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Petralia, il picciotto di Mazara del vallo che diventò comandante partigiano
Petralia, il picciotto di Mazara del vallo che diventò comandante partigiano admin
admin - lunedì, 22 giugno, 2015
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Michele Vaccaro

E’ quantomeno insolito recensire un libro uscito da più di dieci anni. Se lo facciamo, è per due motivi: sia per far piacere al direttore Joseph Cacioppo (“ubi maior minor cessat”) e sia perché si tratta di un’opera pressoché sconosciuta nelle nostre zone.

L’autore è Ignazio Bascone, un creativo ingegnere mazarese che risiede dal 1973 a Torino e che ha la passione per la scrittura.  Il titolo è Petralìa. Vincenzo Modica, il picciotto di Mazara del Vallo che diventò comandante partigiano in Piemonte (Alcamo, Libridine, 2004): centosessanta pagine che si leggono d’un fiato. 

E’ una delle tante, semplici biografie di partigiani che, tra millanta rinunce e varie vicissitudini, ingrossarono le file della Resistenza e lottarono contro i nazi-fascisti; è la storia di un picciotto capace di liberarsi delle suggestioni assillanti della retorica propaganda fascista e di diventare comandante di una brigata partigiana nelle Langhe, combattendo accanto a Ludovico Geymonat, filosofo ed epistemologo, ad Antonio Giolitti, nipote dello statista, a Nella Marcellino, futura parlamentare e sindacalista, e ad altri.

Non la storia di un eroe, ma di un coraggioso e determinato giovane che, con abnegazione e spirito di sacrificio, contribuì alla nascita dell’Italia repubblicana e democratica, diventando nel frattempo uomo.

Quello del Bascone è un libro che recupera memoria, che fa meditare, che va oltre le concezioni politiche e che, soprattutto, ha un carattere didascalico, volto com’è a spiegare, soprattutto ai giovani, attraverso il racconto di una biografia significativa ma non eccezionale, un periodo cruciale, cruento e assai complesso della storia recente italiana in cui, come ha scritto il prefatore Dino Levi, “umanità e ferocia lottavano nell’animo di ogni uomo”.

Quella del Bascone è una prosa, stilisticamente parlando, senza orpelli, asciutta, lontana dall’enfasi, piacevole, scorrevole; il linguaggio è semplice, sobrio, essenziale, volutamente scarno; i periodi sono brevi, chiari; le proposizioni, in linea di massima paratattiche, spesso sono coordinate per asindeto. In qualche dialogo, per renderlo più realistico, Bascone fa ricorso ai dialetti siculo-mazarese e piemontese.

Protagonista del libro è Vincenzo Modica, nato a Mazara del Vallo nel 1919, da un imprenditore  agricolo.

Bravo a scuola come nella vita, s’iscrisse all’Università di Napoli, ma, sedotto dai discorsi reboanti di Mussolini, nel febbraio 1941 abbandonò gli studi e si presentò, volontario, al Sesto Reggimento Lancieri “Aosta”, nella città partenopea.

Fu destinato in diverse sedi. Nel 1942 entrò nella scuola di Pinerolo, arma di cavalleria, quindi divenne tenente di complemento nella Caserma “Conte” di Torino.

A Pinerolo conobbe il comunista Pompeo Colajanni, nisseno, comandante di brigate garibaldine nel Cuneese, le cui idee gli cambiarono la vita: dopo l’armistizio di Cassibile (8 settembre 1943), non credette più nelle “camicie nere” e passò dall’altra parte della barricata, tra gli antifascisti, con il nome di battaglia Petralìa (“per rendersi irriconoscibili ed evitare vendette nei confronti dei familiari”).

Fu il Colajanni (pseud. Nicola Barbato) a chiamarlo così, sia per ricordare il paese di Sicilia a lui caro e sia perché il termine, etimologicamente, significa “pietra liscia”, un po’ com’era lo spirito di Vincenzo, tutto da formare.

Fu sempre il Colajanni a nominarlo comandante del distaccamento partigiano di Bagnolo Piemonte e, dopo alcune azioni eroiche, suo vice.

Petralìa fu pure ferito in modo grave dai fascisti e sfuggì rocambolescamente alla cattura. Partecipò alla liberazione di Chieri e poi di Torino.

Subito dopo, il 6 maggio 1945, nella piazza Vittorio Veneto del capoluogo piemontese, ebbe l’onore di essere l’alfiere della manifestazione.

Vincenzo tornò in Sicilia, dove non tornarono più altri partigiani della zona, come il sambucese Calogero Cicio (1922-1945), ucciso in un’imboscata a Canale d’Alba dai “repubblichini”.

A Mazara, però, non si trovò più: pensava sempre al Piemonte, ai luoghi dove aveva combattuto, ai compagni con i quali aveva condiviso momenti belli e brutti. Si trasferì così a Torino, pur non dimenticandosi della sua terra d’origine.

Semmai, furono i mazaresi a dimenticarsi di lui: in Piemonte ricevette la cittadinanza onoraria da diversi comuni e fu invitato a convegni, ricorrenze, feste; da Mazara fu solo ignorato.

Modica, da persona modesta e discreta qual era, non pretese nulla, mai. Solo una volta portò alla biblioteca comunale del suo paese natale copie di suoi discorsi tenuti in varie manifestazioni: andarono presto perdute (sic!).

Petralìa sposò Giulia, incontrata casualmente in una balera, ed ebbe una figlia, Gemma.

Si spense il 9 gennaio 2003, dopo aver pubblicato l’autobiografia “Petralìa”. Dalla Sicilia al Piemonte. Storia di un comandante partigiano (Milano, Franco Angeli Ed., 2000).

In Sicilia, purtroppo, solo pochi l’hanno letta.

                           
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