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Anniversario terremoto, una testimonianza da Salaparuta
Anniversario terremoto, una testimonianza da Salaparuta
Anniversario terremoto, una testimonianza da Salaparuta admin
admin - domenica, 22 gennaio, 2012
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Michelarcangelo Campanozzi (*)

Essendo io in servizio a Palermo con il grado di Tenente, quale Coordinatore di 78 Squadriglie di Carabinieri site nei territori di Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta, venni incaricato dall’allora Colonnello Carlo Alberto Dalla Chiesa di assumere il Comando del Settore Operativo in zona terremotata di Salaparuta, dove giunsi alle ore 18 circa dello stesso 14 Gennaio 1968.

Con me vi erano i pochi militari della Stazione Carabinieri e 15 militari inviati dalla Tenenza di Castelvetrano agli ordini del Brig. Nasisi, per la rotazione dei servizi di posto di blocco agli ingressi dell’abitato la cui popolazione era già fuori paese per lo più sulla via per Poggioreale.

Più tardi sopraggiunse un’auto campagnola con due carabinieri che portavano da Alcamo tre grandi ceste piene di pane fresco e che provvidero essi stessi a distribuire alla popolazione che era nelle periferie. Poi arrivò una cucina da campo dell’Esercito dislocata sul piazzale del cimitero con sufficiente provvista di latte e caffé caldi.

Verso le 23 arrivò nella piazzetta di Salaparuta, vicino al distributore di benzina, un autocarro militare con un carico di coperte che vennero distribuite alla popolazione in contrada Pietra dove venne istallata la prima tendopoli.

Nella notte arrivò anche una compagnia del Genio Militare di Palermo al Comando del Capitano Bruno, e questi dovettero poi provvedere nella mattinata del 15 gennaio alla costruzione di un grande accampamento di tende in contrada Pietra, che si trova dopo il bivio Guglia verso Alcamo. Tendopoli che dovettero costruire e ricostruire più volte avendo dovuto spostare il campo per ben tre volte di alcuni chilometri verso Alcamo, man mano che le scosse telluriche si facevano sempre più frequenti ed il panico aumentava.

Dopo questa breve panoramica del momento, continuo parlando del Dr. Mulè:-

Conoscevo il Dr. Francesco Mulè dal 1957, epoca del mio arrivo a Poggioreale col grado di Vice Brigadiere dei Carabinieri, e lo conoscevo quale medico attivo e di grande professionalità che svolgeva con solerzia la sua attività tra le popolazioni di Salaparuta e Poggioreale.

La sera del 14 gennaio 1968, quando arrivai a Salaparuta, vi trovai un Dr. Mulè trasfigurato, quasi consapevole della tragedia che stava per caderci addosso. Certo vi era già il panico per le prime scosse avvenute, ma tanta gente, compreso noi, si pensava solo che potesse trattarsi di scuotimenti e vibrazioni, sussulti che richiedevano una certa cautela e cioè allontanarsi dalle strade e dalle abitazioni per evitare la possibile caduta di massi.

In questo contesto, la sera del 14 gennaio, trovai il Dr. Mulè alle prese con la sistemazione di una ventina di anziani ricoverati in quell’Ospedaletto che si trovava alle porte dell’abitato, prima di arrivare nella zona dove ora si trova la cantina sociale di Salaparuta. Cioè quasi l’ultimo fabbricato del paese.

E mentre già le prime forti scosse avevano chiuso l’uscita da Salaparuta, separando la popolazione che si trovava “oltre”, già fuori dell’abitato, (cioè dal piazzale del Cimitero fino a metà strada verso Poggioreale), una ventina di persone di Salaparuta erano rimaste bloccate nell’interno e precisamente davanti all’Ospedaletto. Inutile parlare del panico che serpeggiava tra i presenti, un po’ perché non si poteva uscire dall’abitato, un po’ per le scosse che si susseguivano con terrificanti boati.

Fatto sta che il dott. Mulè aveva un bel da fare non tanto per incoraggiare, quanto per curare le persone che cadevano in deliquio, o svenimenti. Forse i più tranquilli erano proprio i vecchietti che sembravano rasserenati dalla presenza del dott. Mule che si affaccendava attorno a loro.

Nel momento successivo ad una fortissima scossa che aveva fatto crollare buona parte dell’Ospedaletto, il Dr. Mulè fece l’appello dei ricoverati e si accorse che ne mancava uno, quindi mi chiamò e mi disse che era necessario entrare nell’Ospedaletto crollato per cercare il vecchietto che mancava al suo appello.

Io gli feci notare che non si poteva entrare essendo tutto crollato, ma lui decisamente mi disse “dobbiamo entrare lo stesso, perché tra le rovine poteva esserci anche quell’uomo ferito”. Infatti, a tentoni e nel buio, movendoci con quelle precauzioni che potevano anche essere inutili nel caso di una nuova scossa, io ed il Dr. Mulè ci avventurammo tra le macerie dell’ospedaletto. L’intuizione del dr Mulè si rivelò fondata, ed infatti trovammo il vecchietto, che strano a dirsi, era ancora addormentato in un lettino. Non si era accorto di niente. Venne svegliato dal Dr. Mulè ed accompagnato fuori appena in tempo. Poi un’altra scossa, la più violenta, durata come dissero poi, un minuto e 15 secondi,  distrusse tutto, crollo definitivamente l’Ospedaletto, e crollò tutto l’abitato di Salaparuta.

A questo punto, tra le urla di disperazione e panico, fervevano le attività febbrili della popolazione rimasta intrappolata all’interno del centro di Salaparuta per cercare di aprire un varco e uscire verso lo spiazzo del Cimitero. Tra quelle persone ricordo che c’era l’assessore Lupo. Questa volta dissi io al Dr. Mulè, ed ai due carabinieri che erano rimasti con me, dopo la distribuzione del pane che avevano portato da Alcamo,  che dovevamo entrare nell’abitato alla ricerca di persone rimaste tra le macerie.

Così ci avviammo a piedi verso il centro dell’abitato che era già un ammasso di rovine. Non vi era più pietra sopra pietra, come suol dirsi, ma ad un certo punto, tra una scossa e l’altra, udimmo delle grida e dei lamenti provenienti dall’alto dei cumuli di macerie. Il Dr. Mulè ci indicò una direzione e ci incamminammo fino ad arrivare ad un ripiano dove trovammo la famiglia di Mons. Paolo Caronna, formata da un uomo e due donne, mentre il Sacerdote si trovava in un vano superiore già semicrollato. Raggiuntolo, con i  due carabinieri lo portammo al piano sottostante dove il Dr.Mulè poté visitarlo assicurando i familiari che non aveva subìto gravi lesioni, ma occorreva comunque trasportarlo fino all’ingresso del paese fuori da ulteriore pericolo. E così Mons. Caronna venne trasportato, accovaccianto in una delle grosse ceste con le quali i carabinieri avevano portato il pane da Alcamo.

Arrivati al piazzale del cimitero il dott. Mulè si mise con fervore a continuare l’opera medica curando tutte le persone che svenivano dall’emozione, e si può dire che era sempre con una siringa in mano perché tanti non reggevano al panico e cadevano in deliquio o svenimento.

Il mattino successivo, mentre noi carabinieri rimanemmo sul posto, nel piazzale del Cimitero, dove in seguito vennero issate delle tende, il Dr. Mulè seguiva la popolazione al piano di Cento e poi ad Alcamo dove continuò a prestare la sua opera.

Per non dilungarmi ho voluto riferire solo le prove di dedizione del Dr. Mulè, il quale oltre ogni dovere si sottopose al rischio dell’entrata nell’Ospedale pericolante e poi crollato, ed al fatto di essersi esposto ad un serio pericolo entrando nell’abitato distrutto, mentre le scosse si susseguivano quasi ogni 5 minuti.

Egli poteva anche rifiutarsi a causa di una certezza di pericolo che andava al di là dei suoi doveri di medico.

La figura di questo medico, per la sua persona che già conoscevo, e per quella dedizione a sacrificarsi in un momento di così tanto pericolo e senza pensare che a Poggioreale vi erano i suoi parenti che potevano avere bisogno della sua opera, mi spinge a segnalarlo come alto esempio di altruismo e senso civico, oltre che di coraggio, degno di essere ricordato come la personalità più impegnata ed illustre anche per l’attività successivamente resa nelle tendopoli e nelle baracche.

E qui, per lo stesso Poggioreale, mi viene d’obbligo di segnalare la presenza attiva e rassicurante del Dr. Giovanni Selvaggio, Ufficiale Sanitario di Poggioreale. Il quale pur già in età avanzata, e lui stesso gravemente ammalato, per tutta la notte del 14 gennaio e l’indomani, si è prodigato, sul tratto di strada da Poggioreale verso Salaparuta, per i suoi concittadini di Poggioreale. Sempre attivo dove vi era la necessità del suo intervento, ma non posso specificare nel dettaglio i suoi interventi avvenuti in Poggioreale. A tal proposito invito altri a descrivere l’attività di questo Medico premuroso e benemerito, che l’indomani all’alba vidi in colloquio col Colonnello Carlo Alberto dalla Chiesa, insieme col Sindaco Giovanni Maniscalco e col Funzionario di Prefettura Dott. Peri.

(*) Generale di Brigata dei Carabinieri in congedo

                           
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