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I camaleonti della politica puntano sulla memoria corta dei margheritesi
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I camaleonti della politica puntano sulla memoria corta dei margheritesi admin
admin - lunedì, 5 marzo, 2012
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Squilla il telefono in redazione. Una, due, tre, tante volte. I lettori de L’Araldo chiedono notizie sul silenzio degli ultimi giorni in merito agli aggiornamenti sulla situazione politica margheritese. Ripetiamo a tutti lo stesso ritornello: ci siamo imposti una pausa per diversi motivi. Eccoli questi motivi:

a)      gira e rigira, riunione dopo riunione, la situazione che si è venuta a creare sta mettendo a nudo che si hanno enormi difficoltà a mettere su una lista elettorale;

b)      che i tanti candidati sindaco non avevano fatto i conti con lo scoramento dei margheritesi;

c)      la mancanza di programmi e di idee sta stancando anche gli addetti ai lavori.

Andiamo con ordine. Le riunioni tra i vari aspiranti amministratori sono solo comparsate. Uno strumento per far vedere agli altri la propria forza elettorale. Anche se nessuno ci crede. Il gruppo di Tizio, esce da una riunione con Caio, e va all’incontro con Sempronio. Nella speranza che qualcuno riporti, sul blog o sul giornale, questa dimostrazione di esistenza politica. Se ne parla, quindi esisto. Gli scenari vanno delineandosi. Le liste molto probabilmente saranno due: una appoggerà Salvino Barbera e l’altra Franco Valenti. Gli altri aspiranti candidati sindaco che hanno affollato il palcoscenico dell’aria fritta ritorneranno alla loro routine, aspettando la prossima tornata elettorale per farsi rivedere in giro. La disomogeneità della coalizione che appoggia Salvino Barbera, ha fatto registrare qualche distinguo per alzare il prezzo del “cosa mi tocca”. L’ipotesi di una lista Mangiaracina, ha movimentato il libero mercato delle vacche. “La grande coalizione” tra i quattro “cuori solitari” (Bonifacio, Maggio, Valenti e Viola) è durata meno di una settimana. Tanti gruppi e gruppetti sono rimasti delusi dal fatto che nessuno li prende in considerazione. Le riunione “operative” si fanno tra pochi. I “gruppi” vengono lasciati a casa, salvo poi essere presi per mano e condotti all’ovile.

Gli aspiranti amministratori puntano sui bisogni per far breccia nel cuore del potenziale elettore: il lavoro. Facendo credere che un sindaco può portare lavoro. Se così fosse perchè le precedenti amministrazioni non ci sono riuscite? Ma, si sa, il bisogno rende ciechi. Il pane lavoro e prospettive si è trasformato in “lavoro, sviluppo e turismo”. Un modo come un altro per non far capire la pochezza dei programmi e delle idee. Uscite di scena definitivamente le probabili candidature a sindaco di Joseph Cacioppo, Calogero Maggio e Gaspare Viola. I foulard ancora svolazzano. L’Amministrazione uscente ha vestito i panni del camaleonte e si stanno intrufolando nei vari schieramenti. Sanno che i margheritesi hanno la memoria corta. Intanto il vice sindaco Ignazio Abate ha pubblicato, sul sito istituzionale, un avviso con la quale certifica che i lotti assegnati dalla Comm. ex art. 5 L. 178/76, sono di proprietà demaniale. Si è scordato di precisare perché la sua amministrazione non ha provveduto ad emettere le ordinanze sindacali di trasferimento. Si è scordato di dire perché lui ed il sindaco Santoro chiedeva ai margheritesi di effettuare dei versamenti illegittimi come condizione per emettere l’ordinanza sindacale di trasferimento di proprietà. Mentre per pagare lo straordinario per redigere queste ordinanze i soldi sono stati presi dal capitolo della ricostruzione. Ma i margheritesi hanno la memoria corta. I candidati amministratori, da parte loro, si girano dall’altra parte per non vedere. Il bene del paese si persegue con l’aria fritta. Le questioni reali vengono etichettate come “pallino” di qualcuno. E così il sindaco continuerà a mettere le mani in tasca ai margheritesi e nessuno ne parla. Nemmeno in campagna elettorale. Il dibattito politico si ferma sul chiacchiericci sui blog e sui giornali. Se questi si fermano per qualche giorno, allora anche il dibattito si ferma. Lo sport locale è quello di ribattere su ciò che è stato appena detto. Nessuno offre nuovi spunti di dibattito. Che paese. Che classe politica. Che classe dirigente. 

                           
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