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S. Margherita: si potrarrà fino al 20 agosto la mostra artistico-fotografia di Margo ed Eva Roth
S. Margherita: si potrarrà fino al 20 agosto la mostra artistico-fotografia di Margo ed Eva Roth
S. Margherita: si potrarrà fino al 20 agosto la mostra artistico-fotografia di Margo ed Eva Roth admin
admin - mercoledì, 6 agosto, 2014
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Inaugurata la mostra artistico-fotografica di Margo Cacioppo e Eva Roth, dal titolo "Riprendere  il filo della memoria …per rievocare la storia attraverso i ruderi di Santa Margherita di Belìce". L'esposizione, che si potrarrà fino al 20 agosto, si trova nel II cortile del Palazzo Filangeri Cutò di Santa Margherita di Belìce. Si tratta di 20 scatti fotografici di Margò Cacioppo manipolate in 20 immagini pittoriche di Eva Roth.

Ciò che  accomuna le opere delle due artiste è il senso dell’appartenenza, della partenza e  dell’arrivo, compromessi dalla modifica traumatica del  “luogo”: per Margo costretta da bambina a lasciare nottetempo la sua casa e il suo paese a causa del sisma del 1968 che devastò la valle del Belìce, e per Eva, la perdita della propria abitazione a causa di motivi personali. Si innesca per entrambe il senso del ‘mai appartenere e mai arrivare’ pur essendo partite numerose volte.

Sono i “luoghi” della città del Cafè House ferita e abusata, le cui case lacerate sono rese pietre, a scatenare memorie e sentimenti. Margo li cerca nello scatto fotografico di dettaglio dell’elemento architettonico, nella trama dei materiali, nella partitura scalare delle pareti frastagliate, nelle porte e nelle finestre che fanno da  quinta che buca il cielo’,  Eva li scandaglia nell’impulso visuale che la trascina a rappresentare, a più livelli, ‘qualcosa che manca’, ad aggiungere o togliere, a cercare la memoria che ancora esiste nelle case perdute.

Le due artiste lavorano, con alternanza, nella valle del Belìce. Margo per costruire, ricostruire, rappresentare e documentare l’anima che pulsa l’abitare-non abitare la città, Eva per ridisegnare e manipolare, con tecnica pittorica digitale o in maniera diretta le immagini di case abbandonate e oggetti in esse contenuti, intervenendo su un  ampio fondo creando  una corrispondenza tra il suo corpo e  l’impulso visuale per visualizzare quello che c’è  'fra le righe'. È questo l’intervento artistico che Eva ha eseguito sulle 20 foto di Margo Cacioppo.

Entrambe le artiste sono accomunate dalla ricerca dell’assenza, dall’interferenza tra  gli elementi riconoscibili e quelli non familiari. Due sono gli ambiti di interazione e transizione: i ruderi del quartiere Calvario – che raccontano la preesistenza come valore - e la   memoria personale di ‘perdita’ improvvisa della propria casa, che aggrava il senso stesso della perdita.

                           
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