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Diciassette anni fa veniva a mancare l'On. Gaetano Gulotta, capo indiscusso dei socialisti belicini
Diciassette anni fa veniva a mancare l'On. Gaetano Gulotta, capo indiscusso dei socialisti belicini
Diciassette anni fa veniva a mancare l'On. Gaetano Gulotta, capo indiscusso dei socialisti belicini admin
admin - mercoledì, 1 ottobre, 2014
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Riceviamo e pubblichiamo

Il 27 settembre ricorreva il diciassettesimo anniversario della scomparsa dell’On. Dott. Gaetano Gulotta; il 20 Settembre avrebbe compiuto novant’anni.

Uomo simbolo e unico capo indiscusso dei socialisti belicini, medico, ha segnato un’epoca nella vita umana, politica e professionale di Santa Margherita Belice, e non solo.  La sua carriera professionale, spesa al servizio del prossimo, ha avuto il suo primo riconoscimento con l’elezione alla carica di Presidente dell’Ordine dei medici di Palermo nel 1958, all’età di 34 anni. Medico pneuomologo e generico, in pochissimo tempo attirò per la sua indiscutibile capacità diagnostica un enorme bacino di pazienti, sia nel suo studio di Palermo che in quello di Santa Margherita, in quello che fu lo studio del suo zio – indimenticabile - Sen. Dott. Giuseppe Traina.

Il suo carattere e le sue capacità indussero gli allòra notabili siciliani della Democrazia Cristiana a formulargli l’invito alla scelta di una sua candidatura –  e sicura elezione - nelle file di quel partito, con l’aggiunta di ben altre riconoscenze, ma immediatamente rifiutò in quanto non poteva mai trasgredire la sua fede di militante socialista. La passione per la politica gli consentirono subito ad essere stimato compagno del Psi di Pietro Nenni e di Salvatore Lauricella dei quali fu un caro amico, per poi continuare fino all’ultimo seguendo e condividendo la politica riformista di Bettino Craxi.

L’attaccamento a Santa Margherita lo portò a fondare la sezione del Psi, in quel momento quasi inesistente, e che nel corso degli anni fu portata ad esempio per le sue sempre presenti battaglie all’interno della Federazione provinciale e regionale.

Consigliere comunale, sindaco e segretario della locale sezione, dovette affrontare con straordinaria capacità e con enorme responsabilità la trista e dolorosa vicenda del terremoto del 1968, in cui  trovò sempre accanto tutti i massimi dirigenti del suo partito. Nel 1971 fu eletto deputato regionale e Assessore regionale alla Sanità.

La sua indole riformista diede i suoi frutti con una serie di iniziative finalizzate a creare strutture ospedaliere, grandi e piccole, che ancora oggi sono presenti nel territorio regionale;  basti pensare all’attuale reparto di Chirurgia d’urgenza del Policlinico, al reparto di cardiochirurgia di Catania, a quello di emodinamica del Civico, a quello di cardiologia del Cervello e ai vari presidi ospedalieri sparsi nella Sicilia. Poi, l’incarico di Presidente dell’Usl di Sciacca dove potè portare a compimento la costruzione dell’attuale ospedale , di cui ancora oggi i funzionari di questo ente ne riconoscono la paternità.

Come nella vita di tutti gli uomini, non mancarono degli errori di cui si prese la responsabilità, ma di certo commessi in assoluta buona fede.

A noi preme ricordare qui gli ultimi giorni della sua vita; aveva un pensiero fisso in quei momenti, un pensiero a cui teneva molto: Santa Margherita di Belice, i suoi pazienti e i suoi concittadini.

“Devo fare qualche altra cosa, devo sistemare qualche altra cosa in paese, devo togliermi qualche pietra dalla scarpa nei confronti di qualche “specie” di socialista” diceva sempre. Di fronte alla sua malattia, pensava solo al suo paese, nei cui confronti aveva speso tutte le sue energie.

Era sua intenzione candidarsi alla carica di Sindaco, ma non ne ebbe il tempo.

Dovette assistere, invece, all’indegno (per loro) e  assordante silenzio del telefono, senza che nessuno di questa “specie di socialisti ” si preoccupasse di fare qualche minima chiamata per sapere almeno come stava; anzi, giungevano voci di tentativi di riunioni per defenestrarlo all’insegna del nuovismo da quattro soldi portato avanti da aspiranti first lady da repubblica della banane, e coadiuvate da inadeguati e incompetenti personaggi alla ricerca di un misero piatto di lenticchie, quando tutti questi hanno avuto sempre, nell’arco di una vita, accesso alla casa del Dott. Gulotta per chiedere e ottenere, dallo stesso, tutto: raccomandazioni di tutti i tipi, soldi per spignorare case, posti al comune, danaro per coprire cambiali, per acquistare muli e terreni, posti alla provincia, al comune, all’ufficio anagrafe, nella biblioteca, lezioni di scuola da lui pagate, posti di vigili urbani, negli ospedali, posti di infermieri, di ispettori sanitari, persino come veterinari, come ginecologi e ostetrici, segnalazioni in ogni tipo di esami universitari, concorso per avvocati (in questo caso segnalazione reiterata più volte e dall’esito infausto, e non certo per colpa sua), degenze nelle cliniche tutte pagate da lui, e molto altro ancora, senza mai chiedere nulla in cambio e senza mai domandare un soldo per una sua visita medica.

Dalla sua parte, fino all’ultimo, solo i suoi vecchi compagni , che sono stati sempre considerati come fratelli, sorelle e figli; mi corre l’obbligo di ricordare Cursio Saladino, Peppino Guzzardo, Ignazio Diecidue, Nazzareno e Andrea Perricone, Fanny e Maria Di Paola, Giovanni Bilello, Filippo Calandra, Pino Bavetta, Nicolino e Basilio Cicio, Gaspare Ferraro, Nino Ferreri, Nardo Ciaccio, Gioacchino Alfano, Giocchino Coppola, Nino Giambalvo, Nino Gulotta, la famiglia Barbera, la famiglia Amodeo, la famiglia Li Voti, la famiglia Giambalvo, la famiglia Manno, Giuseppe Tumminello e tutti i suoi pazienti ai quali oggi manca molto.

La sua storia e il suo peso umano, professionale e politico sono unici  e rimangono incancellabili nella storia di Santa Margherita, piaccia o no a tutti coloro (“i c.d. socialisti”)  che in tutti questi anni avevano il dovere morale di ricordarlo, per tutto quello che hanno ricevuto da lui, di quello  che si sa e di quello che non si sa.

Un abbraccio e un ringraziamento al direttore e ai lettori de L’Araldo.  

Avv. Antonino Gulotta

 

                           
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