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COME MAMMA L'HA FATTO DI PAOLO DELMASTRO
Storie e ricette dell' Italia della tradizione
COME MAMMA L'HA FATTO DI PAOLO DELMASTRO admin
admin - domenica, 6 marzo, 2016
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Apelibraria [60]

di Laura Bonelli



"Il nostro olfatto è un senso molto particolare. Sembra che la capacità di riconoscere gli odori dipenda da come sono stati memorizzati dal nostro cervello.Quante volte vi sarà capitato di sentire un profumo e rendervi conto che lo conoscete, ma non siete capaci di dargli un nome? Invece un odore che per qualche motivo ha partecipato a un evento significativo della vostra storia  verrà percepito e identificato immediatamente dal cervello. Il nome vi verrà alla mente nel momento stesso in cui lo percepite, profumo o puzza che sia. Ecco, un profumo che mi si è ancorato alla mente è quello del peperone ripieno di riso che preparava mamma in occasione dei picnic estivi."
 
La storia di una famiglia è spesso legata al cibo e ai ricordi che rimangono per sempre nella memoria, attraverso i sapori e i profumi. Il ricettario  di Paolo Delmastro, "Come mamma l'ha fatto" (A. Car. Edizioni) raccoglie molte delle pietanze classiche italiane, ma le "narra", nel vero senso della parola, attraverso il racconto che l'autore fa della sua infanzia e giovinezza, passati in compagnia dei genitori e degli altri familiari.

Il risultato è un libro che, da un parte ha  connotazioni malinconiche e nostalgiche, ma dall'altra ha la voglia di trasmettere la preparazione di alcuni piatti, veri capisaldi della nostra tradizione (dai tortelloni di magro, ai peperoni in agrodolce, al tiramisù) con le minuzie e i trucchetti che solo un'esperta massaia o una mamma sono in grado di offrire.

Paolo Delmastro, milanese di origini piemontesi, ci accompagna attraverso la sua storia, che ha un delizioso sapore genuino ed equilibrato, come l'affetto che si spera dalla propria famiglia.
 

Com'è nata l'idea del libro?
 
 Credo che l'idea sia maturata negli anni in cui ho visto i miei genitori affacciarsi alla vecchiaia. Sai come si dice, ci si accorge del valore di una cosa o di una persona solo quando la si perde. Con il diradarsi delle occasioni di ritrovarsi tutti insieme intorno alla tavola ho capito che la cucina dei miei non era una semplice passione, non solo fedeltà alle proprie tradizioni e  tanto meno sfoggio di abilità. Era molto di più, era il simbolo della casa e della famiglia, dell'ospitalità e del piacere di stare insieme. Allora ho pensato che tutto questo meritasse di essere raccontato.
 
La cosa che colpisce di più è la natura intimista di questo ricettario particolare. Perché hai scelto di recuperare le ricette della tua famiglia?
 
 Io non ho recuperato le ricette, quelle sono lì e lo saranno sempre, oppure le si possono trovare su internet e nelle librerie. Ma quel vecchio raccoglitore custodisce anche tante storie, quelle sì da recuperare. E' come un testo che racchiude un messaggio in codice con un significato nascosto. Se non conosci la chiave non riesci a decifrarlo e ci troverai soltanto delle ricette. Io ho cercato di portare alla luce il significato nascosto. E poi anche l'oggetto fisico ha il suo fascino, con quell'aria polverosa, le pagine ingiallite e macchiate di unto, l'apparente casualità nell'impaginazione e la totale assenza di quell'ordine a cui siamo quasi obbligati da quando tutti scriviamo con il computer.
 
Tu hai avuto un'attività di chef a domicilio. Che cosa significa e quali sono gli aspetti particolari del cucinare a casa di altre persone?
 
 Ho fatto lo chef a domicilio per qualche anno e mai come attività principale. In effetti non so dire se ci sia un nesso con il libro, forse sì, dato che le due cose si sono sovrapposte nel tempo. Comunque è stata una bellissima esperienza. Gli aspetti particolari sono essenzialmente due: anzitutto, a differenza del cuoco di un ristorante, vieni in contatto con i clienti, li conosci, ci parli. Ti accorgi di quanto è varia l'umanità perché passi da un buffet per un battesimo a una cena intima in cui un quarantenne single vuole fare colpo sulla nuova fiamma. Anche qui ti accorgi che il cibo raramente è il fine, quasi sempre è il mezzo per un obbiettivo più personale e sempre connesso con gli affetti e le relazioni. L'aspetto più delicato invece è l'invasione delle cucine e delle case altrui. Apri gli armadi, rovisti nei cassetti per trovare un attrezzo, sposti gli alimenti nel frigo, in un certo senso violi l'intimità dei clienti. E' vero, ti chiamano loro, ma ci vuole sempre tanta sensibilità e rispetto
                           
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