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S. Margherita: sulla revoca dei contributi Ionesco batte Tomasi di Lampedusa in consiglio comunale
S. Margherita: sulla revoca dei contributi Ionesco batte Tomasi di Lampedusa in consiglio comunale
S. Margherita: sulla revoca dei contributi Ionesco batte Tomasi di Lampedusa in consiglio comunale admin
admin - domenica, 5 maggio, 2013
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Eugène Ionesco, icona del teatro dell’assurdo, batte fuori casa Giuseppe Tomasi di Lampedusa, icona della fatalità gattopardiana. Teatro della “sfida” la casa di villeggiatura e centro di gravità del famoso romanzo “Il Gattopardo”: palazzo Filangeri di Cutò, a Santa Margherita di Belice. Interpreti involontari del teatro di Ionesco i consiglieri comunali del paese del Cafè House, che si sono esibiti davanti agli inconsapevoli fans della fatalità: i margheritesi. Tema della pièce teatrale ionesca “la revoca dei contributi di ricostruzione”. Gli attori non devono avere avuto molto tempo per studiare la parte loro assegnata e così è successo che il consigliere Baldo Portolano, più di una volta, si è intestata la titolarità della proposta di delibera, malgrado – oltre al testo scritto - anche l’ing. Aurelio Lovoy abbia ricordato che “l’atto di indirizzo”, posto all’esame del consiglio comunale, era un’iniziativa del sindaco Franco Valenti. Capita. Scivolone anche da parte del consigliere comunale che studia da sindaco, Roberto Marino. Come i personaggi della commedia “La cantatrice calva” di Ionesco, l’attivo e sempre preciso Roberto, per una sera ha deciso di “parlare” ma non di “comunicare” puntando sul muro contro muro, a prescindere degli argomenti. E, facendo finta di dimenticare la separazione di poteri esistente tra atto di indirizzo (politico) ed atto di gestione (conferenza di servizio), ha puntato il dito sulla minoranza consiliare. Roberto Marino ha tirato fuori la storia che “alla conferenza di servizio del 15 dicembre 2010” in cui si è decisa la procedura per la revoca del contributo di ricostruzione a chi non aveva alcuna intenzione di continuare i lavori “hanno partecipato anche i capogruppo consiliari. Soggetti che adesso si dicono contrari a questa delibera”. Il riferimento esplicito era rivolto al consigliere comunale Paolo D’Antoni. La freccia, però, era spuntata visto che alle conferenze di servizio non possono partecipare i capigruppo consiliare ma solo i soggetti interessati dall’aspetto gestionale della questione. Sulla stessa scia si è inserito il consigliere Baldo Portolano che ha puntato il dito sull’ex sindaco Giorgio Mangiaracina, oggi capogruppo di opposizione. “Cosa ha fatto Mangiaracina in cinque anni su quest’argomento – ha tuonato il prof. Portolano”. Nessuno gli ha ricordato che – visto che la competenza di indirizzo e di controllo è del consiglio comunale (Portolano docet citando lo statuto comunale) – più che a Giorgio Mangiaracina avrebbe dovuto rivolgersi a Gaspare Viola, che in quel periodo presiedeva il civico consesso. Ma, come abbiamo detto, gli “attori” di questa apprezzata pièce teatrale forse non hanno avuto tanto tempo per studiare la parte loro assegnata.

Chi ha avuto la pazienza di seguirci fin qui si sarà chiesto: ma quale era, fuor da metafora, il nocciolo della questione posto all’esame del consiglio comunale? E’ presto detto. Chi riceve il contributo di ricostruzione deve utilizzarlo entro un certo termine. Non è possibile lasciare i soldi in banca e non eseguire i lavori di ricostruzione. Ad un certo punto il sindaco Franco Santoro, con un’apposita conferenza di servizio, assieme ai suoi collaboratori ha messo a punto l’iter per porre rimedio al problema venutosi a creare, e per revocare i contributi non utilizzati. Era il 15 dicembre 2010. In questi anni l’ufficio tecnico ha fatto tutti i passaggi burocratici necessari per emettere il provvedimento di revoca dei contributi. Ma qualcuno deve aver capito che qualcosa di questo iter non va. Come correttamente ha ammesso l’ing. Aurelio Lovoy: “la norma che prevedeva la revoca è stata abrogata, ma sembrerebbe che una parte sia rimasta in vigore. Un legale potrebbe essere più preciso”. E così invece di rivolgersi ad un legale è stato convocato un consiglio comunale. Qui entra in scena il teatro dell’assurdo di Ionesco. Nella realtà gli atti di indirizzo sono atti politici e quindi prerogativa del consiglio comunale, mentre le conferenze di servizio sono atti gestionali. Nella gustosa pièce “teatrale” messa in scena, invece, si è chiesto al consiglio comunale di “confermare a posteriore l’atto di indirizzo (sic!) della conferenza di servizio del 15 dicembre 2010”. Un non-senso eccezionale. Una chicca della filosofia del nonsense. Lo spirito di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che sicuramente aleggiava nel salone della sua vecchia casa di villeggiatura, avrà ricordato le parole messe in bocca al giovane Tancredi: “se vogliamo che tutto rimanga com'è bisogna che tutto cambi”. Lo scrittore fa intendere che pensava al Parlamento di Torino, ma il concetto non cambia se calato ai consiglieri comunali margheritesi. Tutte vecchie glorie (unica eccezione Roberto Marino) quelli che hanno preso la parola: Paolo D’Antoni, Giorgio Mangiaracina, Baldo Portolano (che avrebbe preteso l’approvazione all’unanimità), Gaspare Viola, Ignazio Bilello, Francesco Ciaccio e Salvatore Ferraro. Quest’ultimo non deve essere stato avvisato che il canovaccio era riconducibile a Ionesco e – andando “fuori tema” – ha riportato tutti con i piedi per terra. “Vorrei chiedere al segretario comunale – ha detto il consigliere Salvatore Ferraro – se a prescindere di questo atto deliberativo, la procedura avviata da Franco Santoro dopo la conferenza di servizi del 15 dicembre 2010 può andare avanti”. La domanda cruda e reale ha creato il panico. Come osa rovinare una spettacolare rappresentazione di teatro dell’assurdo? Avranno pensato attoniti quanti si erano esibiti fino ad allora. La risposta del segretario comunale, Ninì Ferraro, ha gelato tutti: “la procedura concordata con la conferenza di servizio del 15 dicembre 2010, può continuare a prescindere di quello che si delibera stasera”. Delusione del consigliere comunale Baldo Portolano che pensava di passare alla storia margheritese per il suo primo “atto di indirizzo” (ancorché proposto dal sindaco Franco Valenti) che ha tentato di intestarsi malgrado ogni contraria evidenza. Anche l’intervento di Gaspare Viola si è ben inserito nella “situazione paradossale, comico-grottesca in cui i protagonisti dialogano sul nulla”. Il muro contro muro ha avuto il prevedibile esito: la maggioranza ha votato si e la minoranza si è astenuta. Tutto come da copione. Francesco Ciaccio l’aveva anticipato: “dovrò votare a favore”, si era lasciato sfuggire nel corso dei lavori consiliari. Pare che lo spirito di Ionesco, nell’accendersi il sigaro, abbia assunto una espressione soddisfatta per il buon lavoro fatto dai suoi allievi.

 

 

 

                           
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