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Cosa è l'ISIS. L'inviata di guerra Antonella Appiano lo ha spiegato sulle pagine de L'Araldo
Cosa è l'ISIS. L'inviata di guerra Antonella Appiano lo ha spiegato sulle pagine de L'Araldo admin
admin - giovedì, 19 novembre, 2015
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(Intervista esclusiva rilasciata a L'Araldo e pubblicata sull'ultimo numero cartaceo del 2014)

di Laura Bonelli

Antonella Appiano è una giornalista sui generis, un personaggio a metà strada tra la studiosa accademica e l’inviata di guerra.

Appassionata di cultura mediorientale ne segue da molti anni la complicata evoluzione. E’ anche un volto noto della televisione, ha lavorato per le Reti Mediaset come inviata e conduttrice e in programmi e speciali d’informazione e servizio.

E’ una scrittrice. Del 1995, il libro “Sabbie d’oro”, romanzo storico ambientato in Etiopia negli anni ’20. Ha pubblicato “Clandestina a Damasco - Cronache di un paese sull’orlo di una guerra civile”, reportage del soggiorno in Siria come giornalista sotto copertura, nei mesi della rivolta contro il regime di Bashar al-Assad.

Nell’ottobre 2013 esce l’e-book “Qui Siria - Clandestina ritorna a Damasco”. Un libro studiato per essere pubblicato in digitale: quasi una applicazione che permette, grazie a schede di approfondimento, timeline e mappe interattive di navigare il testo e muoversi fra il reportage e i materiali di studio.

Il tema più caldo in questo momento della crisi mediorientale è senz’altro l’IS (Stato Islamico) una organizzazione che definisce se stessa come un vero e proprio stato.

Cos’è lo Stato Islamico veramente?

Lo Stato Islamico dall’acronimo inglese IS (Islamic State) o l’autoproclamato Califfato, è un gruppo terroristico di matrice qaedista. Si è costituito in Iraq nel 2006 come ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante), sostenuto appunto da al-Qaida, da cui poi si è distaccato. Nel 2013, infatti, le milizie dell’Isis che erano andate a combattere in Siria, sono state richiamate in Iraq dal leader di al-Qaida, ma si sono rifiutate, proclamando la loro autonomia.

C’è differenza fra i due gruppi?

Lo Stato Islamico combatte e si radica sul territorio, creando corti islamiche, scuole, strutture parastatali, e mira alla nascita di un’entità politica con capacità di espansione, un’ entità statuale territoriale stabile, con un peso politico regionale.

Uno “stato” in cui si applichi la sharî’a in senso restrittivo e siano eliminate tutte le forme di Islam che divergano dalla sua visione rigorista. Ma la versione rigorista che sostengono non è il vero Islam. Gli stessi musulmani ritengono che il comportamento dei miliziani rappresenti un tradimento dell’autentica fede islamica.

Al-Qaida invece opera soprattutto con operazioni terroristiche a livello globale.  La situazione sul terreno è fluida e in continuo cambiamento. Oggi, lo Stato Islamico comprende un territorio a cavallo tra Siria e Iraq con circa 4 milioni di abitanti, è ben armato (le dotazioni militari sono superiori a quelle dell’esercito iracheno, e di quello curdo) ricco e dotato di mezzi tecnologici e di armi che ha ottenuto, in un primo momento, grazie a finanziamenti esterni (soprattutto dai Paesi del Golfo), anche se ora è in grado di autofinanziarsi. E’ molto abile nella propaganda mediatica, e sui social media. Proprio attraverso questa propaganda riesce agire sull’immaginario dei militanti jihadisti di tutto il mondo. Naturalmente sono reclutate soprattutto persone che vivono situazioni di disagio, economico, psicologico, identitario.

E’ possibile trovare un punto di contatto tra la cultura occidentale e quella mediorientale?

Come ripeto spesso, in Italia manca una conoscenza (che non sia di nicchia) riguardo ai paesi arabi,  arabo-musulmani, l’Islam, E’ necessario, oggi più che mai, colmare questa lacuna,  favorendo la cooperazione, l’interazione fra l’Italia e il Paesi della sponda sud del Mediterraneo. E quindi promuovere iniziative che possano favorire il dialogo, culturale, religioso, ricordare le radici comuni. Oggi, musulmani e cristiani, rappresentano oltre la metà della popolazione mondiale. La pace e il dialogo fra queste religioni è dunque fondamentale per la pace nel mondo. Bisogna allora puntare su ciò che unisce queste religioni e non su ciò che le divide. E contrastare il clima d’incomprensione tra musulmani e cristiani. Un clima spesso creato da una “ scorretta informazione” e da una marea di luoghi comuni che – a furia di essere ripresi – diventano verità e creano barriere invece di ponti.

Il dialogo andrebbe poi instaurato non solo con i rappresentanti al vertice delle varie comunità di fede, ma anche  e soprattutto, con la società civile in senso più ampio.

Tu sei una profonda conoscitrice della cultura mediorientale. C’è qualcosa che ha comunque da insegnare all’Occidente, nonostante i disastrosi eventi politici da cui il Medioriente è tormentato?

Soprattutto in questi giorni, le notizie e le immagini che arrivano dal Vicino e Medio Oriente sono di violenza. Di guerra e distruzione. Il Medio Oriente sta vivendo una fase di profonda trasformazione e di cambiamento degli equilibri regionali. Un processo lungo che ha però radici nel passato e di cui l’Occidente non è certo esente da colpe. L’ instabilità dell’assetto Mediorientale, non deve  però farci dimenticare che la Civiltà Arabo islamica (affermatasi nel corso di circa 800 anni, fra l’VIII e il XV secolo) rappresenta un capitolo importante della storia dell’umanità E che l’apporto degli studiosi arabi alla cultura occidentale è stato imponente.

Gli intellettuali arabi hanno studiato gli autori del mondo classico, i greci e i latini, e  ne hanno trasmesso le conoscenze della filosofia, geometria, botanica, medicina, geografia, astronomia ad un Occidente in cui si era persa la conoscenza della lingua greca e la possibilità di attingere alle fonti.

In molti campi, come la medicina, la botanica, la chimica sono stati poi proprio gli Arabi a portare  nuovi contributi , idee e scoperte.

Non a caso, proprio in Sicilia, alla corte di Federico II, che raccoglie l’eredità araba, è nata la prima scuola poetica (la cosiddetta Scuola Siciliana) italiana. E in tema di letteratura torniamo al discorso della mancanza di conoscenza, purtroppo.

Quanti (se non gli specializzati) conoscono le opere di grandi poeti mistici come Rumi (1207- 1273) o Omar Khayyam (1048-1111) ? Eppure sono opere che appartengono alla letteratura universale, al patrimonio dell’umanità.  Quanti conoscono autori celebri come il palestinese  Ghassan Kanafani o l’egiziano Nagib Mahfuf,  Premio Nobel per la Letteratura nel 1988 ? O la miriade di giovani autori contemporanei come, per esempio, Zena El Khalil con il suo Beirut I love you. Il siriano Rafik Shami, costretto all’esilio e tutti gli autori che si sono espressi dopo le cosiddette primavere arabe. Veri e propri testimoni e coscienze critiche dei propri Paesi di origine e dei cambiamenti in atto.

                           
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