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Il Gattopardo: menzogne di principe
Il Gattopardo: menzogne di principe
Il Gattopardo: menzogne di principe admin
admin - sabato, 10 agosto, 2013
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Come è stato possibile che Giuseppe Tomasi di Lampedusa abbia scritto Il Gattopardo? Il dubbio è legittimo. Specie adesso che il Premio letterario a lui intitolato è giunto alla X edizione e viene assegnato ad un premio Nobel.

Nato a Palermo, il 23 dicembre 1896, da un’antichissima famiglia che cominciava ad impoverirsi, Giuseppe Tomasi di Lampedusa a metà degli anni Venti conobbe a Londra la baronessa Alessandra von Wolff-Stmersll, una psicanalista, con cui si sposò. I trenta e più anni rimanenti – morì a Roma, il 23 luglio 1957 – lì trascorse a Palermo immerso in una vita abitudinaria, a base di copiose letture e caffè. Usciva presto da casa per recarsi alla Pasticceria del Massimo, in via Ruggero Settimo, dove faceva colazione. Più tardi si spostava al Caffè Caflisch ove incontrava gli amici, il pomeriggio si recava al Caffè Mazzara dove scrisse, tra il ’54 e il ’56, “Il Gattopardo

Un capolavoro scritto da un “romanziere principiante” (questo fù l’unico romanzo che scrisse), oltre a “I Racconti” (di cui verrà letto un bravo nella serata di consegna del premio allo scrittore Mario Vargas Llosa) ed a “Lezioni su Stendhal”.

Questa “inesperienza” fa capolino nel romanzo laddove il narratore, d’improvviso, si fa avanti sulla scena nascondendo con insolenza i personaggi per farci sapere che – molti anni dopo la fine del romanzo (1910) – “una bomba fabbricata a Pittsburgh, Penn, avrebbe dimostrato nel 1943” che i palazzi siciliani non erano eterni, o per distrarci con esclamazioni personali (”per quanto sia doloroso, bisogna dirlo”) che non spettano ai personaggi e si rivelano non pertinenti rispetto a quanto è narrato ne “Il Gattopardo”.

Non ebbe contatti con scrittori, tranne una fugace comparsa che fece a un congresso letterario, nel convegno di San Pellegrino, per accompagnare il cugino Lucio Piccolo. Non aprì bocca e si limitò ad ascoltare e a guardare.

Leggeva in cinque lingue e la sua cultura letteraria era molto vasta. Ma, anche così, il dubbio si ingigantisce quando si nota che questo perseverante lettore aveva scritto solo lettere finchè, a cinquantotto anni di età, non prese d’improvviso la penna per scarabocchiare in pochi mesi un capolavoro.

Come è stato possibile?

                           
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