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E se, a S. Margherita, cambiassimo il nome a piazza Matteotti?
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E se, a S. Margherita, cambiassimo il nome a piazza Matteotti? admin
admin - martedì, 7 agosto, 2012
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Pubblichiamo un intervento apparso sul blog Il Movimento

Vorrei lanciare una proposta: cambiamo il nome della principale piazza del Comune di Santa Margherita di Belice, da “piazza Matteotti” in “piazza delle Esposizioni”. Il cambiamento, tutto sommato, dovrebbe essere una atto dovuto. Giacomo Matteotti, l’antifascismo, la libertà, la democrazia, stanno cadendo nel dimenticatoio. Meglio un ritorno alla Regina Maria Carolina (alla quale è stata dedicata lo slargo antistante il Museo della Memoria. Sa di nobiltà, di nostalgia per i Borboni. Archiviata dalla coscienza collettiva l’opera di Cavour, di Mazzini, di Garibaldi e dei Mille, abbiamo ritagliato un pezzo di piazza Matteotti per dedicarla alla “donnafugata” che fa tanto chic con Tomasi di Lampedusa. Lo slargo poteva essere dedicato a chi ha favorito la fine dei Borboni, invece è stata preferita un’esponente dell’Ancien Régime. In nome del Gattopardo, naturalmente.

Poi è stata la volta della scultura testimonianza del terremoto che nel gennaio 1968 portò morte e distruzione nella Valle del Belìce. Avrebbe potuto essere collocata in via “XV Gennaio”, ovvero nella zona dell’ex baraccopoli Pasotti, testimonianza di un’opera di ricostruzione non compiuta. Invece è stata posta nel salotto di città intitolato a chi si era opposto al futuro Duce. Il nuovo che avanza – per fare il verso all’intervento di Francesco Sciara su questo stesso sito - ama mettere la “Vespa” in salotto per dimostrare che, economicamente, se la può permettere, e si è convinto che non è chic ricordarsi quello che riportano i libri di storia: il consumismo prevale sul proprio passato.

Adesso è in arrivo un’altra statua che qualcuno dice sarà dedicata alle vittime del terremoto del Belìce. Altri, considerato che sarà inaugurata l’11 settembre, sono propensi a collegarla con l’attentato alle Torre Gemelli. In entrambi i casi viene da chiedersi: cosa c’azzecca con la figura simbolica di Giacomo Matteotti, al quale la piazza è intitolata?

Ecco quindi la banalità della proposta: se la figura di Matteotti è diventata un peso, e se il luogo si presta per “esporre” le testimonianze della nostra “memoria” più o meno recente (Ancien Régime, terremoto del ’68, vittime delle torre Gemelli), allora perché farci deridere da chi, in piazza Matteotti, si aspetta di trovare un busto, una targa, un segno qualsiasi che riconduca al politico che il 30 maggio del 1924 ha denunciato, alla Camera dei Deputati, brogli elettorali da parte dei fascisti, e dieci giorni dopo fu rapito ed assassinato. Vogliamo che sia il luogo di esposizione delle nostre “eccellenze”? allora chiamiamo il salotto di città con il nome di “piazza delle Esposizioni”.

E nessuno potrà dirci che se vogliamo che tutto cambi tutto deve restare com’è.

Joseph Cacioppo

                           
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