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Dall'India: la festa delle luci, per festeggiare la vittoria del bene sul male
Dall'India: la festa delle luci, per festeggiare la vittoria del bene sul male
Dall'India: la festa delle luci, per festeggiare la vittoria del bene sul male admin
admin - lunedì, 19 novembre, 2012
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Simone D’Avvocato

Fresco di laurea magistrale in Economia ho scelto di avventurarmi in un’esperienza di stage in India della durata di sei mesi, per arricchire il mio bagaglio culturale nonché il mio curriculum con una attività decisamente fuori dalle righe. Arrivato da circa un mese, il subcontinente indiano si è apprestato a trascorrere dei giorni importanti dal punto di vista religioso; quindi sociale in un paese dove il confine tra cultura e religione è molto labile se non imperscrutabile. Dall'11 al 13 ottobre si è celebrato il Diwali o, per noi più intuitivo, la Festa delle Luci.

Per spiegarla grossolanamente, senza far torto a nessuno, si può dire che è un'importante ricorrenza induista - a quanto ho capito, la più importante - con la quale si celebra la vittoria del bene sul male, della vita sulla morte, della verità sulla menzogna, e che si associa ad una leggenda popolare secondo cui Rama, l'incarnazione del Dio Vishnu (il Custode dell’universo o essere supremo che pervade tutti gli esseri), tornava da 14 anni di esilio in una foresta, dopo aver sconfitto il re-demone Ravana, per essere accolto dal popolo di Ayodhya tra una moltitudine di lampade accese. In realtà, le credenze sono più di una e dipendono dalla regione in cui ci si trova piuttosto che dall’estrazione sociale delle famiglie. Così, potrebbe rappresentare la venuta della dea della salute e dell’abbondanza, Lakshmi, oppure la sua unione con Vishnu e chi più ne ha, più ne metta. La cosa certa è che questo periodo rappresenta per tutti gli indiani il momento della riconciliazione e dei nuovi propositi.

La mia reazione si può riassumere in un affascinato "wow!", non tanto per la leggenda quanto per la profondità della portata spirituale che, francamente, rispecchiava in pieno la mia idea di India. A questo punto le premesse prospettavano un momento unico, soprattutto per un ospite come me, nonostante i preparativi si fossero protratti in sordina.

Mi ero convinto che il meglio sarebbe presto arrivato senza far rumore, avendo conosciuto da vicino lo stile dimesso, anche solo di un piccolo campione, del popolo indiano. Non mi curavo del fatto che nell'aria non ci fosse niente di nuovo, non si respirasse l'atmosfera che richiede un avvenimento del genere, credendo che la mia origine mediterranea ed europea non mi fornisse gli adeguati "strumenti di lettura".

Ecco come l'ho vissuta io a Chennai (Madras), che spero non sia una realtà rappresentativa dell'India. Tre giorni ininterrotti, se non per le ore piccole che vanno, orientativamente, dalle 11 alle 5 del mattino, di botti e fuochi di artificio in tutta la città. Stop.

Voglio dire, i fuochi di artificio piacciono a tutti, anche a me, ma tre giorni?! Poi qua, che c'è un'aria così inquinata che, al confronto, nei pressi dell'ILVA di Taranto sembra di stare nel mezzo del polmone terrestre della foresta amazzonica! E poi, i botti nelle ore di luce erano tutti necessari? E ancora, botti e fuochi e, solo, botti e fuochi sparati da chiunque in ogni dove? In pratica, una tortura non una festa!

Peraltro, prima di  pervenire una preoccupante escalation nell'ultimo giorno festivo, mi sono svegliato di soprassalto alle 4 del mattino con un mal di testa esagerato, pensando di ritrovarmi in guerra e di essermi perso qualche passaggio pregresso. Lo so che pensate che stia esagerando, ma non avendo prontamente ricordato la situazione precaria, davvero l'ho pensato per qualche istante. Ora ce n'è da ridere su parecchio, si capisce.

Così, la mattina del 13 di ottobre, ultimo giorno di equilibrio instabile, dopo "l'esperienza mistica" del risveglio, mi sono aggirato nei dintorni come un lupo in cattività senza pervenire qualsivoglia segnale d'atmosfera festiva ... se non la drastica riduzione del traffico che, comunque, da queste parti è da accogliere come un vero dono del cielo, credetemi. Insomma, leggi tre giorni ininterrotti di rumore assordante in tutta la città uguale l'inferno!

Riassunto del mio martedì 13 ottobre, culmine delle celebrazioni: ho sfiorato la crisi di nervi. Ripetutamente. Durante tutta la giornata. Se non poteva sparire la città intera, sarei sparito io volentieri.

In conclusione, è stato un momento unico. Dico davvero, nel senso che è stata senz'altro l'ultima volta!

 

P.S.: il 14 ottobre, chiacchierando in un momento di pausa, una ricercatrice indiana attacca sul Diwali. Io, sornione, mi defilo dalla conversazione per non dover rispondere penalmente delle mie azioni. Mai nessuna scelta si rivelò più assennata.

Alla domanda inerente i cracker (petardi) rispondeva: "No, io non ne ho sparati. I miei figli però si, sapete i bambini...".

Io pensavo nel frattempo: "Come, i petardi ai bambini? Ma chis so' matt'!"

E continuava: "Mi piace assistere, si, ma non spararli, già l'inquinamento è [...]. E poi così li abbiamo risparmiati anche per oggi. Lo fanno in tanti!".

Ho chiesto asilo politico allo Sri Lanka.

 

 

                           
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