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La In.Ca.R. di Montevago ha festeggiato 40 anni di attività
La In.Ca.R. di Montevago ha festeggiato 40 anni di attività
La In.Ca.R. di Montevago ha festeggiato 40 anni di attività admin
admin - giovedì, 9 febbraio, 2012
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La In.Ca.R., azienda leader nell’estrazione e lavorazione di inerti, ha festeggiato il suo quarantesimo anno di attività. La società di Montevago, infatti, è stata costituita nel 1971 anche se ha iniziato ad operare, come impresa individuale, già nel 1968. Già il nome fa capire il settore d’attività: le iniziali di “inerti calcari” formano la parte iniziale del nome, mentre la “R” finale si riferisce al nome della contrada dove ha mosso i primi passi l’azienda, contrada “Rovetto”. Un nome, una passione.
A muovere i primi passi nel lontano 1968 sono stati i cognati Melchiorre Mulè e Girolamo Tigri. Due storie diverse che il destino ha fatto incontrare. Il sig. Melchiorre Mulè operava già nel settore estrattivo, essendo titolare di una cava di tufo (pirrera di chiappetti). Il sig. Girolamo Tigri, invece, viveva in America dove gestiva una lavanderia. Nel dicembre del 1967, Girolamo Tigri, originario di Partanna, si trova a Montevago, per far visita agli anziani genitori, assieme al resto della famiglia, la moglie Francesca Mulè e le figlie Giovanna e Domenica.
Il destino, quella volta, ha assunto le sembianze del tragico terremoto che nel gennaio 1968 portò morte e distruzione nella Valle del Belice. La notte del terremoto Girolamo Tigri e la sua famiglia uscirono indenni dalla casa paterna di Montevago. Il luttuoso evento fece si che il sig. Girolamo restasse a Montevago per tutta la fase dell’emergenza, mentre il resto della famiglia ritornò in America.
Ad un certo punto Girolamo Tigri telefona ai familiari in America e dice loro: “Vendete tutto, dobbiamo trasferirci a Montevago”. Così iniziò l’avventura imprenditoriale che poi portò alla costituzione della società In.Ca.R..
In un primo momento l’azienda iniziò a “coltivare” la cava di contrada Rovetto. Nel 1975 l’attività estrattiva si spostò, di alcune centinaia di metri, in contrada Pianotta, sempre in territorio di Montevago. Nel 1987 la società tra Mulè e Tigri registra un divorzio. Melchiorre Mulè lascia il settore estrattivo per dedicarsi ad altre attività. Tutta la società passa a Girolamo Tigri. Da un’attività prettamente manuale, si passò ad una lavorazione meccanica. In un crescendo di ammodernamento che di anno in anno ha portato l’azienda alle dimensioni attuali. L’attività schematicamente si svolge con due linee di lavorazione, la prima all’interno della cava vera e propria dove si estrae il materiale calcareo e dove viene ridotto in pezzatura facilmente trasportabile e lavorabile. Dopo il materiale è trasportato all’impianto di frantumazione, dove il pietrame viene trasformato in sabbia e pietrisco.
La moderna attrezzature ha una capacità estrattiva di circa 1.500 metri cubi al giorno, mentre l’impianto di frantumazione si aggira sugli 800 metri cubi al giorno.
Motivi di salute, riconducibili alla prima metà degli anni novanta, vedono rallentare la presenta del titolare alla guida gestionale dell’azienda. Ad affiancare il padre, alla guida dell’azienda, comincia a muovere i primi passi la figlia Domenica Vita. Mentre le cariche gestionali vengono assunte dalla moglie, la signora Mulè Francesca, che conserva ancora oggi la carica di amministratore unico della società. Una gestione familiare, dunque. Che ha portato lustro ad una delle maggiori aziende del territorio. Nel 2000 Girolamo Tigri viene a mancare. E la gestione si tinge completamente di rosa, la signora Francesca assume la guida della società come amministratore unico, mentre le tre figlie: Giovanna, Domenica Vita e Rosanna, siedono nel consiglio di amministrazione. Domenica, “Mimma”, diventa il braccio esecutivo dell’azienda. Attualmente la figlia Domenica Vita, che presidia gli uffici in contrada Pianotta, tratta con fornitori e clienti, e insieme alla guida vigile della madre da disposizioni al loro gruppo di operatori. Prima la forza lavoro era numericamente superiore, “i mazziatori”, cioè gli operai che provvedevano a ridurre i blocchi di pietra “cavata”, oggi sono stati sostituiti da mezzi meccanici e si sono ridotti. Difatti oggi la forza lavoro consta di solo quattro unità. “Nei vari anni gli operatori hanno avuto ed hanno un ruolo importante ed indispensabile ed è anche grazie al loro impegno che si continua a mandare avanti l’azienda - spiegano in azienda”.
L’area interessata dall’ attività estrattiva si aggira sui 18 ettari. La signora Mimma è anche addetta a svolgere il ruolo di “fuochino” cioè di responsabile dell’esplosivo necessario per effettuare le “volate”, cioè le esplosioni controllate per cavare il materiale calcareo. Materiale utilizzato per il confezionamento del calcestruzzo, del materiale bituminoso ed è impiegato anche per manufatti prefabbricati.
Alla In.Ca.r., alla signora Francesca Mulè, ed a tutto lo staff della società vanno gli auguri della direzione e della redazione tutta de L’Araldo.

                           
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