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E' un'italiana la donna più potente dell'India
E' un'italiana la donna più potente dell'India
E' un'italiana la donna più potente dell'India admin
admin - venerdì, 21 dicembre, 2012
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di Simone Davvocato

La donna più potente dell'India è di origine Italiana. Si tratta di Sonia Gandhi, all'anagrafe Antonia Edvige Albina Maino, nata nel '46 in provincia di Vicenza e cresciuta, fino all'età di 18 anni, ad Orbassano (TO), dove i genitori Stefano e Paola si trasferirono quando aveva 3 anni.

La sua vita rocambolesca prese una piega che ha dell'incredibile durante il soggiorno a Cambridge, dove si era recata per apprendere l'inglese. Infatti, ad appena un anno dal suo arrivo,  nel ristorante greco dove lavorava per sbarcare il lunario, incontrò Rajiv Gandhi. Si trattava del primogenito dell'allora primo ministro indiano, Indira Gandhi, iscritto al Trinity College dell'Università di Cambridge –dove non terminerà mai gli studi- che avrebbe sposato dopo tre anni e che sarebbe diventato il nuovo primo ministro dopo l'assassinio della madre. Entrò così a far parte della famiglia Nehru-Gandhi che, per circa quarant’anni (’47-’67) e quasi ininterrottamente, governò l’India, essendo sempre a capo del partito di maggioranza assoluta, il Partito Nazionale del Congresso (PNC).

Il suo ingresso sulla scena pubblica si ebbe qualche anno dopo l'assassinio del marito, quando si decise ad accettare la leadership delPNC, ossia il partito del “Mahatma” Gandhi che guidò l’India all’indipendenza, nel momento di sua massima difficoltà. Si può immaginare la complessità della sua sfida, dall’ostacolo delle origini italiane a quello di dover tenere le redini di un partito sull’orlo della dissoluzione (vedi il Pdl in Italia), passando per il peso ereditato dalla controversa gestione della suocera (Indira Gandhi) e da quella fallimentare del marito, non a caso entrambi assassinati.

Secondo gli osservatori, la seconda signora Gandhi, finora, è riuscita a ricompattare il partito, reintroducendo un minimo di vita democratica al suo interno, ead intercettare lo scontento delle masse rurali, puntando su una politica che, fermo restando i principi neoliberisti adottati negli anni ‘90,non trascurasse le esigenze delle classi più povere. Inoltre, il merito principale sembra essere stato quello di reintrodurre il principio della laicità, realizzando un’ampia alleanza di forze laiche in grado di ritornare al governo e arginare la deriva del fondamentalismo indù che ha trovato la sua massima espressione nel Bjp, partito di destra dai connotati poco rassicuranti per la tolleranza e la convivenza pacifica.

Il dato incontrovertibile consiste, però, nel fatto che, in una cultura dove non sono il potere o la ricchezza a dare prestigio bensì la capacità di rinunciarvi, Sonia Gandhi ha incarnato gli ideali eticamente più elevati della cultura indiana, rifiutando, dopo aver ottenuto l’assenso da tutti gli alleati nel 2004, l’incarico di formare il governo. In ogni caso, al netto dei detrattori infamanti riconducibili al fondamentalismo politico indù, la sua figura emana grande dignità e senso di responsabilità, enfatizzati dall’estremariservatezza e inaccessibilità che infondono un’aura misteriosa ed intrigante su una donna di indubbie capacità morali, almeno stando a quanto dicono i collaboratori.

Insomma, sembrerebbe conformarsi al ritratto del politico ideale che tanto avrebbe giovato al quadro miserabile della nostra politica gretta e cialtrona. La cosa che fa ben sperare è che, se una donna del genere è nata e cresciuta in Italia, almeno sappiamo che i nostri problemi non sono genetici ma di forma mentis; quindi bisogna ripartire dall’educazione e dall’istruzione, non dalla loro abolizione.

                           
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