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Post(it) mortem, romanzo breve di Alfredo Mancuso
Post(it) mortem, romanzo breve di Alfredo Mancuso
Post(it) mortem, romanzo breve di Alfredo Mancuso admin
admin - lunedì, 25 agosto, 2014
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Cultura&Turismo [65]

Post(it) mortem

di Alfredo Mancuso

“Quel maledetto Giallo” dissi a Frank, “quel maledetto Giallo stavolta ci ucciderà” mentre guidavo la mia Caddy sulla Highway che ci portava da quel bastardo. Intanto Frank riempiva il cruscotto cromato con quei suoi maledetti post-it con su scritto “ morte”. Maledetto Frank, solo perche da piccolo hanno piantato davanti i suoi occhi una pallottola in fronte a quella baldracca di sua madre e sulla sua un post-it dove era descritta questa impresa per poi mandarlo a recare la lieta novella a suo padre, ora si sente in diritto di non spiccicare più una parola e di riempire ogni fottutissimo dove con questi fogliacci appiccicosi con su scritte le cazzo di parole che gli restano in quel suo cervello bacato. Ora Frank stava iniziando a attaccarli anche sul parabrezza, non facendomi vedere la strafottuta strada. Li staccai, li tirai in faccia a Frank;

“Cristo Frank, ora basta” dissi.

Mi guardò un momento interdetto, un momento che non passava mai perché non sai cosa aspettarti come con la schermata nera prima che si carichi Windows,  quindi si voltò, tirò fuori dagli scatoloni che affollavano il nostro sedile posteriore un nuovo blocchetto di quei stramaledetti fogli gialli, e mi coprì il parabrezza di post-it con su scritto “basta”. Maledetto Frank, ancora adesso non so perché lo avessi preso con me; forse perché sa ascoltare, forse perché sa mantenere un segreto, forse perché con la sua puttanissima stella sotto la quale è nato, si è sempre beccato tutte le pallottole che erano dirette a me. Guardai Frank mentre ne apponeva uno sulla leva del cambio; cazzo, no, Frank, sullo Swarovski che ho estratto dall'orbita di Pig Willy con le mie mani, non mi ci puoi andare a attaccare il tuo post-it.

Pig Willy era un fottutissimo pedofilo che meritava di essere smembrato ancora vivo, come poi abbiamo fatto, ma quell'occhio l'aveva perso in non so quale Cristo di guerra a cui aveva preso parte. Era un eroe. Meritava il nostro rispetto. Per questo gli si perdonava il vezzo di aver preferito questo Swarovski a quella merda di protesi a fondo di bottiglia che quel damerino del chirurgo gli aveva proposto. E ha fatto bene a punire questo topo di ospedale facendogli ingoiare in controsenso quella dozzinale biglia dicendo che quell'occhio l'aveva perso anche per lui e i suoi figli. Soprattutto per i suoi figli ai quali poi ha dedicato più che qualche attenzione. Pig Willy era un buon uomo con un vizietto di troppo che gli fu fatale. Quando volle regalare una caramella anche alla cuginetta del Giallo, fu normale attaccare ogni suo arto ad un'auto diversa e tutte orientate verso direzioni differenti. Volevo bene a quel vecchio debosciato e feci appena in tempo a cacciargli un dito nella caruncola per artigliargli quella luccicante reliquia prima che i quattro boia dessero gas e tutto si risolvesse in un'esplosione di sangue e in un banchetto per i rottweiler del Giallo. Ma anche quel fosforescente maniaco gli voleva bene: visto quello che Pig aveva combinato, se si fosse trattato di qualunque altro mentecatto, le macchine sarebbero state cinque. E quindi per la riconoscenza patriottica che devo a Pig Willy, ho fatto incastonare quel suo orpello nel pomello del cambio e il suo ricordo nel mio cuore colmo di risorgimentale gratitudine, sul quale pongo la mano sinistra ogni volta che cambio marcia, a chiudere così un circuito di elettrico amor di patria. Quindi, cazzo, Frank, non mi ci puoi attaccare un foglietto, per giunta giallo! Ne altera la rifrazione! No Frank, mi fai diventare proprio cattivo così. Quindi diedi una profonda aspirata alla mia Chesterfield che si gonfiò di un rosso acceso come un cervo che si prepara allo scontro con il rivale, annegando i miei polmoni di fumo e espettorando una poltiglia gialla cremosa,  avvicinai il mozzicone ancora incandescente a quell'irriverente pezzo di carta. Frank si gettò a capofitto per salvarlo dalla purificatrice combustione e in quel momento tirai giù i freni di botto facendo franare la testa di Frank verso l'asse cromato del cruscotto. Mi fermai inquisendolo con sguardo severo, lui tenendosi le mani su una tempia da dove un rivolo di sangue scorreva segnandogli il viso e la depressione fra i primi due metacarpi della mano destra, mi guardava come un cane bastonato. Poi prese un altro post-it, ci scrisse su “ non lo faccio più” e me lo diede brevi mano.

“ Lo sai, Frank , lo sai, non ti sei accorto che quando passo dalle terza alla quarta canto anche l'inno nazionale”.

 O almeno credo sia l'inno nazionale. Ma di farmi Madonna me lo sogno da quando avevo dieci anni. Se quella sua canzone che canticchiavo non e' l'inno nazionale, lo dovrebbe diventare, diavolo!

 Riprendemmo così la strada per raggiungere quel bastardo . Frank era messo in un angolino, tutto rannicchiato con la faccia piena di sangue che non accennava a smettere di sgorgare copioso. Mi dispiaceva per quel fottuto figlio di puttana, ma d'altronde, se stavo per farmi togliere di mezzo dal Giallo, era per lui. Infatti quel gran bastardo seduto accanto a me e intento a sporcare di sangue la tappezzeria della Caddy, era il più grande fottuto poeta che avessi mai incontrato e non c'era donna che gli resistesse. Ma era anche un ignobile maniaco sessuale ed infatti la sua tecnica era quella di scrivere una frase che nemmeno Shakespeare sotto acidi si sarebbe tirato fuori su uno dei suoi dannatissimi post-it, avvicinarsi alla donna che aveva puntato e poi appiccicarglielo sul culo con una fragorosa manata. All'ultimo ricevimento ne ha attaccato uno anche su quello della nipote di quel disgraziato del Giallo. Ma questo non sarebbe stato un grosso problema: lei ci sarebbe stata felicemente e anche lo zio avrebbe visto di buon occhio la cosa. Cazzo, tutti vogliamo bene a Frank; e' un buon diavolo. Il problema fu che ci furono molti culi quella sera rivestiti da quegli stramaledetti adesivi impreziositi da rime sdolcinate . Questo non piacque al lucente Boss, che appena notò la cosa, mandò subito le sue Signore per far capire a Frank che, anche se con la morte nel cuore, era stato timbrato il suo biglietto per l'inferno. Accidenti a questo fottuto Giallo.

Quando l'anno scorso mi dissero che nella città-senza-dove comandava uno nuovo, non mi scomposi per nulla. Tanto se non fosse stato questo, sarebbe stato quello. A me non cambia mai nulla. Io faccio sempre i miei affari, chiunque comandi. Tutti però, quando rispondevo così, mi dicevano che era diverso da tutti gli altri figli di puttana che avevano comandato prima. Di solito non chiedevo mai più di tanto, ma quando anche Nelly Dolly mi disse che questo era un tizio particolare, non potei far altro che approfondire. Nelly Dolly è uno di mondo, uno che ne ha passate tante e viste tantissime. Si occupa infatti di recupero d'organi da vivente. Ti serve un rene? Dai un milione e il tuo HLA a Nelly e stasera lo avrai, ma qualcuno non lo avrà più.

“Ma che cazzo ha più di tutti gli altri?” Gli chiesi;

“Che ha?” rispose Nelly “ è completamente Giallo”.

“Va bé, prima o poi un cinese ce lo saremmo dovuti beccare, ma qual' è il problema” dissi io.

 “No, non hai capito” mi interruppe Nelly “ è interamente Giallo, fottutamente completamente giallo”.

“Ok dai,” feci io con sufficienza “ tutti noi nella nostra vita ci siamo attaccati alla bottiglia, magari in alcuni periodi un po' di più. Qualcuno un po' più sfortunato poi ci si gioca il fegato”.

“No, no, no” Nelly spazientito: “ è giallo di quelli che si accendono di notte”.

Mi balenò per un attimo l'idea che potesse essere un cinese cirrotico ma Nelly mi anticipò:

“Ti racconto cosa mi hanno detto di lui” mi disse con temperanza, “ la nonna di questo figlio di puttana era una professionista, ma di quelle che ti davano garanzie e ricevuta a New Orleans. Le cose le andavano a gonfie vele ed era molto rinomata nel settore, ma alcuni finocchi dell'esercito fecero chiudere l'impresa a Basin Street e la signora si trovò a Storyville con tanta arte ma tutta da parte. Comunque grazie alla suddetta arte riuscì a entrare in un programma di reinserimento sociale per le perdenti posto del District, come lei. Un noto “ filantropo” in cambio di qualche colpetto alla Signora e di un cospicuo sgravio fiscale per la sua opera meritoria, le ha dato un rispettabile posto di lavoro onesto e pulito nell'azienda di famiglia, la "US Radium Corporation". Aveva un compito molto semplice che condivideva con altre colleghe: le Radium Girls. Doveva solo dipingere alcuni numerini sui quadranti di sveglie ed orologi con una vernice luminescente, in maniera che si vedessero anche al buio. Ma la sua mente è stata sempre avanti: infatti pensò di usare questa meraviglia della scienza moderna per rendere ancora più fulgide quelle sue performance che riservava ormai solo a pochissimi eletti. Ma era una donna di gran cuore e quando una collega raccontava dei problemi di noia coniugale, lei immediatamente la mise a parte di questo simpatico trucchetto.  La cosa prese piede e molti matrimoni si salvarono fino a quando queste ragazze non iniziarono a morire come mosche per leucemia o osteosarcoma. Qualcuno infatti scoprì che il fottuto radio si sostituisce al calcio e si crea un casino nell'organismo. La Signora allora volendo fare ammenda della sua vita peccaminosa, mise su famiglia, aspettandosi la morte da brava cristiana in grazia di Dio. Mise al mondo quattro figlie, una più bella e intelligente dell'altra. In quella famiglia e nei discendenti fioccavano lauree e dottorati di ricerca dalla giurisprudenza alla fisica nucleare. Sembrava che il radio si fosse dimenticato di loro, fin quando la dottoressa Bruna, primario di Cardiochirurgia Pediatrica in non so quale importantissimo ospedale, mise al mondo questo sgorbio fotonico. Una scontata non facile infanzia fece si che rivolgesse il suo interesse verso lo studio della società. Ma non avendo proprio tutte le rotelle a posto, propose come tesi un metodo di studio partendo dai bassifondi e per questo divenne il Kingping di questa merda di città. E la cosa più strabiliante è che c'è arrivato grazie ad un esercito di puttane che sparano meglio di Callaghan, sputano meglio di un tisico, e fottono meglio della migliore scopata che tu possa ricordarti: Le “Signore”, come vuole che si chiamino in onore alla nonna, che, alla faccia della radioattività è ancora lì a consigliarlo".

Lo ricordo sempre con un fremito nel cuore, il caro fottuto Nelly. Era uno di quelli bravi, di quelli intelligenti, uno di quelli che studiava medicina. Non so perché ma un tale professore di una di quelle materie che solo loro bastardi cervelloni ne conoscono l'esistenza, ce l'aveva un pò con lui e lo rimandava sempre, ogni volta, per sei lunghi anni. Ma Nelly Dolly non si abbatté, è sempre stato uno tosto, e ha continuato a fare esami e a superarli brillantemente. Fin quando restò solo quella innominabile materia. Me lo ricordo ancora quell'ultimo esame. Quel dannato aveva chiamato tutti noi ragazzi ad assistere al suo trionfo. Si sedette e quel vecchio porco di professore gli disse con aria di sfida: “ M.A.O.” ; Nelly Dolly allora, con un ghigno sardonico rispose alzando la posta: “ Bau”. Quel bastardo del professore non credeva alle proprie orecchie, inebriandosi del sangue che credeva sprizzare dal petto di Nelly in seguito a questo harakiri, gli scandì gustandosi ogni singola lettera: “Ciao”. Nelly si alzò emanando felicità solida da tutti i pori, si voltò verso di noi, poi guardò quel disgraziato e avvicinandosi ad un orecchio gli sussurrò: “ Addio”. Si girò, ci raggiunse, gli diede un ultima occhiata di commiserazione, e quindi tutti sfoderammo i nostri Tommy Gun crivellandolo fino a quando ogni singolo brandello della sua fetida carne non si staccò dalle ossa. Solo quell'alienato di Frank aveva capito male e aveva portato una 44 magnum, ma alla fine è stata utile per il lavoro grosso. Comunque il pomeriggio stesso il Magnifico Testa di Minchia del Rettore ha portato a casa la laurea cum laude a Nelly.

Intanto che mi perdevo in questi dolci ricordi, Frank si era stufato di tamponarsi la ferita e, avendo preso uno di quei maledetti foglietti della malora, faceva l'indifferente e il disinteressato come un leone tra i bufali, a caccia di un singolo fonema che io potessi pronunciare così da ricominciare con quel suo malato daffare. Ma non mi freghi Frank, sto più zitto di quando siamo in Centrale e quel pezzo di carta si contenterà delle luci epilettogene dell'illuminazione stradale che lo accendono come un albero di natale, sfrecciando su questa via che ci porta verso una morte tinta di Uniposca. Si contenterà anche di qualche goccia del suo sangue che ancora spunta dal cuoio capelluto di quella testa che pensavo più di legno.

Ora su quel foglietto rimasto orfano della follia di Frank la luce restò fissa: eravamo arrivati. Davanti il cancello la solita dolce guardia armata.  Stasera eravamo fortunati particolarmente: c'era una delle mie preferite: Bonnie.

 Bonnie era semplicemente Bonnie, indescrivibile, bravissima, spietata. Si dice che l'avesse chiamata così il Giallo in persona perché da piccolo era un patito di PlayBoy e lei aveva quella caratura.

Mi venne incontro quasi correndo. Penso che le piacessi un pò , ma non ci fu mai nulla: era una professionista vera! Abbassai il finestrino, lei si chinò facendomi affacciare sul suo balconcino sull'eden, sorridendo e inserendo la sicura al suo AK47 mi disse:

“Che vuoi? Ti sei deciso finalmente? Guarda che fra mezzora smonto e sono tutta tua”.

Io la guardai, mi accesi un'altra maledetta Chesterfield e le dissi che ultimamente non avevo visto Nelly Dolly. Lei fece una faccia stranita, ma il mio rene, conoscendo le sue tariffe, si sentì più al sicuro.

Poi guardò meglio. “  Lo sai che il tuo amico e' un po' nei guai? Lo dovrei togliere di mezzo, quindi, dato che hai una così bella macchina, fallo scendere e così facciamo una cosa veloce e pulita”.

Ahhh il senso pratico e dell'ordine delle donne. Ne vado matto.

“Senti Bellezza,” le rispondo “ guarda che l'uomo di cui parli tu, e' già morto. Qui di fronte hai un uomo innamorato, un uomo adulto che per la sua donna sta andando ad affrontare il boss in persona per prendersi le sue responsabilità e chiedere la sua benedizione”.

Lei mi lanciò un veloce sguardo mentre controllava che il suo fucile mitragliatore fosse a posto e carico. Scesi dalla caddy, le afferrai un polso storcendolo e dicendo fra me e me le mie ultime preghiere le feci:

“Baby, forse non hai capito. Il mio socio deve parlare al tuo capo di affari importanti” . Con questa mia azione avevo firmato la mia condanna a morte. Se non lo avesse fatto Bonnie, lo avrebbe fatto qualcun'altra. Si sa che non si toccano le pupe. Le Signore nemmeno si guardano. Lei si divincolò, mi diede uno schiaffo ma il mio viso non si mosse di un micron.

“Sei proprio affezionato a questo figlio di puttana” mi disse.

Ci girammo a guardare quel disturbato che intanto aveva invaso  tutte le superfici immaginabili di post-it sporchi di sangue e con su scritte le parole che si erano pronunciate. Incredibilmente, con quegli occhi da cerbiatto schizofrenico e con quella faccia di minchia aveva fatto intenerire anche quel sergente di ferro di Bonnie. Forse io sbagliavo tutto. Forse, se anche io mi fossi messo in modalità  Moncicci', me l'avrebbe data gratis. Accidenti a me.

“Facciamo così,”  disse Bonnie, mettendosi a tracolla quel cannone da cui non si separava mai, “ questo mentecatto qui non si e' mai visto. Sei venuto solo tu e mi hai chiesto di parlare con il Giallo”.

 La guardai sperando di non tradire con il mio sguardo da pesce lesso l'ammirazione che avevo per quella donna . Mi soffermai a guardarla un po’, diedi una profonda boccata alla mia bionda, mi abbassai verso il finestrino, e dissi a Frank di andarsi a fare un bel giro. Frank fece si si con la testa e si spostò alla guida, imbrattando di sangue anche quel sedile, e prendendo un bel blocco nuovo di post-it di colore blu.

“No cazzo Frank, caccia, via, aria, devi scomparire. Qui ci penso io”. Mise quindi in moto la macchina.

“Seguimi” mi disse Bonnie mentre faceva un segno a Tinky di prendere il suo posto. Ultima boccata alla sigaretta, spenta e gettata e mi misi dietro Bonnie che mi stordiva con l'ipnotico ondeggiare del suo spettacolare didietro. E' un mappamondo completo di tutte le meraviglie della terra. Ma che c'e' di blu che sussulta sulla Russia? Mi avvicinai, lo afferrai. Maledettissimo Frank. Mi farà ammazzare.

“Uccidimi, in maniera che l'eternità colmi l'attimo di immensità che ci separa, dolce Bonnie”. Fottuto Frank, ma dove te le trovi queste frasi. Io non saprei spiegare nemmeno cosa vuol dire.

 Attraversammo quel corridoio che ci portava verso la mia più difficile missione mai affrontata. Lì stazionavano tutti quei leccapalle che balzavano da un carro del vincitore ad un altro, lanciando piombo e merda su quello appena abbandonato.  Mi guardavano sempre con sospetto, visto il mio status di indipendente, ma come ho già detto, ho i miei affari. Si credono furbi, pensano di essere dei duri, ma una volta il Giallo mi ha detto che si divertiva molto in questa situazione perché si sentiva un po' come non so quale stramaledetto greco che aveva la villa invasa da mangiapane a ufo che si volevano accaparrare sua moglie e che poi, alla fine quando si era rotto le palle, li aveva uccisi tutti. Al Giallo servivano invece per la tesi. Erano la sua tabella Excel. Non ho mai osato pensare cosa successe durante la festa di laurea del Giallo, quando il suo studio fu concluso. Smidollati arrivisti delle nuove generazioni. Quando passava una delle Signore abbassavano gli occhi; con Bonnie facevano quasi l'inchino.

Arrivammo di fronte una grande vetrata, dove non si scorgevano aperture. Bonnie appose un dito su una parte di essa e si apri una grande porta su un bellissimo giardino e in fondo a questo si stagliava un grande bagliore. Con l'in bocca al lupo di Bonnie mi diressi verso quella abbagliante luce emanata da lui. Era seduto ad un tavolo pieno di quotidiani, insieme alla Venerabile Nonna, e discutevano  sulla questione mediorientale. Feci i miei omaggi alla matriarca, la quale si rivolse a me sempre con un sorriso e un preventivo. Ricambiai il sorriso e feci notare che non avevo ancora vinto la lotteria di capodanno, ma nel caso succedesse sarebbe il mio primo investimento.

 Il Giallo rise. Quindi tutti risero.

 Lo salutai come al mio solito “ Ciao, Jaune”. Ci fu subito un sussulto inorridito e dopo un millisecondo rumore di ferraglia. Tutte le canne erano rivolte contro di me che aspettavano solo un cenno del capo per cancellare nel sangue il mio irriverente saluto. Per un fenomeno di fottuta serendipity, la prima volta che vidi il Giallo lo volli chiamare col suo nome di battesimo, tanto per mettere in chiaro che non era il mio capo. Io ho sempre i miei affari. Quindi mi informai e seppi che essendo un fottuto cajun della Louisiana, aveva un nome francese e per la precisione Jean. Ora io sto al francese come la senape alle emorroidi e quando lo chiamai pronunciai qualcosa di indefinito. Lui che e' molto acuto, pensò che volessi fare un gioco di parole fra “ jaune” che significa giallo e “ Jean”. Lo vide come un omaggio alla sua terra e da allora mi ha sempre rispettato. Ora tutti questi pronti voltagabbana erano pronti a ridurmi a colabrodo per compiacere il Giallo, il quale invece li fulminò con gli occhi e ne seguì un tranquillizzante rumore di sicure che si inserivano.

“Cosa ti porta qui stavolta?”  mi disse con tono paziente, “ se non sbaglio, non ci siamo immischiati nei tuoi affari, nè tu nei nostri”.

“Non vengo per me”  risposi  “  ma per le sacre ragioni di un uomo che non dorme di notte e non vive di giorno perché la sua vita è stata rapita da una donna”  

(sapevo che conservare tutti quei bigliettini che Frank aveva apposto sui più bei culi della zona, sarebbero valsi più delle palpeggiate obbligate per la rimozione degli stessi). Il Giallo si irrigidì. Troppo furbo per non capire dove volessi arrivare. Tentai quindi di stordirlo con discorsi sdolcinati in maniera da soffocare il suo perentorio ordine di far fuoco.

“Tu, sai come siamo fatti noi uomini. La vita ormai e' dura e in quei pochi momenti di festa fra un goccio e una baldracca, una baldracca e un altro goccio diventiamo un po' melanconici e ci scappa la rissa. Ma il nostro amico di cui sono venuto a perorare la causa ( sempre santi post-it) e' un romanticone. Lui è anche un po' fuori e quando diventa nostalgico invece di piazzare qualche sganassone, allarga i confini del suo amore. Ma la colpa non è sua. Lo sai che è cresciuto a San Francisco in quel periodo dove tutti si facevano tutti. Ha questo trauma. Si lascia un po' prendere ma ti giuro che se non riga dritto con la tua Ginger, sarò io stesso a mandarlo un metro sotto terra”.

 Talvolta stupisco me stesso per quanto sia diventato bravo con le parole. Ma credo che sia dovuto al fatto che ormai frequento i salotti buoni della cultura di Frank e del Giallo. Peccato non possa essere il mio capo per  incompatibilità di ruoli, ma  preferirei  questo gangster acculturato e dai modi garbati, piuttosto che quell'ignorantone con la quinta elementare che mi ritrovo, il cui ruolo istituzionale più importante e' quello di dare spunti per storielle.  Io ho comunque i miei affari. Intanto la faccia del Giallo non mi piaceva granché, mi scrutava dalla testa ai piedi come se stesse decidendo il punto da dare in pasto alla mira dei suoi sgherri. Accidenti forse stavolta avevo fatto una cazzata, forse mi sono preso una libertà che questo bastardo non mi aveva concesso, forse stavolta sarei morto. Maledetto Frank. Pensavo che se fossi campato, l'avrei ammazzato. Quando lo sguardo del Giallo si fermò sui miei occhi, pensai che avesse deliberato per farmi sparare in fronte. Meglio! Dicono che si muore subito e non si soffre tanto. Grande Giallo; sapevo che mi rispettava. Poi, quando stavo già per raccomandare la mia putrida anima a qualcuno che ancora la volesse, con mio grande stupore, disse: “ Moriresti per quel depravato?”.

Io, ormai non avendo più nulla da perdere, sperando soltanto che quando il sipario fosse calato sulla mia miserabile vita sarebbe partito almeno un fragoroso applauso, dissi sprezzante:

“Siamo una squadra. Io rispetto lui e rispetto te. Se fosse veramente così infido, te lo avrei tolto dalle balle io stesso. Ma quel bastardo è un bravo ragazzo, e  sarà quello che renderà felice la dottoressa Ginger”.

“Bene,” irruppe il Giallo “ chiamate allora Ginger”. Così arrivò allora la dottoressa. Figlia della prima figlia della Signora, per breve tempo aveva deciso di seguire la tradizione familiare e, chi ha avuto la fortuna e le possibilità di avvalersi del suo operato, diceva di aver semplicemente toccato il cielo con un dito. Ma poi un giorno, quasi per caso, fece la conoscenza della fisica quantistica, e la sua carriera finì. La nonna ancora non ha digerito questo tradimento, ma se ne è dovuta fare una ragione.

Non so cosa le dissero, ma Ginger arrivò trafelata, con la sua eponimica chioma rossa scompigliata, ma con quel boccolo che nascondeva appena il verde dei suoi occhi come una tendina maliarda, dando una scossa ai sensi che neppure il più gay dei parrucchieri avrebbe saputo fare di meglio.

“Gingy,” disse il Giallo “ questo tipo vuole la tua infelicità”.

Accidenti, diavolo di un Giallo. Pronunciare una frase del genere davanti alla Signora, alle Signore e a tutti quei bastardi armati equivaleva a una sentenza di morte.

Ginger mi guardò, guardò la nonna che le sorrise benevola, guardò il Giallo che ebbe un attimo di smarrimento.

“Jean” disse con tono dolce ma fermo, “ sei sempre il solito: guarda”:

Aprì allora la sua borse di pelle che portava sempre con sé e ne tirò fuori una specie di rosario dove i grani erano costituiti da post-it di tutti i colori con sopra scritte frasi di tutti i giorni, ma che appena Ginger iniziò a declamare un'aura di puro amore pervase il cuore di tutta la gentaglia che era presente in quella stanza. Inondò così massivamente i cuori degli astanti, da annegare il mio istinto di uccidere quel gran figlio di puttana di Frank, che mi ha fatto rischiare la vita mentre lui aveva già la sua particolare corrispondenza postale e di amorosi sensi, riservandomi la parte più pericolosa.

Quindi Ginger mi chiese dov'era Frank. Ma irruppe il Giallo:

“Ehi, ehi, frena; e di tutti gli altri post-it che quel debosciato ha attaccato la sera del compleanno della nonna che mi dici?”

Ginger allora scambio un complice sguardo con la nonna:

“Queste parole le ha usate solo con me”.

 Ginger mi prese il braccio e mi chiese di accompagnarla da Frank. Il Giallo mi fece un cenno seccato di levarmi dalle balle e ci incamminammo verso il cancello dove, in teoria, non doveva esserci Frank, visto che gli avevo intimato di sparire. E come volevasi dimostrare la Caddy con Frank dentro era precisamente dove l'avevo lasciata. Maledetto Frank. Ci avvicinammo e sentii la goccia gelata  traboccare dal vaso della mia pazienza direttamente sulla mia schiena lasciando un rivolo di seria incazzatura; un post-it giallo e rosso campeggiava beato sullo Swarovski del pomello del cambio. Lo afferrai violentemente e mi rivolsi a Frank che mi guardava fisso. Decisamente fisso. Sentii un singhiozzo strozzato di Ginger e quasi a tardare la conferma mi nascosi   in quel maledetto pezzo di carta appiccicoso che tenevo in mano su cui si leggeva fra le macchie di sangue:   

“non mi sento bene”. Frank era seduto al posto guida, molto composto e dalla ferita sulla testa non fuoriusciva più  una goccia di sangue; probabilmente era ormai tutto sparso per la Caddy o semplicemente non battendo più il cuore si ferma anche questa scocciatura; non so che succede quando si muore per emorragia, non mi è ancora successo.

Ginger mandò a chiamare due sgherri per consumare il suo primo atto da vedova, mentre mi chiedeva cosa poteva essere successo.

“Lo sai che non è mai stato un gran pilota”  le dissi accendendo una Chesterfield e subito buttandola.

“Si ma la macchina è intatta” mi fece notare lei fra i singhiozzi.

“A Frank piaceva molto, si sarebbe fatto uccidere pur di non farle un graffio” dissi io un po' per tagliare corto perchè si faceva una certa ora e i miei affari chiamavano.

Così si portarono Frank nella casa del Giallo, sul cofano della mia Caddy che era stato gentilmente chiesto in prestito da quei proci ( ecco come si chiamavano! Lo spirito di Frank già mi fa da guida). Volevo bene a Frank; era il minimo che potevo fare e poi per quel giorno forse mi ero bruciato tutti i bonus con il Giallo.

Restai in piedi, seguendo con lo sguardo il corteo funebre fino a perderlo con la chiusura del cancello. Mi dispiacque molto non partecipare, Frank era un buon amico, sapeva ascoltare e si prendeva un sacco di pallottole al mio posto. Forse avrei dovuto sentirmi un po' in colpa, ma non l'avevo mica fatto apposta! E poi, cazzo Frank, l'occhio di Pig Willy!

 Era anche ora di dedicarmi ai miei affari. Tolsi il cappello poggiandolo sul cuore, chiusi gli occhi, rivolsi il mio personalissimo saluto a quel bastardo e misi in moto la Caddy. Fortunatamente proprio di fronte al mio quartier generale c'era un autolavaggio specializzato per togliere le macchie di sangue. In realtà ce ne sono altri in città ma Washy lavora bene. Andiamo sempre da lui dopo qualche lavoretto. Devo dire che quella volta si sconfortò anche lui, ma è uno che ama le sfide.

Quindi attraversai la strada e già vedevo i due idioti che piantonavano l'ingresso. Che abisso! Tutti e due insieme non facevano un' unghia di Bonnie! Ma sono dei padri di famiglia e non disturbano nessuno; neanche quelli per cui sono pagati per disturbare. Erano però  ben addestrati e quando passai fra loro iniziando a salire le scale, scattarono sugli attenti. Io  dissi come sempre un seccato “ riposo, riposo”. Allora, uno dei due, dopo essersi scambiato uno sguardo di intesa con l'altro, mi fermò e mi sussurrò all'orecchio “ Ispettore, la conosce l'ultima barzelletta sul commissario?”

                           
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