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Referendum costituzionale. L'opinione di Felice Ferraro: voto no e vi spiego perchè
Referendum costituzionale. L'opinione di Felice Ferraro: voto no e vi spiego perchè admin
admin - giovedì, 16 giugno, 2016
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di Felice Ferraro

Lo scorso 12 aprile una camera dei Deputati semivuota ha approvato la più radicale delle riforme costituzionali discusse dalla nascita della Repubblica.

La riforma modifica più di 40 articoli della costituzione, stravolgendo così il nostro sistema repubblicano e rendendo deficitario il delicato rapporto fra poteri istituzionali.

Fra i diversi punti della “deforma” Renzi-Boschi-Verdini voglio ricordare lo svuotamento del Senato, svuotamento e non abolizione, perché il Senato continuerà ad esistere, composto come sarà da nominati fra i consiglieri regionali. Da 300 Senatori eletti dai cittadini in un sol colpo passeremo a 100 nominati dalla classe politica locale, per un risparmio non ben definito: si tratta di cifre esigue, probabilmente “annullate” dalla trasferta e dalla permanenza dei nuovi senatori/consiglieri regionali nella capitale. Il Senato, quello che per la retorica renziana dovrebbe essere il “trionfo delle autonomie”, vedrà  fortemente ridimensionate le sue prerogative, ricoprendo un ruolo marginale nella vita politica e istituzionale del Paese. Sarà, quindi, come una statua di cera, bella ma vuota dentro, una brutta copia delle varie camere delle autonomie locali presenti in Europa, frutto di un lavoro confuso e ambiguo.

Un altro punto da evidenziare è la revisione del Titolo V con cui una ventina di materie, tra cui ambiente, energia e occupazione, torneranno alla competenza esclusiva dello Stato.
Così facendo,  con il finto Senato da un lato, e lo spostamento di funzioni e prerogative dalle istituzioni “periferiche” a quelle centrali dall’altro, l’Italia saluterà per sempre le tanto discusse autonomie locali che diventeranno così delle ombre, delle entità inanimate senza peculiarità e competenze.

Accanto alla riforma costituzionale, su cui saremo chiamati  ad esprimerci ad ottobre, il governo ha  promosso una nuova legge elettorale, cioè l’Italicum, passato all’onore della cronaca politica per la presenza di capilista bloccati e premio di maggioranza spropositato, gli stessi difetti di costituzionalità già evidenziati dalla  Corte per il Porcellum.

L’Italicum è stato inoltre oggetto di critiche fra i più autorevoli giuristi italiani. Fra questi spicca Stefano Rodotà, ex-presidente del Garante per la protezione dei dati personali che,  intervistato dal “Il Fatto Quotidiano”, si esprime  così sul ruolo del Parlamento nella nuova Repubblica di Renzi: “se il controllo parlamentare avrà le caratteristiche derivate dal combinato disposto di riforme e Italicum, quel Parlamento non sarà altro che la prosecuzione dell’esecutivo”. Avremo così un governo padrone del Parlamento, unico organo nazionale eletto direttamente dai cittadini.
Ai problemi di contenuto, che sono tanti, troppi, si aggiungono per ultimi, ma non ultimi, i problemi di forma: la costituzione è di tutti ed è con tutte le forze politiche, sociali e civili che una sua riforma va discussa. Al dialogo con il Paese, Renzi ha preferito quello con ALA di Verdini, ex braccio destro di Berlusconi,  nonché rinviato a giudizio per corruzione nel processo sulla loggia massonica P3 e per truffa e bancarotta  nel caso della Banca credito cooperativo fiorentino; insomma, il classico curriculum per chi intende diventare padre costituente insieme ad Alfano, che ha recentemente rianimato il progetto del Ponte sullo Stretto, e Renzi, l’autoproclamato padre della patria.
Io voto no perché la rappresentatività del popolo sovrano non è sacrificabile in nome della “governabilità”. Voto no perché non sempre il cambiamento corrisponde a un miglioramento. Voto no perché non permetto che un Parlamento screditato dalla storia e un governo non eletto possano modificare la nostra Costituzione, la più bella del mondo! Voto no, infine, perché come ha ricordato
Paolo Maddalena, presidente emerito della Corte Costituzionale: “l’art. 52 dice che è dovere sacro del cittadino difendere la patria, e la nostra patria è in pericolo perché lo è anche la nostra costituzione intera. Staniamo il nostro nemico in nome dell’articolo 52, staniamo il nostro nemico perché difendere la patria dalla guerra economica è essenziale ed è un dovere inderogabile”.

                           
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