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L'utopia possibile di Giuseppe Merlo
L'utopia possibile di Giuseppe Merlo
L'utopia possibile di Giuseppe Merlo admin
admin - mercoledì, 2 gennaio, 2013
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di Michele Vaccaro

Non è mai troppo tardi! A settant’anni Giuseppe Merlo, giornalista di lungo corso e di consolidata esperienza, si scopre narratore: ha, infatti, pubblicato un romanzo che, con un ossimoro, ha intitolato “L’utopia possibile” (Roma, Casa Editrice Arduino Sacco, 2012) e scritto in un linguaggio medio, talora tecnico, ma comprensibile a tutti. La storia, condensata in ben 214 pagine, prende lo spunto da un omicidio avvenuto in un grande centro montano siciliano, Calabella, poco prima di Natale. La vittima è un esponente politico molto equivoco, l’on. Palmisiani, ucciso, in modo insolito e anacronistico, da una freccia scagliata da una balestra che gli squarcia la gola, recidendo la carotide. Passano poche ore, e un campione di balestra, il fiorentino Bob Criniti, perde la vita, a Palermo, con la sua compagna e altri due amici, in seguito all’esplosione della sua mercedes. Le indagini sono affidate al solerte commissario Fanera. E con la trama qui ci fermiamo. Poi la storia si dipana avvincente e, pagina dopo pagina, esce fuori un’Italia sempre più corrotta, in mano a una casta di pseudopolitici ladri o, meglio, di ladri pseudopolitici, di ‘vampiri’ senza scrupoli, avidi, che succhiano le ultime gocce di sangue alla povera gente, ormai stanca, rassegnata, furibonda. Inquietante lo scenario politico, caratterizzato da intrighi, giochi di potere, atavici privilegi, intoccabili personaggi, immancabili discriminazioni, escort d’alto bordo, guerre di mafia, oscure trame degli onnipossenti servizi segreti, amministratori intenti solo a realizzare il proprio particulare, generose promozioni che hanno lo scopo di mandar lontano, e definitivamente, zelanti funzionari: in questo senso la storica vicenda di Cesare Mori, il Prefetto di ferro, è significativa. E, infine, le verità ufficiali, decretate dalla fredda ragion di Stato. Quella che, impeccabilmente, Giuseppe Merlo ci presenta è un’Italietta sferzata attraverso il ricorso a un magistrale uso dell’ironia, che il lettore decifra correttamente operando una semplice manipolazione semantica del messaggio; questa figura logica, che costituisce l’antitesi della realtà, in alcune pagine viene opportunamente esasperata sino a trasformarsi in sarcasmo.

Le situazioni socio-politiche descritte nella prima parte del romanzo, che l’autore stigmatizza in modo impetuoso, rappresentano lo specchio dell’Italia che va dalla caduta della ‘prima repubblica’ a quella ‘berlusconiana’, un’Italietta senza prestigio, che arranca, in perenne crisi economica e di valori morali. E questo stato di cose dura fino a quando non fa la sua comparsa un nuovo partito, ‘Equità e Giustizia’, che, dopo aver ottenuto la maggioranza assoluta, traduce in realtà l’utopia che coincide, in gran parte, con i desideri della gente e riporta la politica “da lucroso e losco mestiere a cui si era ridotta, alla sua ideale funzione di servizio disinteressato per la concreta attuazione del bene comune”.

Dal punto di vista del genere letterario, pensiamo di poter catalogare “L’utopia possibile” come un thriller fantapolitico, sia per l’inquietante atmosfera che lo contrassegna, sia per l’inaspettata conclusione e sia perché la tematica fantapolitica ben s’intreccia con quella utopica quando l’autore, come in questo romanzo, rappresenta dinamiche sociali e politiche idealisticamente effettuabili, suggerendo proposte ideologiche per concretare situazioni realizzabili. Nel libro, infatti, si passa da una sorta di blanda distopìa, cioè dall’analisi, reale però, della drammatica e sgradevole situazione socio-politica presente (ma senza conclusioni apocalittiche), a un’utopia, appunto, possibile, che si concreta in un graduale passaggio a un nuovo e auspicabile sistema socio-politico. Speriamo che Merlo, come lo è stato più volte da giornalista, anche come narratore sia profetico.

                           
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