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"Il testamento di Vantò" di Michele Barbera e le sue molteplici morali
"Il testamento di Vantò" di Michele Barbera e le sue molteplici morali
"Il testamento di Vantò" di Michele Barbera e le sue molteplici morali admin
admin - domenica, 22 giugno, 2014
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di Joseph Cacioppo

Si presta a diverse chiavi di lettura "Il testamento di Vantò" di Michele Barbera (Aulino Editore).

Trecento pagine hanno dato la possibilità all'autore di tracciare una storia intrigante dove il lettore può intravedervi più di una morale. Ad una prima  lettura può sembrare un giallo che tiene il lettore con il fiato sospeso fino alle fine. Complice il titolo ed i vari "sassolini" disseminati lungo il romanzo. Qualche altro può trovarvi una morale sulla diversità: la difficile convivenza tra i rom ed i gagè (i non rom). Non è escluso che qualche altro vi intraveda le conseguenze di una delusione amorosa, ma sarebbe meglio dire un "attimo non colto", un carpe diem mancato. Non mancano gli spunti per vedervi una sorta di ritrosia verso il progresso, le comodità della vita moderna, internet. I personaggi sembrano pirandelliani. La protagonista, non tanto occulta, sembrerebbe essere "la roba", l'eredità. Che in Sicilia, dove è ambientato il romanzo, rivestiva e riveste ancora oggi un ruolo altamente sociale. Causa frequente di dissidi familiare. Come di recente ha ben sinteticamente Marina Napoli in un suo post su facebook.

Ma quello che ha attirato l'attenzione del lettore occasionale è il repertorio di rapporti familiari che trovano spazio nel romanzo. Una lunga casistica, anche se tutta inquadrabile nella "vita etica" che induce al matrimonio come evento ineluttabile di sistemazione sociale. E che non fa tesoro del pensiero di Kierkegaard laddove sostiene che "l'esistenza è sempre dei singoli, e non può essere ricondotta ad alcuna unità sistemica sovraindividuale". Così nel romanzo troviamo il rapporto platonico tra il professore Giovanni Antonio Cusumano (detto Vantò) e Chiara. Dove Chiara sposa un altro anche se ama il prof. Cusumano, perchè così ha deciso la famiglia. Ovvero l'amore mai dichiarato e mai sopito di Lisetta nei confronti di Giovannino (Vantò), che non si è potuto trasformare in matrimonio a causa dell'emigrazione al nord dell'amato. L'unico ritratto sensuale viene dedicato alla copia Dimitri e Jamila: "Dimitri strinse a sé Jamila più forte. Percepiva, sotto il velo delle vesti, il battito accelerato del cuore della donna che quella danza, arcaica e propiziatoria, aveva accentuato, acuendo l'eccitazione dei sensi con movenze che sublimavano l'atto sessuale, ed, allo stesso tempo, liberavano dalle inibizioni e preparavano chi danzava all'amplesso". Ma Dimitri e Jamila sono rom, non sono gagè. Ed a loro l'autore concede di essere veri, di essere "singoli", di non essere catalogati nel conformismo. Per le altre "coppie" del romanzo - come canta Franco Califano - "tutto il resto è noia".

Anche Mimì Lopresti e sua moglie Rosina sono rappresentanti come esempio di matrimonio di sistemazione: lui impiegato con lo stipendio sicuro e lei figlia di beccamorto. Non fa eccezione il rapporto tra l'avvocato/sindaco Cirami e sua moglie Lina. "Lina era solo ... solo una moglie. In quasi trent'anni di matrimonio non gli aveva mai dato pensieri. Era servizievole e docile quanto basta. ... E poi, ad essere sinceri, in quegli anni tra loro non c'era mai stato un litigio, mai una discussione sopra le righe. Insomma, un matrimonio quasi perfetto. E ora, cosa c'entrava che lei si fosse messa a fare l'oca con Vantò?" Un matrimonio perfetto che viene messo in discussione solo perchè Lina ha scambiato, in piazza, due chiacchiere con Vantò. "Quando quella sera si coricarono, neanchè l'avere fatto sesso in modo selvaggio e quasi violento con la moglie lo aveva appagato. Dopo l'orgasmo non aveva potuto chiudere occhio, voltandosi e rigirandosi nel letto. Quella donna, con cui pure aveva fornicato con soddisfazione, non era più la Lina che conosceva. Maledetto Vantò".

Si, "Il testamento di Vantò" passa in rassegna varie tipologie di rapporti di coppia, ma è sbilanciato tutto sul matrimonio-sistemazione. Una morale che prevale sulle altre: sulle diversità, sulla "roba", sui sentimenti di vera amicizia tra Vantò ed i due giovani Leon ed Estrella, sul senso di giustizia. Un bel romanzo che l'autore dipinge nei minimi particolari. Ogni scena è descritta minuziosamente. Un quadro, o se si vuole un sceneggiatura completa e perfetta. Leggendo il romanzo ci si ritrova nella storia. Per i dettagli della trama si rinvia alla lettura del libro.

                           
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