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La nuova scultura di piazza Matteotti: perchè non la spostiamo?
La nuova scultura di piazza Matteotti: perchè non la spostiamo?
La nuova scultura di piazza Matteotti: perchè non la spostiamo? admin
admin - venerdì, 27 gennaio, 2012
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Riceviamo e pubblichiamo

Sono trascorsi 44 anni dal dramma che, il 15 gennaio 1968, ha stravolto la Valle del Belìce! Quarantaquattro lunghissimi anni! Anche quest’anno renderò un  silenzioso omaggio d’amore a questa terra. Il 15 gennaio per molti è un ritorno al passato, per altri un ieri da dimenticare. Per chi come me ha legato in un dolce abbraccio passato, presente e futuro, gioie e dolori, sorrisi e lacrime, tutto questo è solo realtà! Una realtà amara che dovrebbe migliorare il nostro modus vivendi per andare verso un futuro sempre più incerto e pieno di ombre. A Santa margherita di Belice percorro via Duca d’Aosta celermente ed imbocco via Traina. Ecco sono arrivata! Rimango immobile, chiudo gli occhi per alcuni istanti e rivedo la grande fiuredda, che non esiste più. 

Torno alla realtà ed inizio la discesa. Percorro la stradina dei circoli e sono sulla piazza. Uno sguardo a quella che fu la chiesa Madre. Dopo decenni di abbandono è stata ristrutturata ed adibita a museo. “Museo della memoria.” Forse è per essere in sintonia con la memoria che il portone è quasi sempre chiuso! Bisogna ricordare le rare volte che è aperto. Fanno buona guardia al grande portone due vasi che nella “memoria” di qualcuno una volta contenevano delle piante. Allungo lo sguardo: la chiara  facciata di palazzo Cutò spicca nel grigiore della giornata. A fianco del palazzo i maestosi alberi del giardino impongono la loro centenaria presenza. Con lo sguardo  percorro il perimetro della piazza. Ad un tratto i miei occhi incontrano un qualcosa di metallico. La mia prima impressione è che una sorta di lamiere aggrovigliate fosse stata posta da qualcuno su di un  basamento. Mi chiedo: dove sono? forse anch’io come la piccola Dorothy di Frank Baum ho incontrato l’uomo di latta? Ma no, cosa sto a fantasticare! Mi tranquillizzo, non sono finita nel mondo del “meraviglioso mago di Oz”! Sono a Santa Margherita di Belìce! Guardo l’insieme di metallo, cerco di distinguere le forme, di ricavarne figure, espressioni, collegamenti.

Un gruppo sparuto di amici si avvicina. Chiedo notizie su quell’insieme metallico posto ad angolo della piazza. Mi dicono che è una statua posta lì per l’anniversario del sisma del ‘68.

Domanda legittima: voi sapete cosa rappresenta? Mi rispondono che neanche loro hanno le idee chiare. Guardo e riguardo  l’opera, ma provo solo confusione. Il metallo sul piedistallo mi dà una sensazione di freddo, di morte. Forse é questo il messaggio che l’artista vuole mandare? Mi chiedo: perché dalla morte non trarre un messaggio per la vita? Il sisma del ‘68 ha cancellato tutto, ha azzerato uomini e cose, ha sconvolto le vite di tutti. Ma che senso ha ricordarle con una fredda struttura metallica, posta in una altrettanto squallida piazza? A mio parere sarebbe stato molto più bello riqualificare l’antica piazza. Risentire zampillare allegramente l’acqua dalla maestosa fontana. Ristrutturare la bene augurante statua dell’Autunno. Togliere quelle orribili  panchine e sostituirle con altre, che sembrino delle vere panchine e non dei sarcofagi. Eliminare i vasi pieni di sterpaglia e sostituirli magari con  degli alberi. Insomma ridarle un aspetto più armonioso, ottocentesco. Non è questa la terra del Gattopardo?

Spinta da curiosità chiedo il costo di cotanta “opera”. Trentamila euro! Prima resto allibita, poi sbotto: con questa cifra si sarebbe potuta trasformare la piazza  in un piccolo giardino dell’Eden! Non riesco più ad aggiungere altro! Mi balenano nella mente  pensieri strani:come ha fatto il sindaco ad incontrare l’artista?la statua è stata commissionata dal sindaco oppure l’autore l’aveva già pronta? Una cosa è certa: se al sindaco Franco Santoro è piaciuta quest’opera deve avere in testa una certa confusione e non solo per l’arte. Se la statua era già pronta quando l’ha vista il sindaco, senza dubbio alcuno era stata commissionata da qualcun altro. E’ lecito un pensiero: forse qualcuno l’aveva commissionata per metterla in via dei Calderai a Palermo, luogo sicuramente più appropriato per un viluppo di metallo che non credo trasmetta alcun tipo di messaggio ai margheritesi. Chi come me ha memoria del passato, ha il dovere di portare i giovani nel futuro attraverso sani e buoni esempi. Noi, tutti testimoni di un tempo che spesso viene ricordato con nostalgia, dobbiamo condurre le future generazioni nella coscienza e conoscenza dei sacrifici di chi prima di noi ha fatto tanto.

Mi chiedo: se Giuseppe Tomasi di Lampedusa potesse vedere questo monumento cosa direbbe? Anzi cosa direbbe al sindaco? Forse lo so! Con la solita pacatezza che lo distingueva, scuotendo la testa direbbe: signor sindaco, tolga questa confusione, questa farragine che avete messo davanti la mia casa, sulla mia piazza, la piazza della mia infanzia. Se proprio non la vuol buttare, visto che è costata un bel po’ di soldi cerchi un'altra ubicazione, magari dove regna ancora il caos…che ne direbbe tra le case diroccate?

A.C.S.G.

                           
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