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Contessa: Riflessioni di un parroco: questione di “vescovo” o questione di “clero”?
Contessa: Riflessioni di un parroco: questione di “vescovo” o questione di “clero”?
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admin - lunedì, 21 novembre, 2011
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L’editoriale di don Enzo Cosentino, parroco latino di Mezzoiuso, pubblicato sul periodico della sua parrocchia (“Eco della Brigna”, n. 82. luglio 2011), ha incontrato il consenso di alcuni lettori e provocato disapprovazione di altri, in merito alle riflessioni esposte, che si riferiscono a vicende ecclesiastiche,  recenti e meno recenti,  dell’Eparchia di Piana degli Albanesi, cui afferiscono anche le parrocchie di Contessa Entellina.  Con l’autorizzazione dell’autore, di seguito viene riportato il testo integrale sopra citato, che può risultare interessante anche per i lettori de “L’Araldo”.

Parturient montes, nascetur ridiculus mus – I monti avranno le doglie del parto, nascerà un ridicolo topo (Orazio, Ars Poetica, verso 139).

“Il clero chiede l’ubbidienza ai propri fedeli, ma esso stesso non la conosce. Per il clero l’ubbidienza non è una virtù. Chi guida la Chiesa locale  spesso è additato come incapace a governare, nonostante nella scelta dei pastori il Papa, guidato  dallo Spirito Santo ed aiutato dai suoi collaboratori, si sforzi, dopo meticolose indagini e lunga preghiera, di promuovere sacerdoti che siano prudenti, abbiano spirito di fede e di carità, siano fedeli alla dottrina ed al magistero della Chiesa e si siano guadagnati il rispetto dei confratelli e soprattutto quello del popolo.

Mi ricordo, ancora seminarista, alunno del Collegio Greco, delle lettere velenose, delle accuse che venivano spedite alla Congregazione per le Chiese Orientali da varie associazioni eo comitati civici contro il vescovo (morto di crepacuore).

Ci si è scagliati contro il suo successore, a detta di molti <freddo>, incapace di comunicare, troppo albanese, difensore della lingua e delle tradizioni dei padri. Trasferito questo, ci si scaglia contro il successore: lettere, accuse, giudizi negativi frutto, penso, di invidie, gelosie da parte di uomini accostati al Ministero non per vocazione ma per incapacità di vivere nel mondo.

Riflettendo sul modo di agire di alcuni (e per fortuna pochi!) consacrati, mi convinco sempre più che i laici non sarebbero capaci di tanta cattiveria e crudeltà.

Non è questione di <Vescovo>, è questione di <Clero>. Non vi è vera comunione all’interno della Comunità ecclesiale. E’ arrivato il Delegato pontificio da lontano…Quali i benefici? È stato nominato un altro Delegato pontificio molto più vicino…Quali saranno i risultati? Ho la sensazione che le doglie di tanti eminentium intellegentium, se non cambia la mentalità del clero, produrranno solo un ridiculum murem. E ciascuno interroghi se stesso: <io ho fatto tutto quello che avrei dovuto fare?>”.

Don Enzo Cosentino

                           
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