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La nascita di S. Margherita: come districarsi tra le date
La nascita di S. Margherita: come districarsi tra le date
La nascita di S. Margherita: come districarsi tra le date admin
admin - lunedì, 13 agosto, 2012
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Cultura&Turismo [65]

di Ignazio Sciara

Il 2010 è stato l’anno dei festeggiamenti del quarto centenario, non della fondazione ma del nome Santa Margarita, concesso a questo paese, il 26 maggio 1610, da Filippo III re di Spagna. Fu il barone Vincenzo Corbera, prima di morire, il 25 novembre 1604, con un testamento, ad affidare alla moglie Angela Gallego, le sue seguenti volontà: completare le opere in corso iniziate dal padre, stipulare nuove convenzioni con gli abitanti, dedicare il nome “ Santa Margarita” al paese con autorizzazione reale. La nascita del paese, ebbe luogo, il 2 giugno 1572, con la prima Licentia Populandi, concessa dal re Filippo II, al barone Antonino Corbera, per sua richiesta di una maggiore popolazione e per migliorare le condizioni del Misilindino. In questo documento c’era scritto: Ordiniamo e concediamo, che liberamente possiate e vogliate popolare e abitare la detta baronia e feudo, contornare la Terra di mura, munirla e circondarla con altre torri, di imporre dazi, gabelle e facoltà di costituire e nominare i giudici, i giurati e stipulare convenzioni con gli abitanti.

Nello stesso anno fu iniziata la costruzione della chiesa di San Vito. Seguirono quella di Sant’Isidoro (Purgatorio) e Madonna delle Grazie, mentre erano già esistenti la chiesa Madonna del Rosario e quella di Sant’Antonio Abate. La storia della nascita, del nome e della popolazione di questo territorio, non ha inizio solo da queste due date importanti (1572-1610).

In realtà il Misilindino fu abitato dagli Arabi per circa tre secoli, fino alla definitiva deportazione subita da Federico II. Conferme, sulla presenza d’abitanti in questo territorio, ci sono fornite dagli storici del passato. Fazello, nel 1536, scriveva che esisteva un residuo di popolazione, mentre Filotei Amodei, nel 1545, affermava l’esistenza di alcune case abitate, e  anticamente fu terra dei Saraceni. Tucidide, nel V secolo a.C. così scriveva: … Si dice, che i più antichi abitanti della Sicilia siano stati i Giganti …. Dopo di essi pare che per primi siano arrivati i Sicani.  Dalle descrizioni degli storici Fazello, Filotei Amodei e Tucidide, dalla presenza dei Greci, Romani e Bizantini, dalle concessioni dei re normanni e spagnoli; si evince e possiamo affermare, che questo territorio è stato sempre abitato, anche dai Giganti. Prove evidenti sono i ritrovamenti archeologici appartenuti a popoli antichi, tombe a grotticella del periodo sicano, ruderi della villa romana di contrada Mastragostino, la Specula del periodo bizantino, il casale arabo Manzil Sindi, la Lanterna e la chiesa di Santa Margarita del periodo normanno e altri reperti.

Per quanto riguarda la presenza dei Giganti, è scritto nella Bibbia e precisamente nella Genesi (6,4), che al tempo di Noè, vissuto per 950 anni, sulla terra vi abitavano anche i Giganti. Nell’Odissea, Omero racconta di Polifemo, vissuto in Sicilia, nel periodo della guerra di Troia. Nel libro le “Lucciole” il prof. Salvatore Scuderi, scrive che fu Tardaro, il gigante buono, ad abitare nelle contrade di Poconebeve, Munzeddu di lu furmentu, Dragonara, Tardara e Cannitello. Effettivamente abitarono in tutta la Sicilia per 8000 anni, fino a quando sbarcarono, nel 1880 a.C., i Sicani, d’origine dell’Iberia, discendenti da Cam, figlio di Noè, e vissero per diversi secoli sul nostro territorio.

I Sicani, aiutati da Dedalo, costruirono la mitica reggia di Camico, per rendere omaggio il loro capostipite Cam, accanto alla città di Inico, sulla sponda destra del fiume Ypsa. Cluverio scrive: … scorre Ypsa appresso Inico, città della Sicania. Sullo stesso luogo, poi sorse la città araba di Belich, che assegnò il nome Belìce al fiume Ypsa.

Ritornando alla data del 26 maggio 2010, quale quarto centenario del nome “Santa Margarita”, dato a questo paese, ricordiamo che dopo l’unità d’Italia del 1861, al nome fu aggiunto “di Belìce”, per distinguerla da altri comuni omonimi.

                           
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