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Giambattista Di Giuseppe, margheritese e garibaldino
Giambattista Di Giuseppe, margheritese e garibaldino
Giambattista Di Giuseppe, margheritese e garibaldino admin
admin - martedì, 18 ottobre, 2011
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Cultura&Turismo [65]

di Ignazio Sciara
Sotto la Baronia dei Corbera, poi dei Filangeri, molte famiglie, attratte da concessioni, vennero ad abitare nel nascente paese di Santa Margarita. La de Ioseph poi Di Giuseppe fu tra le prime ad arrivare, probabilmente intorno al 1637, quando i Filangeri censivano i terreni limitrofi al paese. 
La provenienza del capostipite, di questa famiglia, è avvolta nel mistero, probabilmente fuggito da Roma, per sottrarsi alla giustizia dopo aver commesso un delitto. 
Alterato il cognome, Bartolomeo de Ioseph, si stabilì in Sicilia e precisamente a Monte San Giuliano (Erice), dove sposò Evangelista de Pace, il 9 aprile 1595. Il figlio maggiore, Girolamo Giuseppe, nato nel 1597 nella città di Monte San Giuliano, si sposò a Gibellina il 7 gennaio 1618 con Francesca di Polito e venne ad abitare a Santa Margarita, dove morì il 7 ottobre 1653. 
Il Di Giuseppe ottenne la parte estrema a ovest del Corso Maggiore (oggi via Libertà), tra l’attuale scuola Elementare e la Media. In questa zona esisteva una delle sette porte del paese, chiamata appunto “del Monte”, poiché la famiglia De Ioseph, proveniente da Monte San Giuliano, vi abitava, e ancor oggi i margheritesi chiamano questa zona lu Munti. I discendenti di questa famiglia, contribuirono allo sviluppo del paese, ricoprendo importanti incarichi pubblici e religiosi, acquistarono numerosi terreni agricoli ed ebbero il merito di costruire degli ottimi edifici. 
Uno di questi fu costruito accanto alla chiesa del Purgatorio; un’altra nella via La Marca, poi Crescimanno, oggi Traina; un’altra, ancora, nel quartiere del Rosario, accanto la chiesa di San Nicolò. Così il Josefi descrive quest’ultima abitazione: minuscola opera d’arte in stile barocco, dalla cornice che si riferisce alla rinascenza e dai fregi a spira dell’incastrata colonnetta che ricordano l’arte antica. In essa tra le decorazioni che li adornano, risalta sull’architrave l’impresa di famiglia, cioè il leone rampante in mezzo a una ghirlanda ovale, sormontata dal cappello cardinalizio: emblema del ministero sacerdotale del proprietario (foto). 
In realtà, una decina di membri di questa famiglia, seguì la vocazione sacerdotale, tra questi, Don Ignazio Di Giuseppe, che nel 1792, fu arciprete della Matrice e fece consacrare una chiesa, nel feudo Diesi, che un suo consanguineo, Vincenzo Di Giuseppe, aveva comprato nel 1701. Un’altra decina, di discendenti, prese l’abito monacale; due furono farmacisti e altri due ricoprirono la carica di sindaco: Gaspare Di Giuseppe dal 1864 al 1867 e Vincenzo Di Giuseppe dal 1882 al 1891. 
Tra le storie e gli avvenimenti della famiglia Di Giuseppe, nei Ricordi di Famiglia, l’autore Josefi racconta quella di Gioacchino Giacone, figlio di Calogero e di Antonia Di Giuseppe, il quale fu battezzato, nel marzo del 1813, ed ebbe come madrina, la regina Maria Carolina. La figura più rappresentativa, di questa famiglia, è quella di Giambattista Di Giuseppe, figlio di Giuseppe e Audenzia Sala, nato a Santa Margherita, il 17 gennaio 1816. Giovanissimo si trasferì con la famiglia a Palermo e professò il libero insegnamento. 
Insofferente al governo borbonico, che aveva abolito la carta costituzionale e abrogata ogni libertà, partecipò alla sommossa di Palermo del 1848. Repressa nel sangue, dopo pochi giorni, dal Luogotenente generale di Sicilia, Carlo Filangeri, il Di Giuseppe ricercato, fuggì a Torino e poi a Genova, sostenendosi con l’insegnamento. 
Nel 1860 aderì all’appello di Garibaldi, e con il grado di capitano, partecipò alla spedizione dei Mille. S’imbarcò da Quarto, il 5 maggio 1860, sbarcò a Marsala, combatté a Calatafimi e poi da Garibaldi fu mandato con il generale Orsini verso Corleone, per attirare l’attenzione dei Borboni. 
In questo modo, l’esercito Garibaldino entrò a Palermo, trovando il terreno sgombro di avversari (approfondimento nell’articolo di pag. 3). 
L’impresa della colonna Orsini, riuscì magnificamente e fu accolta a Sambuca, dove Giambattista Di Giuseppe, procedette per il suo paese natio, Santa Margherita, a salutare la sorella Anna, e raccogliere viveri e sussidi, per la riuscita dell’impresa garibaldina. 
Ritornato a Palermo, combatté con Garibaldi, a Milazzo, a Napoli, a Volturno e a impresa finita si arruolò nell’esercito regolare, col grado di Capitano. 
Fu Comandante ad Agrigento, poi a Cefalù e infine a Palermo. Si ritirò in pensione nel meritato riposo e nel desiderio della grandezza dell’Italia. Morì nel 1884. 
Per l’occasione del 150° dell’Unità d’Italia, Santa Margherita dovrebbe essere fiera di aver dato i natali a Giambattista Di Giuseppe, come patriota che si batté valorosamente per la riunificazione dell’Italia. 
Gli ultimi rampolli maschi, della famiglia Di Giuseppe, furono: Gaspare e Calogero. Il primo ramo si estinse con la morte del figlio Carlo nel 1968, mentre don Calogero, morto nel 1939, non ebbe figli e l’eredità (terreni e case) fu devoluta in affitto a cittadini margheritesi, tramite l’ECA, oggi il Comune. La sua tomba, attualmente, versa in pessime condizioni.

                           
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