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Anniversario del terremoto con cambio di pupu in piazza
Anniversario del terremoto con cambio di pupu in piazza
Anniversario del terremoto con cambio di pupu in piazza admin
admin - venerdì, 13 gennaio, 2012
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di Joseph Cacioppo

Il 14 e 15 gennaio si commemora il dramma del sisma che nel gennaio 1968 portò morte e distruzione nella Valle del Belìce. Lo scorso anno la ricorrenza fu caratterizzata dal silenzio: le istituzioni non fecero sentire la loro voce per “protesta”. L’iniziativa passò inosservata e non sortì alcun effetto: i finanziamenti promessi per completare l’opera di ricostruzione non sono arrivati. Quest’anno i sindaci hanno coordinato le loro iniziative. Ogni Comune ha allestito le “sue” manifestazioni avendo cura di non sovrapporle – in termini di orario – con quelle degli altri comuni. Ogni Comune ha stampato il “suo” invito. Esigenze diverse, inviti diversi. Puntando tutto su “l’anno che verrà” partendo dalla memoria. Una memoria a singhiozzi. Non collegata con la storia. Svincolata dalle proprie radici. Il “nuovo che avanza” in nome della memoria. Succede così che a Santa Margherita di Belice, nel salotto di città, in piazza Matteotti, viene collocata una scultura in acciaio. Una scultura che prende il posto della statua dell’”Autunno”. Il moderno acciaio al posto delle pietre della memoria. Quasi a voler rimuovere quel paese fatto di pietre che è crollato sotto le scosse del terremoto del gennaio 1968. Meglio l’acciaio, avrà pensato chi ha voluto personalizzare la piazza dedicata ad un martire del fascismo, simbolo di robustezza e di futuro. Peccato che tutto attorno rimanda ad un’architettura del ‘700, al tufo, agli archi, alle volte. L’acciaio relegato, per la sua resistenza, a sostenere i balconi e chi da essi si sporgeva. Segni di un passato che non si vuole far diventare memoria. Ed ecco quindi l’acciaio maestoso. Su un piedistallo da “portici”, che non c’azzecca nulla con i cromatismi del contesto. Già il contesto. Le diatribe sul contesto urbano: fabbricato da schermare con ipotetici muri o alberature, circoli da demolire, chiesa “magazzinizzata”. Poi d’un tratto tutto è archiviato. Largo all’acciaio: una porta di lamiera zincata sul prospetto principale del palazzo del Gattopardo, una scultura in acciaio al posto della statua dell’”Autunno”, un rivestimento di pietra grigia per il basamento del nuovo “pupu”. Al diavolo i colori caldi del tufo, al diavolo il mancato accostamento cromatico con il nuovo pavimento di piazza Matteotti. E così il nuovo che avanza assume le sembianze di un totem, del dio che deve materializzare il suo passaggio. Con un evento da immortalare, da registrare nei libri della memoria. Ed ecco che il totem viene esibito al popolo nel giorno della memoria per eccellenza: il 14 gennaio. Ecco che il silenzio dello scorso anno viene interrotto. Ecco che le urla dell’architettura vengono attutite con la musica della banda. Ecco riempito il programma “margheritese” della commemorazione anche per quest’anno. Accanto a quanti hanno urlano per ottenere la legge 178 del 1976. Così il totem può scagliarsi ancora più alto nel cielo. Ci consola soltanto la storia: tutti i periodi bui prima o poi passano.

                           
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