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Quel silenzio liberamente scelto sul dibattito sul premio letterario internazionale G. Tomasi di Lampedusa
Quel silenzio liberamente scelto sul dibattito sul premio letterario internazionale G. Tomasi di Lampedusa
Quel silenzio liberamente scelto sul dibattito sul premio letterario internazionale G. Tomasi di Lampedusa admin
admin - domenica, 30 giugno, 2013
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A Santa Margherita di Belice il Gattopardo ha assunto aspetti quasi religiosi.

Il Premio letterario intitolato a G. Tomasi di Lampedusa, poi, ha conformato il suo modus operandi in tutto e per tutto all’essenza del famoso romanzo. Dal “che tutto cambi purché tutto resti com’è”, al “sonno dei siciliani”, fino a trovare ispirazione in quel ritmo iniziatico di quel “procedere attraverso il buio deserto verso il chiaro centro dell'intimità” richiamato dal Lampedusa per descrivere l’andare di don Fabrizio quando conduce Angelica nel salone principale del palazzo per il famoso valzer immortalato da Luchino Visconti.

Una nuova attenzione su un premio internazionale che si accinge a mettere in scena la sua decima edizione, è arrivata a seguito di una osservazione sollevata dal bravo giornalista Onorio Abruzzo. Il giornalista margheritese ha notato che le biografie degli scrittori che hanno ricevuto il premio internazionale G. Tomasi di Lampedusa non danno conto del premio ricevuto. Come mai, visto che si tratta di un premio internazionale? Ne è nato un interessante dibattito su facebook. Grande assente il direttore artistico del premio, Tanino Bonifacio, e l’intellighenzia locale. Un silenzio assordante. Un silenzio al dibattito, pare, trasmesso anche ai e dai due sorveglianti del cerchio magico. Una sorta di ordine che il “secondo sorvegliante” deve trasmettere quando uno o più aggregati al cerchio magico non tengono un atteggiamento corretto.

Un ordine che, al chiuso del cerchio magico, mai dovrebbe essere sentito. Ma quando le parole vengono proferite esse dicono che il “silenzio” è la formulazione paradossale deldovere liberamente scelto”. Una sorta di “privilegio, in quanto è l’espressione dell’immunità dall’obbligo comunicazionale che il mondo profano crea nei suoi aggregati”. Un silenzio “liberamente scelto” anche su indicazione, pare, venuta dal palchetto di un comizio pubblico.

Il primo sorvegliante, che siede su una pedana di due gradini, invece ha assunto il compito di vigilare che tra tutti i componenti del cerchio magico si formi quella fratellanza indispensabile alla coesione e che ognuno degli aggregati partecipi con assiduità alla pratica del cliccare “mi piace”, a prescindere di cosa. Inoltre, deve accertarsi che quanto disposto dal patron venga applicato, vigilando sull'istruzione degli aggregati, correggendoli e richiamandoli all’ordine se si discostano dalla “retta via”.

Tutto si è svolto come da copione. Il silenzio si è imposto. Il sonno dei siciliani ha avuto la meglio. Nessuno osserverà più che il premio internazionale G. Tomasi di Lampedusa non risulta riportato nelle biografie dei vincitori, tutto come prima.

Aspettando le ricadute culturali sul territorio, naturalmente. Per ora solo acqua in bocca.

                           
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