono lontani i tempi – come ricorda Giusy Maggio a commento di un post che invitava a riflettere sulla distinzione tra intellighenzia delle professioni e quella dreyfusarda – della lettera “J’Accuse!” di Émile Zola, e su chi “l’ha firmata: professori universitari di diverse discipline, artisti, ingegneri, architetti, giuristi, medici, scrittori, musicisti”.

Si potrà obiettare che le due questioni stanno su piani abissalmente distanti: una “ragazzata” quella cui si riferisce Bonifacio, le “conseguenze dell'affare Dreyfus” quella richiamata da Zola.

Diverso anche il modo di far sentire la propria voce.

Zola, nel gennaio 1898, si è rivolto al Presidente della Repubblica francese con una lettera aperta pubblicata su un giornale per “denunciare pubblicamente le irregolarità e le illegalità in un processo”.

Bonifacio, invece, nell’agosto 2016 si è rivolto direttamente al popolo di facebook per farlo “indignare” sull’azione del cretino di turno: “Condividete, per mostrare indignazione. Ci vuole molta mediocrità, tanta vigliaccheria e, soprattutto, tanto disamore per cancellare il nome della propria Città dai cartelli della segnaletica stradale e turistica collocata proprio un anno fa".

Scarsi, se non assenti, i “commenti” al post di Bonifacio.

Eppure il vice sindaco di S. Margherita aveva lanciato il suo j’accuse dal palco che, il 7 agosto scorso, ospitava la cerimonia di consegna del premio letterario “internazionale” G. Tomasi di Lampedusa. In quel momento la “notizia” era nota soltanto agli “amici” facebook de “Il Futuro dipende da te”, quindi pochi tra i 3000-3500 presenti in piazza Matteotti hanno potuto cogliere la “gravità internazionale” dell’imbrattatura della segnaletica stradale.

E così, in attesa che la notizia venisse rilanciata dai mass media nazionali ed internazionali, è stato lanciato l’appello di Bonifacio. Cui ha fatto eco un analogo post, sempre su facebook, del sindaco Valenti.

Due interrogativi si pongono. Perché Bonifacio ha parlato della “ragazzata” mentre era in corso un evento “internazionale”? Arrivando a dichiarare che “il Premio continuerà”?  Si è voluto fare intendere che si è trattato di un atto intimidatorio nei confronti dell’organizzazione del “Premio”?

Ma, poi, perché l’imbrattatura della segnaletica stradale dovrebbe avere un collegamento con la cerimonia di consegna del “Premio”? Certo si può ipotizzare che “l’azione terroristica” sia stata messa in atto per disorientare le migliaia di visitatori “internazionali” che dovevano arrivare in piazza Matteotti per assistere al concerto di Ron e Raf. Ma l’ipotesi non convince, per ovvi motivi.

Un aneddoto collaterale aumenta le perplessità sull’appello di Bonifacio. Accanto a piazza Matteotti è situata piazza Madonna delle Grazie, priva di segnaletica toponomastica. Pare che circa due anni fa sia stata acquistata la targa stradale. Da allora non è stata collocata con grave disagio per i corrieri postali e per i residenti.

Ecco perché l’appello di Bonifacio sulla segnaletica va condiviso, ma tutti i giorni. Non solo il sette agosto. Anche per evitare di “cancellare il nome delle proprie Piazze”.

Altrimenti rischiamo di emulare la mobilitazione di “je suis la Francia” di internettiana memoria ma sorvoliamo sulla circostanza che nessuno lanciò l’analogo appello quando fu colpito il locale gay. E’ internet, bellezza.

                           
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