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Il cavallo di Troia irrompe nella politica margheritese per l'elezione del sindaco
Il cavallo di Troia irrompe nella politica margheritese per l'elezione del sindaco
Il cavallo di Troia irrompe nella politica margheritese per l'elezione del sindaco admin
admin - venerdì, 24 febbraio, 2012
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Alla fine dovrebbero essere tre i candidati a sindaco che il 6 e 7 maggio si disputeranno la poltrona di sindaco del Comune di Santa Margherita di Belice. Con molta probabilità si tratterà di Franco Valenti, Salvino Barbera e Joseph Cacioppo. Franco Valenti con la mossa del “cavallo di Troia” è riuscito ad uscire dall’isolamento ed ad espugnare le deboli roccaforti dei gruppi che si riconoscono in Vito Bufalo e Salvatore Ferraro. Roccaforti che si sono fatte trovare con le porte aperte. Andiamo con ordine. L’accordo Valenti-Mangiaracina sancito con la convencion del 5 febbraio aveva dato visibilità al movimento politico “Il futuro dipende da te”. Alla visibilità era seguito, però, l’isolamento. Il gruppo non è riuscito ad andare oltre il nucleo fondante: gente che da oltre vent’anni è sulla scena della politica margheritese. Il “paravento” dei giovani è venuto subito giù. Per uscire dall’impasse ecco spuntare il geniale “cavallo di Troia” del “congelamento della candidatura di Valenti”. Il messaggio, che la poltrona di primo cittadino potrebbe non essere blindata, non viene recepito subito. Ecco allora debuttare in pubblico l’ex assessore della giunta Mangiaracina. Matteo Raimondi è più esplicito: non è vero che tutte le poltrone e le poltroncine sono impegnate. E’ autogol. L’Araldo fiuta la manovra per espugnare la “città di  Troia” della politica margheritese. Incalza Raimondi, il quale balbetta, riconosce che si trattava di un messaggio rivolto ai soli politici locali, ancorché la missiva fosse indirizzata ai margheritesi. Poi per difendersi da chi gli aveva fatto notare che la gente non ha capito cosa voleva dire, da “colomba” si è trasformato in “falco”. E via con le offese. E’ gaffe. Lo stile “Calogero La Marca” della convencion del 5 febbraio, viene adottato a piene mani: è “lento” chi afferma di non aver capito la sua lettera “ai margheritesi”; è “vile” chi assieme al testo non pubblica anche la sua firma e la sua foto. Non spiega quale sia l’aggettivo da usare per chi, in cinque anni, non ha pubblicato neanche il testo. Il post è imbarazzante. La risposta indiretta è gelida: studia e poi parla. Il messaggio delle “sirene di Ulisse”, però, questa volta viene immediatamente recepito. All’incontro di mercoledì 22 febbraio, Gaspare Viola riceve lo stesso trattamento che il sodale Vito Bufalo ha ricevuto alla convencion del 5 febbraio. Questa volta a redarguire Viola ci pensa Pasquale Saladino, gran sostenitore di Salvino Barbera.

Già la riunione del 22 febbraio. Gaspare Viola partecipa a nome del suo gruppo, ufficialmente per sancire quanto concordato nei precedenti incontri con il gruppo Barbera-Ventimiglia, sostanzialmente per trovare una scusa per prenderne le distanze ed accorrere al richiamo delle “sirene di Ulisse”. Le melodie delle “sirene di Ulisse” hanno già invaso il suo cuore: “non è vero che tutte le poltrone sono impegnate”, “non è vero che tutte le poltrone sono impegnate”. Il gioco è semplice. Nel gruppo sono esperti nel farsi togliere la parola: basta tirarla per le lunghe. Tanto quanto basta per far innervosire i palati semplici. Il “complice” involontario assume le sembianze dell’ex assessore Pasquale Saladino. Viola tira un respiro di sollievo: missione compiuta. Saluta e se ne va. L’appuntamento con Franco Valenti è già stato confermato. A Salvino Barbera, restano i gruppi di Leo Ventimiglia e di Leo Artale. Quest’ultimo remore dell’incontro, con il sindaco uscente, di una settimana prima. Di tale incontro è trapelato solo che i dolcini sono stati portati da Franco Santoro. Top secret su quanto concordato. La sera del 22 febbraio, ad incoronare Salvino Barbera sindaco c’era anche l’infaticabile Paolo D’Antoni. Lì per lì nessuno ha percepito perché Gaspare Viola è andato via prima della fine della riunione. A capirlo, dopo averlo sperato, è stata la diplomazia guidata dal “proconsole” Salvatore Ferraro. Ferraro - diventato famoso per i suoi interventi in consiglio comunale in questi ultimi cinque anni - “minacciando” di proporre un proprio candidato, e sulle note delle “sirene di Ulisse”, è riuscito ad ottenere udienza dal “candidato congelato” Franco Valenti. Il “cavallo di Troia” ha fatto ingresso nella “città” dell’incompatibilità politica. Ha espletato la sua funzione. L’isolamento è stato rotto. I “proconsoli” Bufalo e Ferraro, non aspettava altro: un’uscita dignitosa dal cul de sac in cui si erano cacciati. Ingessato, invece, resta la posizione dell’altro “proconsole” di questa rocambolesca campagna elettorale: Peppino Infantino, fratello del compianto Antonino. Gira e rigira, Infantino, non è riuscito a trasmettere credibilità su una candidatura per un governo tecnico ed il tempo rischia di sfuggirgli di mano. Tutti i candidati si sono scordati dei problemi reali dei margheritesi. Il partito delle “cartelle pazze” potrebbe puntare su Joseph Cacioppo. Come potrebbe fare anche il “partito” dei margheritesi che non condivide il monopolio sul cimitero ed è contrario all’imposizione del sindaco Santoro, e del suo vice Ignazio Abate, che pretendono dai margheritesi dei versamenti non dovuti per emettere l’ordinanza di trasferimento in proprietà dei lotti assegnati dalla speciale commissione ex art. 5. Questi i probabili scenari. A meno che, all’ultimo momento, non dovesse spuntare un candidato donna, insegnante di sostegno presso la scuola di Santa Margherita di Belice.    

t.b.

                           
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