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S. Margherita: iniziativa del sindaco per aggiustare l'orologio del Palazzo del Gattopardo
S. Margherita: iniziativa del sindaco per aggiustare l'orologio del Palazzo del Gattopardo
S. Margherita: iniziativa del sindaco per aggiustare l'orologio del Palazzo del Gattopardo admin
admin - lunedì, 31 ottobre, 2011
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Hanno fatto “breccia” ed iniziano ad essere recepite dall’Amministrazione comunale di Santa Margherita di Belìce le critiche costruttive e le “raffinate provocazioni” manifestate da un gruppo di cittadini margheritesi. Lo scorso 8 ottobre, passeggiando per piazza Matteotti, Onorio Abruzzo, Nicola Augello, Francesco Ciaccio, Antonio Gallucci, Giuseppe Gallucci, Roberto Marino, Pasquale Morreale e lo scrivente hanno avuto modo di constatare lo scenario poco  decoroso della storica piazza. Un luogo che aspira a diventare il “salotto” e il cuore della vita sociale della città del Gattopardo. Nel corso della passeggiata, il gruppo di cittadini margheritesi si sono “imbattuti” in panchine spostate, bucce di melone giallo disseminate a terra, sporcizia, piante rinsecchite e secche poste all’ingresso del Museo della Memoria (dove manca la targhetta con gli orari di apertura), cubo di cemento destinato a piedistallo di una nuova statua in ferro, e l’orologio del Palazzo di Città, inesorabilmente con le lancette ferme segnatamente alle 6,40. Attraverso un articolo pubblicato sul sito de “L’Araldo” questo scenario non proprio idilliaco è stato evidenziato. E qualcosa si è mosso. L’Amministrazione comunale si è destata dall’atavico torpore e si è attivata, quanto meno, per “dari la corda a lu roggiu” del Palazzo Filangeri di Cutò, sede del Comune e del Parco del Gattopardo. Venerdì, 28 ottobre, intorno alle 16,30, con l’utilizzo di una gru munita di cestello alcuni operai sono intervenuti per cercare di sbloccare i meccanismi dell’orologio. Un intervento, in concomitanza anche con la Sagra del ficodindia, mirato a dare un aspetto  migliore alla facciata del Palazzo del Gattopardo. 

Malgrado l’intervento di “sbloccaggio” però l’orologio non ne ha voluto sapere di ripartire. Dopo tutto il tempo che è stato bloccato evidentemente si sarà “aggrippato” di brutto. Gli amministratori però non demordono e non vogliono assolutamente “perdere altro tempo”. Si sono attivati per spedire le schede, che fanno ripartire il congegno meccanico dell’orologio, ad  una ditta specializzata che dovrà ripararle. Il tempestivo intervento dell’Amministrazione comunale dimostra come, una volta tanto, è utile e positivo prendere in considerazione le segnalazioni costruttive di attenti cittadini.

A questo punto è auspicabile che la piccola “breccia” aperta nel “muro” dell’arroccamento e della chiusura manifestata dal sindaco Francesco Santoro e dalla sua giunta, verso le proposte e le segnalazioni provenienti da coloro che la pensano in maniera diversa sul modo di amministrare, porti ad altri “squarci” di “ravvedimento operoso”.

Ad esempio si potrebbe iniziare dal compiere una attenta riflessione sull’utilità e sull’opportunità di collocare nella suggestiva Piazza Matteotti, cuore del centro storico margheritese, una statua moderna, in acciaio a specchio, alta 5 metri e dal costo di circa 30 mila euro. Una attenta riflessione che dovrebbe tenere conto del periodo di crisi economica in atto a Santa Margherita di Belìce e del fatto che molte statue e opere d’arte del paese del Gattopardo versano in uno stato di assoluto abbandono. Al posto della nuova, moderna e costosa statua, commissionata e voluta dal primo cittadino margheritese, che dovrebbe rappresentare il simbolo della memoria storica, si potrebbe valutare l’ipotesi di ricollocare nella piazza la statua dell’Autunno. L’antica statua, attualmente posta all’interno della Villa Comunale, che fino al 1861  era collocata nella piazza del municipio e che per quella presenza fu chiamata “Lu chianu di lu pupu”. Oppure, per risparmiare 30 mila euro, l’Amministrazione comunale potrebbe, per esempio, affidare a muratori e carpentieri locali il compito di realizzare una scultura utilizzando le pietre, i sassi e “li chiappetti” dei ruderi degli antichi quartieri di San Vito e San Calogero distrutti, come il resto del paese, dal tragico terremoto del 15 gennaio 1968. Quale migliore esempio per rappresentare la memoria storica del popolo margheritese? Allora si che si potrebbe davvero parlare di simbolo della memoria e di “pietre vive”, quelle dei ruderi, rappresentanti la vita sociale e il destino, felice e infausto, del popolo di Santa Margherita di Belìce. A questo punto, confidiamo e auspichiamo che queste proposte, che noi reputiamo costruttive, vengano quanto meno vagliate dal sindaco Francesco Santoro, dai componenti dell’Amministrazione e dai consiglieri comunali. E se è il caso sentire l’opinione della cittadinanza margheritese sull’opportunità o meno di acquistare e collocare una statua moderna, in acciaio a specchio, nel cuore di Piazza Matteotti.  

                           
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