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Rivisitazione di "lu chianu di lu pupu", in una giornata normale, da parte di un gruppo di margheritesi
Rivisitazione di "lu chianu di lu pupu", in una giornata normale, da parte di un gruppo di margheritesi
Rivisitazione di "lu chianu di lu pupu", in una giornata normale, da parte di un gruppo di margheritesi admin
admin - giovedì, 20 ottobre, 2011
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di Francesco Sciara(*)

Un gruppo di giovani margheritesi, sabato 8 ottobre, intorno alle ore 11,30, si sono incontrati per trascorrere qualche momento di spensieratezza conversando amichevolmente. Onorio Abruzzo, Nicola Augello, Francesco Ciaccio, Antonio Gallucci, Giuseppe Gallucci, Roberto Marino, Pasquale Morreale e lo scrivente hanno deciso di fare una passeggiata nella nuova Piazza Matteotti considerata il  “salotto del paese del Gattopardo”. Tra una battuta e l’altra gli attenti cittadini margheritesi, con rammarico, hanno potuto constatare che la piazza tutto sembrava tranne che un “salotto”. Tante le cose indecorose. Vuoi per l’inciviltà di alcuni cittadini, vuoi per la poca attenzione e lo scarso controllo di chi di competenza. 

Vero è che, normalmente, nel salotto di casa propria ognuno è libero di mettersi comodo e magari “sbracarsi”. Non è consono farlo in un luogo pubblico e per di più nel “salotto di città”. Il gruppo di amici si è reso conto come a Santa Margherita sembrerebbe che ognuno può fare, indisturbato, quello che vuole. E in Piazza Matteotti regna il disordine, la sporcizia e il degrado, oltre che la “confusione progettuale e architettonica” dei monumenti che in essa si affacciano.

Ecco in che cosa si sono “imbattuti” gli amici nella loro passeggiata.

Le panchine sembrano munite di rotelle. Si spostano e si collocano dove si vogliono. Ognuno è libero di farsi il suo “angolo privè” dove sedersi comodo, distendendo le gambe, scambiandosi tenere effusioni, ammirando il Palazzo del Gattopardo.

“Il salotto” sembra il luogo ideale dove mangiare gustose fette di melone giallo.  Le bucce “ovviamente” si buttano a terra nonostante ci siano i contenitori dei rifiuti. L’inciviltà è dilagante. Ma, senza dubbio, ci vorrebbe maggior controllo e solleciti e adeguati interventi di pulizia in piazza, nei pressi dei circoli e per le vie del centro abitato.

Il gruppo di amici è incredulo. Si rammarica ma non si rassegna e continua a passeggiare. Qualcuno si propone di visitare il Museo della Memoria. Ma il portone d’ingresso, come spesso capita, è chiuso. Ai lati del portone d’ingresso fanno bella mostra due striminzite e rinsecchite piante. Come se non bastasse la targhetta, riportante gli orari di apertura del Museo, è misteriosamente sparita. Così i margheritesi e i turisti non sapendo le giornate e gli orari di apertura, quando trovano il Museo chiuso, non hanno di che lamentarsi. Eppure, il Museo della Memoria dovrebbe essere aperto soprattutto nei giorni di sabato e domenica.

Nel “salotto nuovo” di Santa Margherita di Belìce, città d’arte, turismo e del Gattopardo, il tempo sembra essersi fermato. Come testimoniano le lancette, ferme da tempo, dell’orologio di Palazzo di Città che beffardamente alle ore 11,30 segnava le 6,40.

Una “sottigliezza” che si protrae da tempo e che ha un curioso precedente passato quasi inosservato. Quando una delegazione margheritese ha partecipato alla trasmissione televisiva “Mezzogiorno in Famiglia” l’orologio del Palazzo Filangeri di Cutò segnava tutt’altra ora. Tanto che non si capiva se la trasmissione era rigorosamente in diretta o se era registrata. 

Gli amici continuano la passeggiata e si “imbattono” in una nuova “collocazione” comparsa nella piazza. Qualcuno, non sapendo di cosa si tratta, guarda sbigottito. Un altro amico, più informato, spiega che quel cubo di cemento altro non è che il basamento della nuova “Scultura della Memoria” commissionata e voluta dal sindaco Francesco Santoro. Una statua moderna in acciaio a specchio, alta 5 metri, che costerà alle casse comunali circa 30 mila euro e che dovrebbe prendere il posto dell’antica statua dell’Autunno anticamente collocata “nni lu chianu di lu pupu”. 

Il gruppo di cittadini margheritesi è incredulo e si guarda sbigottito. In un battibaleno, in maniera spontanea, decidono di attuare una singolare iniziativa. L’occasione di una foto è ghiotta. Salgono sul cubo-basamento di cemento e chiedono allo scrivente di immortalarli in quella che potrebbe diventare una foto storica da lasciare ai posteri a futura memoria. All’unisono commentano con queste parole: “ma non si vergognano a spendere 30 mila euro quando c’è gente che non può comprare il pane e la pasta”. E quando il Comune non si occupa di “dari la corda a lu roggiu e riparari li statue di la Villa Comunale chi sunnu senza testa, vrazza e nasu ?”. E tra uno scatto e l’altro lanciano una proposta al sindaco e agli amministratori: “Pur di fare risparmiare al Comune 30 mila euro, per una cosa superflua, siamo disposti a fare noi “li pupi”. A turno, un giorno ciascuno, rappresenteremo noi quello che dovrebbe simboleggiare la Statua. Ci collocheremo sul cubo-basamento sfogliando e leggendo le pagine de “Il Gattopardo”, tenendo tra le mani un cesto di ficodindia o di uva e distribuendo ai turisti materiale informativo e turistico”. La singolare e provocatoria iniziativa potrebbe essere attuata quando ci saranno 30 cittadini disposti a fare i turni giornalieri. Per i mesi di 31 giorni, per coprire il turno eventualmente rimasto scoperto, si conta sulla disponibilità, qualora la proposta venga accolta, di qualche rappresentante istituzionale del paese del Gattopardo. Una volta tanto si può dire che i giovani si sono decisi a uscire “da dietru a lu pitruni” e a manifestare, con spiccata ironia e raffinata provocazione, le loro idee per la rinascita civile di Santa Margherita di Belìce.

(*) a nome del gruppo di amici della foto

                           
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