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S. Margherita: gli strali della comunità ecclesiale nei confronti del 'parolaio di Babele'
S. Margherita: gli strali della comunità ecclesiale nei confronti del 'parolaio di Babele'
S. Margherita: gli strali della comunità ecclesiale nei confronti del 'parolaio di Babele' admin
admin - mercoledì, 5 febbraio, 2014
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Ripetere le frasi del Papa non immunizza dagli strali dell'arciprete del paese del Cafè House. A sperimentarlo sulla propria pelle è, in questi giorni, il neo titolare del "dicastero" della cultura di S. Margherita di Belice, Tanino Bonifacio. Su facebook il neo assessore margheritese ha estrapolato qualche frase di un discorso di Papa Francesco per inneggiare alla "omertà", ovvero al "pensiero unico" non potendo disporre dei mezzi del MinCulPop. In precedenza, dal terrazzo della "torre di Babele", aveva saccheggiato il repertorio di Papa Wojtyla per rivolgere al super latitante Matteo Messina Denaro il suo personale: "convertiti".

Adesso una nota (4 pagine) dell'arciprete di Santa Margherita di Belice mette i paletti ai "suggeritori" del sindaco Franco Valenti. E l'antica leggenda della "torre di Babele" - che pare risalga ai tempi dei Sumeri (3000 a.C.), poi ripresa dalle sacre scritture - paradossalmente ritorna d'attualità. Il messaggio è chiaro, sia nel contenuto che nel destinatario: "il cielo" non si raggiunge con la superbia di chi pontifica dal terrazzo della "torre di Babele", ma con lo stare sulla terra ed in mezzo alla diversità di linguaggio. Niente pensiero unico, quindi. E niente sermoni sul sesso degli angeli dal terrazzo della "torre di Babele".

Il casus belli che ha rotto il delicato equilibrio del "libera Chiesa in libero Stato", di cavouriana memoria, è l'utilizzo della canonica del complesso parrocchiale di S. Antonio Abate.

Dopo un ventennio, e con grande ritardo, sono stati completati i lavori di ricostruzione della "sola" canonica. Pare che l'Amministrazione di Franco Valenti abbia già deciso come utilizzare, per propri finalità, questi locali. La Comunità Ecclesiale margheritese non ci sta e per voce del suo arciprete mette nero su bianco il suo disappunto: i locali sono della Chiesa che intende utilizzarli come canonica.

La frecciata mira direttamente al "consigliore" del sindaco ed ai suoi presunti impegni pre-elettorali. "Il parolaio di Babele" non viene menzionato ma l'identikit è chiarissimo. Ancora una volta una "costruzione" - la "torre di Babele" ai tempi dei Sumeri e la "canonica" nell'era Valenti - è lo spunto per ripristinare la regola di come si aspira al "cielo": con la superbia esposta in terrazzo o parlando la lingua di tutti sulla terra?

Chi di "Babele" ferisce di "Babele" perisce, viene da dire.

Maggiori dettagli sul prossimo numero de L'Araldo, prossimamente in edicola.    

                           
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