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E' possibile coniare l'era informatica con la tradizione orale? Ci prova il progetto "S.O.L.E.". Ecco come.
E' possibile coniare l'era informatica con la tradizione orale? Ci prova il progetto "S.O.L.E.". Ecco come.
E' possibile coniare l'era informatica con la tradizione orale? Ci prova il progetto "S.O.L.E.". Ecco come. admin
admin - domenica, 26 aprile, 2015
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di Laura Bonelli

E' possibile coniare l'era informatica con la tradizione orale? Sembrerebbe un controsenso in termini, eppure il progetto S.O.L.E pare proprio abbia trovato un trait d'union tra due approcci d'apprendimento tanto dissimili. Questo esperimento nasce nelle zone più povere dell'India, grazie ad un professore di informatica indiano e, nel giro di pochi anni, si è sparso a macchia d' olio in molti paesi del mondo. La voglia di apprendere dei bambini, la loro capacità intrinseca di trovare da soli metodi e soluzioni, uniti in un salto (triplo carpiato) generazionale, attraverso l'esperienza di una persona anziana, sono gli strumenti per sviluppare questa tipologia di apprendimento.

In Italia, pioniere di questo metodo, è Riccardo Lodi il quale, dopo un’esperienza in qualità di ufficiale di Marina, una laurea in Scienze Politiche con indirizzo sociale,  un lavoro per una casa editrice, poi per una banca, da 10 anni a questa parte, ha scelto di occuparsi di dipendenza, lavorando in una comunità di recupero in qualità di educatore, ma la sua voglia di esperienze nuove (e belle) pare non volersi fermare ed ha così intrapreso la via del progetto S.O.L.E.

Riccardo ama ricordare una frase che scrisse Albert Einstein nel 1955, l'anno prima di morire, rispondendo alla lettera di un bambino:" La cosa importante è non fermarsi mai nel porre domande. La curiosità ha in sè la propria ragione di esistere...Non perdete mai la curiosità, non smettete mai di meravigliarvi".

Che cos'è il progetto S.O.L.E.?

Il progetto S.O.L.E. (Self Organized Learning Enviroment), nasce da 15 anni di osservazioni ed esperimenti educativi da parte di un professore di informatica indiano che insegna all'Università di Newcastle, in Inghilterra. Questo professore, Sugata Mitra, quando insegnava in India, avendo l'ufficio al confine con una baraccopoli, un giorno decise di mettere un computer a disposizione dei passanti della baraccopoli e vide i bambini avvicinarsi a quello strumento senza conoscerlo e, nel giro di poco, comprenderne il funzionamento e cominciare a fare delle ricerche sforzandosi di imparare l'inglese per riuscire ad utilizzare meglio il computer e navigare su internet.

Questa prima esperienza fu ripetuta decine di volte in posti i più vari: in sperduti villaggi indiani, in Nepal, in Australia, USA, Inghilterra e tanti altri paesi ed il risultato è sempre stato il medesimo: se si lascia un gruppetto di bambini, massimo 4 o 5, in un ambiente adatto e gli si pongono delle “grandi domande” (per grande domanda si intende un quesito che porti i partecipanti a scoprire argomenti ignoti essendo loro stessi i protagonisti della ricerca basata, essenzialmente sul desiderio di soddisfare la propria curiosità; un esempio tipico è il domandare: “Perchè la balenottera è l'animale più grande del mondo?” e non “Qual è l'animale più grande del mondo?” Nel primo caso la risposta è complessa e può arrivare a trascendere la domanda stessa mentre nel secondo caso basta scrivere “balenottera”), loro saranno in grado di ottenere risultati strabilianti, oltretutto divertendosi.

Con l'andare del tempo si è anche compreso che i gruppi di bambini devono essere incentivati e l'uovo di colombo è stato inserire, come educatore, la figura della nonna che deve utilizzare il cosiddetto “sistema wow” consistente nel far comprendere ai bambini che quello che stanno facendo è bello, sorprendente e positivo, anche quando la risposta alla grande domanda porta   ad altri argomenti o risulta non soddisfacente.

Il modo migliore per comprendere il progetto S.O.L.E.  credo sia guardare il video intitolato “Build a school in the cloud) sul sito www.ted.com, con il quale l'autore ha vinto il TED prize nel 2013 in qualità di miglior progetto educativo.

Quali sono gli strumenti pratici per poterlo realizzare?

Gli strumenti per poter realizzare il progetto sono semplici: una connessione a internet abbastanza veloce da permettere video chiamate, un computer, un tavolo e delle sedie: a questo si deve aggiungere la presenza dell'educatore che se è una nonna è meglio (di solito si punta su insegnanti in pensione), ma anche un genitore avveduto può imparare a gestire le sessioni.

Nel nostro caso io faccio da educatore in loco e ci colleghiamo con una nonna americana che ci aiuta ad imparare tante parole in inglese ed a rispondere a domande su argomenti che pensiamo possano incuriosire i bambini; arriveremo alle grandi domande per gradi.

Tu hai iniziato a metterlo in pratica, che tipo di esperienza ti sei trovato a vivere e che benefici hai riscontrato nei bambini che segui?

Io conduco sessioni S.O.L.E. con 4/5 bambini di età compresa fra i 7 ed i 10 anni da settembre e, se all'inizio pensavo bastasse fare in modo che rispettassero le consegne, ho subito capito che la parte più difficile è fare in modo che questa attività extra scolastica sia piacevole e porti dei frutti.

Ciò che ritengo importante è far passare nei bambini il concetto di internet quale strumento da utilizzare (sono convinto del grande rischio dipendenza dei social network ma anche della splendida potenzialità che offre il web a chi abbia voglia di scoprire ed imparare e se accompagniamo  le giovani generazioni verso questa consapevolezza agendo sulla loro naturale, nonché fantastica, curiosità, non faremo altro che aiutarli a costruire il loro domani), comprendendone le grandi possibilità e guidandoli nel tentativo di soddisfare la loro sete di sapere (che tutti i bambini hanno!).

Oggi, dopo alcuni mesi, i bambini sono sempre contenti di “incontrare” Kitty, la nonna americana, e piano piano sono loro stessi a porsi le domande a cui rispondere, almeno per quanto riguarda i bambini più grandi e solitamente sono domande complesse ed interessanti che vanno oltre il normale percorso scolastico.

Mi preme aggiungere una postilla: l’ambiente migliore per S.O.L.E. ritengo sarebbe un doposcuola nel quale le sessioni si terrebbero con il consenso degli insegnanti. Ultimamente mi è capitato di chiedere ad un neurologo e ad un fisico di poter essere parte del progetto perché ritengo che la curiosità suscitata dalle sessioni sia tale che, guidati da persone competenti, i bambini potrebbero scoprire aspetti meravigliosi della realtà. Il mio augurio è di poter condividere presto questo bel progetto con altri.

                           
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