Online il nuovo sito de "L'Araldo"
Ricorrenza del 2 giugno: quando la mafia si schierò con i Savoia
Ricorrenza del 2 giugno: quando la mafia si schierò con i Savoia
Ricorrenza del 2 giugno: quando la mafia si schierò con i Savoia admin
admin - domenica, 2 giugno, 2013
Visualizzazioni: 137
Cultura&Turismo [65]

Un articolo ‘esplosivo’, così lo hanno definito parecchi studiosi, intitolato “Giugno 1946: la mafia si schierò con i Savoia?” e firmato dal nostro redattore Michele Vaccaro, è stato pubblicato (ben dodici pagine), con l’onore della copertina, da “Storia in Rete”, forse la più prestigiosa rivista di storia italiana, facilmente trovabile in tutte le edicole e librerie della penisola.  Ripreso dal “Corriere della Sera”, da “Avvenire”, dalla RAI e da altre importanti testate giornalistiche, secondo un’indagine del “Corriere della Sera” è stato l’articolo di storia più letto in Italia nel mese di ottobre.
Il ‘pezzo’ che ha fatto arrabbiare, e parecchio, i nostalgici della monarchia ed Emanuele Filaberto di Savoia, che niente hanno però potuto contro l’evidenza dei documenti esibiti da Vaccaro, ha per protagonista Nick Gentile (1885-1966), uomo di collegamento tra l’onorata società siciliana e cosa nostra americana, mafioso depositario di mille segreti. 
Vaccaro, dopo aver reperito introvabili documenti, alcuni provenienti dagli archivi dell’FBI e del KGB, affronta interessantissime problematiche: dai retroscena dello sbarco in Sicilia nel 1943 alle schermaglie tra CIA e KGB durante la “guerra fredda”, dal presunto golpe, il Piano Solo, che tentò di organizzare il generale De Lorenzo, ai legami tra mafia e politica in Italia e negli States. 
Ma quello che più colpisce dell’articolo è l’analogia con la cronaca di questi mesi: mentre l’Italia politica e giudiziaria si divide sull’ipotesi di trattative Stato-mafia a inizio anni Novanta, dal passato rispunta una vicenda simile. Al tramonto di quella che impropriamente è detta ‘prima repubblica’, la mafia chiese agevolazioni per i boss in carcere in cambio di una tregua nella “strategia delle bombe”. 
Nel 1946 per appoggiare la monarchia nel referendum istituzionale, l’onorata società, tra le altre cose, chiese la scarcerazione di due importanti leader separatisti. Ma alla fine il Re di maggio si portò in esilio vari segreti. Compreso quello inerente ai contenuti del colloquio “molto affettuoso” che ebbe con il Gentile, il gangster che mise la mafia al servizio della monarchia poco prima del referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Il criminale italo-americano con i buoni uffici del tenente degli States Max Brod, dei Servizi Speciali, invitò, poi, il suo amico repubblicano (sic) Pietro Di Giunta, nominato Gran Maestro della Massoneria italiana, a sostenere il re, che, a sua volta, chiese al mafioso di rivolgersi all’ammiraglio Garofalo, suo aiutante di campo. Gentile, potentissimo, servendosi addirittura di un gesuita, padre Enrico Rosa (1870-1938), direttore di “Civiltà Cattolica”, giunse a ‘scomodare’ perfino Mussolini per aver dei vantaggi in carcere e per ottenere, per vie traverse e illegali, un passaporto.
Curioso, infine, come le ammissioni del Gentile interessassero, in piena guerra fredda, il “Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti”, ossia il KGB, mediante il giornalista Leonid Kolosov. L’occasione nacque da una ‘paternale’ che Don Cola fece al giornalista Felice Chilanti: alcuni mafiosi che contavano si stavano stancando delle sue “tempestose inchieste”.  ’incontro che doveva ‘frenare’ il cronista dell’ “Ora” avvenne a Palermo, alla presenza del Kolosov, presentato al boss dal Chilanti, che lo considerava un collega e non una spia. 
Gentile, che fu additato in documenti non nominati dal russo come capomafia e, anche, addentro ai rapporti mafia-massoneria, incontrò altre volte il Kolosov, che lo chiamava confidenzialmente lo Zio (nomignolo che gli avevano affibbiato all’interno del KGB), e gli confessò le sue simpatie filo-sovietiche che controbilanciavano le antipatie nei confronti degli americani che ostacolavano gli affari, il business dei mafiosi. Kolosov, informato dei gusti del Gentile, gli donò alcune icone russe, ottenendo in cambio interessanti informazioni. 
Una su tutte: in Italia si stava organizzando un colpo di Stato. Gentile chiarì che i protagonisti “erano di destra insieme con l’attuale Presidente Segni, che si è venduto agli Americani”. 
Gli esecutori erano “il Capo dei Servizi segreti italiani e del controspionaggio (SIFAR), il generale De Lorenzo, la sua stretta cerchia e qualche agente della CIA”. Chiara l’allusione al Piano Solo. 
Kolosov, dal canto suo, riferì, senza indugio, la notizia al Comitato Centrale del PCUS e al KGB, che gli accordarono di scrivere quanto avesse appreso “per fare rumore”. 
L’articolo di Michele Vaccaro su “Storia in Rete” è corredato da due box: uno su Felice Chilanti, giornalista di frontiera nella lotta contro la mafia, che ‘aiutò’ il Gentile a scrivere la sua autobiografia (le cui copie furono fatte sparire dai mafiosi siciliani), “Vita di un capomafia”, la prima nella quale cosa nostra venne svelata dall’interno, in contemporanea con Joe Valachi e quasi trent’anni prima di Buscetta; nel secondo, Vaccaro mette insieme dati irreperibili per un’inedita biografia della spia Kolosov, colonnello del KGB. 
Un altro interessante articolo del Vaccaro, sul sanguinario gangster Albert Anastasia, ucciso nel 1957 a New York sulla sedia di un barbiere, uscirà a dicembre sull’esclusiva rivista, sempre a tiratura nazionale, “Focus Biografie”. 
Di recente, Vaccaro ha pubblicato su “Not Magazine” un’apprezzata intervista all’ex calciatore della Juventus e della Nazionale Totò Schillaci, su “Fuoririga” una breve biografia del primo grande capomafia Vito Cascioferro e su “Storia” la ricostruzione dei rapporti che Cascioferro intrattenne negli Stati Uniti con Sophie A Knieland, moglie di Gaetano Bresci, l’anarchico e assassino del re Regno d’Italia Umberto I. 
Su “Focus”, a breve, uscirà un ‘pezzo’ sui legami, inediti, tra il Cascioferro e la Mano Nera. Un’intervista al Vaccaro sul tema della mafia, firmata dal saggista e docente universitario Giorgio Galli, è stata pubblicata da alcune riviste italiane e anche da L’Araldo.

                           
Articoli Correlati
La ricorrenza del 2 giugno, porta alla memoria anche il primo patto Stato-mafia - l'analogo di quello di cui le cronache parlano in queste settimane.... Saranno ricordati domenica pomeriggio, a Santa Margherita, gli imprenditori Borsellino, di Lucca Sicula, uccisi dalla mafia 20 anni fa. Era il 1992 quando nella cittadina.... L’Associazione Italiana di Architettura e Critica ha organizzato, a Selinunte, il SUMMER SCHOOL 2015 (manifestazione con ricorrenza annuale) che vedrà coinvolti.... Anche se a Santa Margherita si era festeggiato qualche anno fa con il sindaco Franco Santoro, la ricorrenza ricade nel 2013, come testimonia la rivista America Oggi, di cui.... Santa Margherita di Belìce ricorda l’impegno e il sacrificio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e delle vittime delle stragi mafiose. Il 23 maggio,....